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Tradizioni e Cultura a Scanno
Foto d'epoca: Donne in costume alla fontana della Piazza Vecchia
Le tradizioni popolari di Scanno, nate in paese o derivate da zone con le quali si avevano rapporti di lavoro o di commercio, sono tutte plasmate alle esigenze della collettività e hanno, tutte, un'evidente legame con l'economia e l'industria preminente, quella pastorale. E' così, ad esempio, per i Canti di questua, che erano soltanto due e avevano come protagonisti i bambini al di sotto dei dieci anni. Il primo di questi era una sorta di girotondo nel quale si prometteva alla "signora" (la moglie del proprietario del gregge presso cui lavoravano i genitori) un bel mazzo di verdura fresca, a patto che fosse la destinataria a condirla con olio e sale. Il secondo era invece un canto augurale che la sera dell'ultimo giorno dell'anno risuonava dietro gli usci di quasi tutte le abitazioni del paese. I giovani questuanti, dopo aver augurato "mille pècure fijjete" ("mille pecore partorite"), "nu munne de chestrete" ("un mondo di castrati") e tante altre belle cose, tutte inerenti l'attività pastorale, gridavano l'augurio più atteso: "che pozza scè ju patrone cavaliere" ("che il padrone possa essere nominato cavaliere"). E la richiesta dei doni era precisa e inequivocabile: "dita" di salsicce a diecine, fette di prosciutto non troppo sottili, un paio di salami, un caciocavallo e, immancabile, una stagionata "rota" di cacio.E quello che era più stupefacente, è che le richieste erano sempre esaudite. O quasi. "Bonnì, bonnì, bonn'anne / la bona strema ch'è capedanne" ("buonnì, buonnì, buonanno - la buona strenna ch'è capodanno"). Ai canti di questua, riservati, come abbiamo visto, ai giovanissimi, rispondeva, nella magica notte di San Silvestro, la Serenata dei Fiori, il romantico canto d'amore che gli innamorati, tramite la voce di un tenore bene addestrato, facevano risuonare sotto le finestre delle promesse spose, rinnovando l'impegno sugellato il giorno di Sant'Eustachio, il Santo protettore. La serenata dei fiori, durante le feste di Natale, era stata preceduta dal dono, da parte dei parenti dello sposo, di un paio di orecchini antichi di famiglia, di un anello d'oro di particolare fattura, di una cassettina di legno pregiato intarsiata a mano piena di torroni e torroncini e, ultimo ma attesissimo, di un mazzettino di fiori in argento che nascondeva, in una teca incastrata tra le foglioline, un batuffolo di ovatta impregnata di soave e galeotto profumo. Ed era naturale che tutti questi doni venissero contraccambiati con altrettanta dovizia e,diciamolo pure, con malcelata ostentazione, dai genitori della sposina la quale, da parte sua, aveva saputo fingere meraviglia e sorpresa per ogni regalo ricevuto. Si assisteva così, nell'ultima settimana dell'anno, a un andirivieni di canestri pieni di ogni bendidio mentre dai forni salivano profumi deliziosi."Ti offro questo fiore / in pegno del mio amore." Quel canto raggiungeva, struggente, il promesso sposo che in un "casone" della pianura pugliese cullava la sua malinconia. Qualche giorno prima di partire per la Puglia e affrontare il tratturo, il giovane pastore "portava" alla sua ragazza, cantandola di persona o facendola cantare da un intonato e disponibile menestrello, la serenata del distacco: la Spartenza. Era un canto accorato e triste che non cedeva alla rassegnazione ma che riponeva, nella mestizia dei suoi versi, la più grande fiducia nell'amore e nell'affetto reciproco."De bonasera tante te ne merdie / pe' quande so' le pecura che guarde" ("Di buonasera tante te ne meriti / per quante sono le pecore che guardo"). E continuava con profferte d'amore sempre più affettuose fino a chiudere con una esortazione che sapeva di certezza e di augurio: "Fatte curagge, amore, fatte curagge, / ca' la vernata passa e arreva magge" ("Fatti coraggio, amore fatti coraggio / che l'invernata passa e arriva maggio", il mese in cui potremo finalmente riabbracciarci e coronare i nostri sogni d'amore). A tanta serenata, la fidanzatina rispondeva con regali sostanziosi, indispensabili per affrontare nel miglior modo possibile le fatiche della transumanza e faceva caricare sul mulo del suo ragazzo pacchi di "ferratelle" (pizzelle ai ferri), sacchetti di saporiti "turcinielli" (pasta di pane condita con sale e pepe e fritta nella padella a striscioline attorcinate) e montagne di biscotti e ciambelle. Alla malinconia della serenata del distacco faceva riscontro, nell'estate successiva, la gioiosa e prevedibile Penesella, il canto augurale che la sera delle nozze gli amici degli sposi cantavano, alternandosi nel gravoso impegno di stonare il meno possibile, sotto la finestra della camera da letto dei due piccioncini. E le allusioni e gli ammiccamenti volteggiavano pesanti, sostenuti da complici, anche se ignari, fiaschi di vino. Nella seconda metà del secolo scorso, con la scomparsa della pastorizia, i canti di cui abbiamo detto sono svaniti nel nulla come risucchiati dal vortice implacabile del tempo. Chi ha resistito è la "Serenata delle chezette" ("la serenata delle calzette") una sorta di canto di questua ridanciano che mutua le sue origini, rinvigorendone la sfrontatezza nelle richieste dei doni, dalla Bona strema di Capodanno, tanto cara ai bambini. La sera della vigilia della Befana, il cinque di gennaio, nugoli di giovani muniti di strumenti musicali, i più strampalati, si portano sotto le finestre della maggior parte delle ragazze del paese e cantano, cantano, cantano fino a ottenere la promessa di abbondanti e succulente cibarie. Il giorno successivo i cantori vanno a raccogliere i frutti di tanta semina presso le abitazioni delle damigelle cui era stata fatta la serenata e, in capo a due giorni, tutti insieme, questuanti e donatrici, si recano in una trattoria a mangiare in compagnia. tratto da: Scanno, Guida storico-artistica alla città e dintorni - Edizioni Carsa - Pescara 2001 |
| La Casa | |
| Lo Stazzo | |
| La Cucina | |
| La lavorazione della lana (filatura) | |
| La tintoria (coloritura panni di lana) | |
| Il Museo della Lana di Scanno | |
| La lavorazione di merletti al tombolo (vedi anche riquadro in calce) | |
| La lavorazione dell'argento e dell'oro filigranato | |
| La lavorazione del rame |
| Termini Dialettali: piccolo glossario del dialetto di Scanno |

Il costume di Scanno è servito a storici e storiografi per ricercare le antiche origini del popolo scannese.
Il costume, indossato ormai dalle donne la cui età va dai 55 anni in su, si
presenta così. Il copricapo è formato da un maccaturo,
un panno di lana di vario colore a forma quadrata che piegato trasversalmente
viene avvolto attorno al capo e tenuto da un nodo fato dietro il collo in modo
da lasciar cadere due code sulle spalle.
Sotto questo maccaturo vi è un altro panno di colore bianco a forma
triangolare che viene detto strapizzo,
esso viene avvolto ed annodato attorno al capo in modo da assicurare stabilità
alle trecce.
Le trecce sono formate dai lacci, cordoni che si avvolgono attorno ai capelli in precedenza divisi dal davanti fino all’occipite in due parti uguali.
La gonna che viene detta casacca, è generalmente di panno verde cupo tessuto in casa con fitte trije (pieghe) nel dietro e nei fianchi – liscia nel davanti – raccolte e congiunte da un pezzo di panno a foggia di toga senza maniche.
Nel davanti del petto viene abbottonata con tre ganci di ottone detti grappe ed un quarto assicura la gonna a sinistra all’ altezza del fianco sinistro. Tutto attorno corre la pedera, una pedana di panno di color scarlatto alta 7-8 cm. Al lato destro è cucita una ampia tasca detta scarsella.
Sopra la gonna viene indossata la mantera, un grosso grembiule di cotone di vario colore largo oltre due metri. La mantera ha due aperture laterali dette carofacce che servono per poter mettere le mani sotto il grembiule.
Il cappelitto è una specie di turbante che anche oggi viene indossato nei giorni festivi in sostituzione del maccaruto.
Il giubetto detto commodine è fatto con panno nero. Ha le maniche lunghe strettissime ai polsi, pieghettate e alle spalle larghissime a mo’ di calzoni alla zuava.
E’ aderente alla vita ed è abbottonato in modo strano. Il seno viene chiuso in due rigonfiamenti e tenuto in alto perché al di sotto vi è una fila di ganci.
courtesy
by:
http://digilander.iol.it/aroundscanno/home.htm
L'Antico corredo dotale e le NozzeLe nozze, che si celebravano a Scanno nei secoli scorsi, oggi sono dominio della tradizione salvo alcuni usi che, modificati, si ripetono ancora.
In questo paese dove gli uomini, in massima parte, portavano gli armenti a
svernare in Puglia, i matrimoni si celebravano nei mesi estivi, permanenza dei
pastori sui nostri monti Il giorno fissato i parenti dell’uno e dell’altro sposo si riunivano nelle rispettive case da dove muovevano alla volta della chiesa in due cortei. Dopo il rito religioso si componeva un unico catenaccio (corteo nuziale) per recarsi alla casa maritale. Quando il corteo giungeva a destinazione si faceva la sciarra: la madre dello sposo gettava dalla finestra della casa confetti, dolci, noci e monete. Terminata la festa, licenziandosi dalla sposa venivano offerti ad essa i regali nuziali: gioie o monete. A notte fonda gli amici si radunavano sotto la finestra dei novelli sposi ed accompagnandosi con il violino intonavano alcune canzoni: era la classica serenata. courtesy
by:
http://digilander.iol.it/aroundscanno/home.htm Il Corteo Nuziale detto "il Catenaccio" (Ju Catenacce)
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La nascita del merletto
La
nascita del merletto si perde nella notte dei tempi, le sue origini, forse, si
possono far risalire alle "sfilature", ossia ai tentativi di sfilare
appunto, la tela per renderla più trasparente e dare movimento al tessuto.
Gli
strumenti La
parte inferiore è di proporzioni più grandi in modo tale che i "mezzerielli"
possano meglio aderire alle dita della mano e permettere il ritmico, continuo e
leggiadro incrociarsi delle coppie dei fuselli dai quali vengono fuori i
graziosi e preziosi merletti di Scanno. Quest'ultimo
inserito nella lavorazione della fascetta a punto tela crea, sul fondo di
cotone, un delicato rilievo che conferisce al merletto un effetto particolare
luminoso (fettuccia lustra).
courtesy by: http://www.merlettiericami.it/comuni/scanno.htm un altro sito dedicato all'Arte del merletto al Tombolo:
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Il Premio Scanno (vedi approfondimenti) | |
Presentazione del Libro: "La Presentosa" di G.Ciutti | |
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Il Premio Scanno (la storia...)XXXIII Edizione Premio Scanno - 16-17-18 Settembre 2005 XXXII Edizione Premio Scanno - 17-19 Settembre 2004 Dal 1975 Scanno per iniziativa di Riccardo Tanturri, è divenuta la sede di un importante premio letterario denominato "Premio Scanno". A garanzia della continuità del premio, Tanturri, ideatore e principale animatore e regista di ogni edizione, ha creato nel 1986 una Fondazione che da sempre persegue l'obiettivo di sostenere e valorizzare gli studi e le produzioni nei più svariati campi: letteratura, narrativa, giornalismo, economia, sociologia, ecologia, critica d'arte, diritto, diritto dell'economia, relazioni industriali, informatica, innovazione tecnologica, medicina, alimentazione e tradizioni popolari. Dall'anno 2002 il Premio, che solitamente si svolge nel mese di giugno, è stato spostato in settembre anche per rispetto della memoria del Suo fondatore Riccardo Tanturri, scomparso nel dicembre 2001. Il Programma dell'evento viene pubblicato ogni anno (dal 2002) anche sulle pagine di questo stesso sito web (vedi sezioni dedicate). SEGRETERIA: Contatti Ufficio Stampa:
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Il Museo della Lana (vedi approfondimenti)Sala del Museo della Lana Il Museo della Lana è un "museo di identità" di un paese (Scanno) e di una valle (la Valle del Sagittario) che ricostruisce la cultura pastorale dell'Abruzzo attraverso gli utensili, le immagini dei santi, gli interni delle case.Il museo ricostruisce le antiche lavorazioni della lana, pelli, formaggi, cartapecora e raccoglie i documenti della storia delle famiglie e del lavoro delle comunità che hanno abitato la Valle del Sagittario.La prima mostra del museo (risalente al 1996) è intitolata: La vita quotidiana a Scanno 1880-1930.Gli utensili sono disposti in tre scene: il lavoro, la casa, la religione.Il Museo è una banca dati con le fotografie storiche della Valle del Sagittario e della Regione.È un punto d'incontro per i produttori di lana e moda. Realizza la sezione della cultura materiale dei musei abruzzesi.Il Museo è stato progettato con una avanzata teoria di comunicazione, di didattica della storia e di cultura materiale da Michele Rak dell'Università di Siena e realizzato dal centro di Studi per l'immagine dell'Abruzzo.courtesy by: http://www.stelnet.com/citta/scanno/
Museo della
Lana,
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Le immagini del Costume di Scanno in mostra all'UNESCO
del fotografo: Claudio Marcozzi
Programma:
406Kb
Parigi, 29 Agosto 2005
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Provincia de L'Aquila
Regione Abruzzo
Lago di Scanno - Bandiera Blu Fee Italia dal 2004 al 2007
Investire nel cuore d'Italia
Tipiche Case Scannesi
Scanno in primavera
Lo Stazzo - ambiente d'altri tempi
L'Orso a Scanno
La Montagna
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Suoni e Colori di Scanno
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Previsioni Meteo
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Agenzia Regionale Tutela Ambiente
ARSSA
Osservatorio Regionale della Montagna Abruzzese
Regione Abruzzo per l'Ambiente
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