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Tradizioni e Cultura a Scanno

Foto d'epoca: Donne in costume alla fontana della Piazza Vecchia

 

 

 

"Le Tradizioni Popolari"

di Marco Notarmuzi

Le tradizioni popolari di Scanno, nate in paese o derivate da zone con le quali si avevano rapporti di lavoro o di commercio, sono tutte plasmate alle esigenze della collettività e hanno, tutte, un'evidente legame con l'economia e l'industria preminente, quella pastorale.

E' così, ad esempio, per i Canti di questua, che erano soltanto due e avevano come protagonisti i bambini al di sotto dei dieci anni. Il primo di questi era una sorta di girotondo nel quale si prometteva alla "signora" (la moglie del proprietario del gregge presso cui lavoravano i genitori) un bel mazzo di verdura fresca, a patto che fosse la destinataria a condirla con olio e sale. Il secondo era invece un canto augurale che la sera dell'ultimo giorno dell'anno risuonava dietro gli usci di quasi tutte le abitazioni del paese.

I giovani questuanti, dopo aver augurato "mille pècure fijjete" ("mille pecore partorite"), "nu munne de chestrete" ("un mondo di castrati") e tante altre belle cose, tutte inerenti l'attività pastorale, gridavano l'augurio più atteso: "che pozza scè ju patrone cavaliere" ("che il padrone possa essere nominato cavaliere"). E la richiesta dei doni era precisa e inequivocabile: "dita" di salsicce a diecine, fette di prosciutto non troppo sottili, un paio di salami, un caciocavallo e, immancabile, una stagionata "rota" di cacio.E quello che era più stupefacente, è che le richieste erano sempre esaudite. O quasi. "Bonnì, bonnì, bonn'anne / la bona strema ch'è capedanne" ("buonnì, buonnì, buonanno - la buona strenna ch'è capodanno"). Ai canti di questua, riservati, come abbiamo visto, ai giovanissimi, rispondeva, nella magica notte di San Silvestro, la Serenata dei Fiori, il romantico canto d'amore che gli innamorati, tramite la voce di un tenore bene addestrato, facevano risuonare sotto le finestre delle promesse spose, rinnovando l'impegno sugellato il giorno di Sant'Eustachio, il Santo protettore.

La serenata dei fiori, durante le feste di Natale, era stata preceduta dal dono, da parte dei parenti dello sposo, di un paio di orecchini antichi di famiglia, di un anello d'oro di particolare fattura, di una cassettina di legno pregiato intarsiata a mano piena di torroni e torroncini e, ultimo ma attesissimo, di un mazzettino di fiori in argento che nascondeva, in una teca incastrata tra le foglioline, un batuffolo di ovatta impregnata di soave e galeotto profumo. Ed era naturale che tutti questi doni venissero contraccambiati con altrettanta dovizia e,diciamolo pure, con malcelata ostentazione, dai genitori della sposina la quale, da parte sua, aveva saputo fingere meraviglia e sorpresa per ogni regalo ricevuto. Si assisteva così, nell'ultima settimana dell'anno, a un andirivieni di canestri pieni di ogni bendidio mentre dai forni salivano profumi deliziosi."Ti offro questo fiore / in pegno del mio amore."

Quel canto raggiungeva, struggente, il promesso sposo che in un "casone" della pianura pugliese cullava la sua malinconia. Qualche giorno prima di partire per la Puglia e affrontare il tratturo, il giovane pastore "portava" alla sua ragazza, cantandola di persona o facendola cantare da un intonato e disponibile menestrello, la serenata del distacco: la Spartenza. Era un canto accorato e triste che non cedeva alla rassegnazione ma che riponeva, nella mestizia dei suoi versi, la più grande fiducia nell'amore e nell'affetto reciproco."De bonasera tante te ne merdie / pe' quande so' le pecura che guarde" ("Di buonasera tante te ne meriti / per quante sono le pecore che guardo"). E continuava con profferte d'amore sempre più affettuose fino a chiudere con una esortazione che sapeva di certezza e di augurio: "Fatte curagge, amore, fatte curagge, / ca' la vernata passa e arreva magge" ("Fatti coraggio, amore fatti coraggio / che l'invernata passa e arriva maggio", il mese in cui potremo finalmente riabbracciarci e coronare i nostri sogni d'amore).

A tanta serenata, la fidanzatina rispondeva con regali sostanziosi, indispensabili per affrontare nel miglior modo possibile le fatiche della transumanza e faceva caricare sul mulo del suo ragazzo pacchi di "ferratelle" (pizzelle ai ferri), sacchetti di saporiti "turcinielli" (pasta di pane condita con sale e pepe e fritta nella padella a striscioline attorcinate) e montagne di biscotti e ciambelle. Alla malinconia della serenata del distacco faceva riscontro, nell'estate successiva, la gioiosa e prevedibile Penesella, il canto augurale che la sera delle nozze gli amici degli sposi cantavano, alternandosi nel gravoso impegno di stonare il meno possibile, sotto la finestra della camera da letto dei due piccioncini.

E le allusioni e gli ammiccamenti volteggiavano pesanti, sostenuti da complici, anche se ignari, fiaschi di vino. Nella seconda metà del secolo scorso, con la scomparsa della pastorizia, i canti di cui abbiamo detto sono svaniti nel nulla come risucchiati dal vortice implacabile del tempo. Chi ha resistito è la "Serenata delle chezette" ("la serenata delle calzette") una sorta di canto di questua ridanciano che mutua le sue origini, rinvigorendone la sfrontatezza nelle richieste dei doni, dalla Bona strema di Capodanno, tanto cara ai bambini. La sera della vigilia della Befana, il cinque di gennaio, nugoli di giovani muniti di strumenti musicali, i più strampalati, si portano sotto le finestre della maggior parte delle ragazze del paese e cantano, cantano, cantano fino a ottenere la promessa di abbondanti e succulente cibarie. Il giorno successivo i cantori vanno a raccogliere i frutti di tanta semina presso le abitazioni delle damigelle cui era stata fatta la serenata e, in capo a due giorni, tutti insieme, questuanti e donatrici, si recano in una trattoria a mangiare in compagnia.

tratto da: Scanno, Guida storico-artistica alla città e dintorni - Edizioni Carsa - Pescara 2001 

 

i cantori delle Chezette

 

 

Usi e costumi locali: antiche tradizioni e feste religiose

l'antico costume femminile di Scanno

 

 

bullet Il Costume femminile di Scanno
bullet Il Costume muliebre: notizie storiche - Galleria Immagini (approfondimenti)
bulletL'antico corredo dotale (vedi riquadro in calce)
bulletIl Capo d'anno
bulletLe Chezette (notte antecedente l'Epifania - 5 gennaio) 
bulletLa Festa di Sant'Antonio Abate (S.Antonio Barone - 17 gennaio - sagne con la ricotta)
bulletI Sepolcri (nella processione del Corpus Domini) - la processione degli Incappucciati
bulletLe Tovaglie alle Croci
bulletFesta della Madonna del Lago e il mese Mariano (30 aprile e per tutto il mese di maggio)
bulletLa Festa di Sant'Antonio da Padova (processione dei muli e delle travi - 13 giugno)
bulletLa Festa della Madonna delle Grazie (2 luglio)
bullet La Festa delle Madonna del Carmine (16 luglio)
bulletSan Gerardo (dal 9 al 12 agosto - pellegrinaggio)
bulletSan Lorenzo (località Iovana - 10 agosto)
bullet Le Nozze con il corteo nuziale detto "il Catenaccio" (14-15 agosto)
bullet Santo Patrono : Sant'Eustachio (20 settembre)
bullet San Francesco (4 ottobre)
bulletLe Glorie di San Martino (notte fra il 10 e l'11 novembre)
bulletIl Presepe vivente (durante le feste natalizie)
bulletSant'Antonio Abate (detto Barone) - 17 gennaio - Sagne con la ricotta

 

la statua della "Donna Scannese"

 

bulletLa Casa
bulletLo Stazzo
bulletLa Cucina
bulletLa lavorazione della lana (filatura)
bulletLa tintoria (coloritura panni di lana)
bullet Il Museo della Lana di Scanno
bullet La lavorazione di merletti al tombolo (vedi anche riquadro in calce)
bullet La lavorazione dell'argento e dell'oro filigranato
bulletLa lavorazione del rame

 

 

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Curiosità di Scanno

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Suoni e Colori di Scanno

bulletTermini Dialettali: piccolo glossario del dialetto di Scanno

 

 

 

Il Costume Femminile di Scanno (vedi approfondimenti)

Il costume di Scanno è servito a storici e storiografi per ricercare le antiche origini del popolo scannese.


Il costume, indossato ormai dalle donne la cui età va dai 55 anni in su, si presenta così. Il copricapo è formato da un
maccaturo, un panno di lana di vario colore a forma quadrata che piegato trasversalmente viene avvolto attorno al capo e tenuto da un nodo fato dietro il collo in modo da lasciar cadere due code sulle spalle. 


Sotto questo
maccaturo vi è un altro panno di colore bianco a forma triangolare che viene detto strapizzo, esso viene avvolto ed annodato attorno al capo in modo da assicurare stabilità alle trecce.

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Le trecce sono formate dai lacci, cordoni che si avvolgono attorno ai capelli in precedenza divisi dal davanti fino all’occipite in due parti uguali.

La gonna che viene detta casacca, è generalmente di panno verde cupo tessuto in casa con fitte trije (pieghe) nel dietro e nei fianchi – liscia nel davanti – raccolte e congiunte da un pezzo di panno a foggia di toga senza maniche.

Nel davanti del petto viene abbottonata con tre ganci di ottone detti grappe ed un quarto assicura la gonna a sinistra all’ altezza del fianco sinistro. Tutto attorno corre la pedera, una pedana di panno di color scarlatto alta 7-8 cm. Al lato destro è cucita una ampia tasca detta scarsella.

Sopra la gonna viene indossata la mantera, un grosso grembiule di cotone di vario colore largo oltre due metri. La mantera ha due aperture laterali dette carofacce che servono per poter mettere le mani sotto il grembiule.

Il cappelitto è una specie di turbante che anche oggi viene indossato nei giorni festivi in sostituzione del maccaruto.

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Il giubetto detto commodine è fatto con panno nero. Ha le maniche lunghe strettissime ai polsi, pieghettate e alle spalle larghissime a mo’ di calzoni alla zuava.

E’ aderente alla vita ed è abbottonato in modo strano. Il seno viene chiuso in due rigonfiamenti e tenuto in alto perché al di sotto vi è una fila di ganci.

courtesy by: http://digilander.iol.it/aroundscanno/home.htm

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L'Antico corredo dotale e le Nozze

Le nozze, che si celebravano a Scanno nei secoli scorsi, oggi sono dominio della tradizione salvo alcuni usi che, modificati, si ripetono ancora.

In questo paese dove gli uomini, in massima parte, portavano gli armenti a svernare in Puglia, i matrimoni si celebravano nei mesi estivi, permanenza dei pastori sui nostri monti.

Il giorno fissato i parenti dell’uno e dell’altro sposo si riunivano nelle rispettive case da dove muovevano alla volta della chiesa in due cortei.

Dopo il rito religioso si componeva un unico catenaccio (corteo nuziale) per recarsi alla casa maritale.

Quando il corteo giungeva a destinazione si faceva la sciarra: la madre dello sposo gettava dalla finestra della casa confetti, dolci, noci e monete.

Terminata la festa, licenziandosi dalla sposa venivano offerti ad essa i regali nuziali: gioie o monete.

A notte fonda gli amici si radunavano sotto la finestra dei novelli sposi ed accompagnandosi con il violino intonavano alcune canzoni: era la classica serenata.

courtesy by: http://digilander.iol.it/aroundscanno/home.htm

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Il Corteo Nuziale detto "il Catenaccio" (Ju Catenacce)

 

 

La nascita del merletto

La nascita del merletto si perde nella notte dei tempi, le sue origini, forse, si possono far risalire alle "sfilature", ossia ai tentativi di sfilare appunto, la tela per renderla più trasparente e dare movimento al tessuto.
In seguito, già dal XV secolo, questa tecnica viene perfezionata e arricchita sia nel disegno che nella finezza dell'esecuzione, fino ad arrivare, a Venezia, al merletto vero e proprio eseguito interamente ad ago senza più l'appoggio del tessuto. Non si è in grado di stabilire né il luogo né l'epoca in cui, successivamente, si afferma il merletto a fuselli. Il suo aspetto popolare, in netto contrasto con l'aristocratica trina veneziana, si diffonde in tutta la nostra penisola ed il fusello assume una fisionomia ed un nome diverso in ogni regione.
Quando sia giunto sino a noi è motivo di pareri contrastanti; alcuni ritengono che fu importato dai veneziani, che sbarcavano nei nostri porti e frequentavano le fiere della nostra regione, per acquistare tessuti di lana e pelli conciate; altri asseriscono sia dovuto all'influenza di paesi limitrofi.
Comunque, quale sia l'origine, la lavorazione del merletto da noi si afferma più che altrove, soprattutto per ragioni ambientali e psicologiche.
Il lungo periodo invernale permetteva alle nostre antenate di dedicare il loro tempo, la loro cura e la loro fantasia all'arte del lavoro a tombolo.
Non è mai stato censito il numero delle operatrici scannesi, ed anche se prima degli anni '60, quando nasce la scuola Figlie di Maria Ausiliatrice, non è mai esistita una scuola ufficiale dove imparare questa nobile arte, in via ufficiosa esse era viva, florida ed efficiente.
Nelle cucine, nelle strade o nelle "cimmose" (scalinata davanti l'uscio) si sentiva il cinguettio dei "mezzerielli" che leggiadri si incrociavano e si torcevano nel realizzare il pizzo.
Le maestre, donne creative, intelligenti, con elevato senso artistico e raffinato gusto, erano solite, quando non troppo gelose dei loro "punti", mettere a disposizione delle più giovani la loro opera, dietro compenso o scambio di lavori, per confezionare applicazioni per lenzuola, asciugamani e quanto occorrente per il corredo dotale o per creare una "bella scolla" da sfoggiare nei giorni di festa con il proprio costume.
Come accennato, nella metà degli anni '60, per merito di suor Maria Vecchio, nasce a Scanno la scuola Figlie di Maria Ausiliatrice che introduce una nuova tradizione del lavoro a tombolo. Essa ha curato nell'insegnamento l'esecuzione tecnica dei fondi di lavorazione: punto tela, punto rete, mezzo punto, perfetto sincronismo delle curve, filetti e soprattutto il disegno, grazie alle nuove tecniche a disposizione; questo insegnamento ha permesso di avere, ai giorni nostri, valenti ed esperte operatrici del merletto a tombolo che hanno ripreso un'arte ormai nota solo alle donne più anziane, ha inoltre insegnato loro, la lavorazione del Cantù, nuovi disegni floreali che ricordano l'Antico Milano.

Gli strumenti
Il cuscino è da sempre confezionato a mano con materie prime povere, come la paglia o il crino; questi vengono pressati dentro un sacchetto di cotone, al quale, tramite cuciture alle due estremità, viene data una forma cilindrica.
Le signore più anziane ed esperte sono solite, nel lavorare il tombolo, appoggiarlo allo schienale di una sedia, meglio conosciuta da noi, come la "sedia bassa", mentre attualmente le più giovani usano poggiarlo su due cavalletti. I Mezzarielli o Fuselli sono bastoncini ricavati dal legno di acero, lavorati a mano senza cesellature, lunghi 10/12 cm circa.
La loro forma ricorda una bottiglia dal lungo collo con una strozzatura nella parte superiore nella quale, con apposito incannatoio, ma molto più spesso a mano, si avvolge il filo che servirà poi per l'esecuzione del lavoro.  

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La parte inferiore è di proporzioni più grandi in modo tale che i "mezzerielli" possano meglio aderire alle dita della mano e permettere il ritmico, continuo e leggiadro incrociarsi delle coppie dei fuselli dai quali vengono fuori i graziosi e preziosi merletti di Scanno.
Gli spilli, di media lunghezza, con capocchia tonda proporzionata al filo, sono indispensabili per lavorare a tombolo, si pensi che per realizzare anche una trina piccolissima ne occorre un numero smisurato.
Attualmente sono in acciaio il che evita l'inconveniente al quale si andava incontro un tempo: la ruggine, dovuta all'usura alla quale gli spilli erano sottoposti, spesso finiva per intaccare la bellezza del pizzo.
Il filo, oggi come ieri, è il cotone.
Un tempo le nostre mamme usavano il filo delle spagnolette e dei rocchetti, rigorosamente di cotone, che dava risultati delicati e raffinati. Per un merletto particolare o "importante" come la "scolla" si usava mettere il filo di seta.

     

Quest'ultimo inserito nella lavorazione della fascetta a punto tela crea, sul fondo di cotone, un delicato rilievo che conferisce al merletto un effetto particolare luminoso (fettuccia lustra).
Il modello, base di tutto il lavoro, veniva realizzato su di un foglio, purtroppo ai tempi non trasparente. Per aggirare l'ostacolo le nostre ingegnose antenate avevano escogitato un espediente: sulla metà di un foglio veniva riportato un quarto del lavoro, a sua volta questo foglio veniva piegato in due, con degli spilli si bucherellava il quarto di disegno in modo tale da raddoppiarlo. Questo prezioso foglio, con metà del pizzo da eseguire, veniva fissato con degli spilli ad un cartoncino, non molto raffinato ma resistente, che permetteva lo svolgersi del lavoro.
Questa tecnica ottenuta con materiale povero e semplice, senza nulla togliere alla bellezza dei pizzi, non permetteva però, come avviene con i disegni di oggi, una perfetta simmetria dell'esecuzione.

 


Si ringraziano per le notizie fornite:
il Comune di Scanno e
la Sig.ra Anna Maria Pizzacalla e la Sig.ra Stefania Bruno

courtesy by: http://www.merlettiericami.it/comuni/scanno.htm 

un altro sito dedicato all'Arte del merletto al Tombolo:

 

 

Cultura:

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Il Premio Scanno (vedi approfondimenti)
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Il Museo della Lana (vedi approfondimenti)

bullet

Escher, l'artista dei mondi impossibili...

 

   

 

 

 

bullet
Presentazione del Libro: "La Presentosa" di G.Ciutti
bullet

60 scatti di Giordana Avitabile: "Volti e Mani di Scanno"

bullet

La Scanno dei Fotografi

 

 

 

Il Premio Scanno (la storia...)

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XXXIII Edizione Premio Scanno - 16-17-18 Settembre 2005

XXXII Edizione Premio Scanno - 17-19 Settembre 2004

Dal 1975 Scanno per iniziativa di Riccardo Tanturri, è divenuta la sede di un importante premio letterario denominato "Premio Scanno".

A garanzia della continuità del premio, Tanturri, ideatore e principale animatore e regista di ogni edizione, ha creato nel 1986 una Fondazione che da sempre persegue l'obiettivo di sostenere e valorizzare gli studi e le produzioni nei più svariati campi: letteratura, narrativa, giornalismo, economia, sociologia, ecologia, critica d'arte, diritto, diritto dell'economia, relazioni industriali, informatica, innovazione tecnologica, medicina, alimentazione e tradizioni popolari.

Dall'anno 2002 il Premio, che solitamente si svolge nel mese di giugno, è stato spostato in settembre anche per rispetto della memoria del Suo fondatore Riccardo Tanturri, scomparso nel dicembre 2001.

Il Programma dell'evento viene pubblicato ogni anno (dal 2002) anche sulle pagine di questo stesso sito web (vedi sezioni dedicate).

SEGRETERIA:

Contatti Ufficio Stampa:
Ufficio di Roma Via Flaminia, 56  00196 Roma
Tel. 06-3200926 Fax 06-3600012 Cell. 347-6242062
Ufficio di Scanno Palazzo Tanturri - Tel. 0864-747498

 

 

Il Museo della Lana (vedi approfondimenti)

Sala del Museo della Lana

Il Museo della Lana è un "museo di identità" di un paese (Scanno) e di una valle (la Valle del Sagittario) che ricostruisce la cultura pastorale dell'Abruzzo attraverso gli utensili, le immagini dei santi, gli interni delle case.
Il museo ricostruisce le antiche lavorazioni della lana, pelli, formaggi, cartapecora e raccoglie i documenti della storia delle famiglie e del lavoro delle comunità che hanno abitato la Valle del Sagittario.
La prima mostra del museo (risalente al 1996) è intitolata: La vita quotidiana a Scanno 1880-1930.           
Gli utensili sono disposti in tre scene: il lavoro, la casa, la religione.
Il Museo è una banca dati con le fotografie storiche della Valle del Sagittario e della Regione.
È un punto d'incontro per i produttori di lana e moda. Realizza la sezione della cultura materiale dei musei abruzzesi.
Il Museo è stato progettato con una avanzata teoria di comunicazione, di didattica della storia e di cultura materiale da Michele Rak dell'Università di Siena e realizzato dal centro di Studi per l'immagine dell'Abruzzo.

courtesy by: http://www.stelnet.com/citta/scanno/

Museo della Lana,
Ospitato nell'ex-mattatoio, Scanno (l'Aquila)
Tel. 0864-74441 

http://muvi.org/museodellalana (Museo della Lana - Scanno - MuVi.org)

una sezione del Museo della Lana

Scanno - Museo della Lana -

Apertura:
estate, lunedì, domenica; festivi tutto l'anno orario: 11-13 / 17-20.
tel. 0864-74441. oppure
Info allo I.A.T. tel.0864-74317
 

 

 

 

Termini Dialettali: piccolo glossario del dialetto di Scanno...

 

La Scanno dei Fotografi...

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Le immagini del Costume di Scanno in mostra all'UNESCO

 

del fotografo: Claudio Marcozzi

http://www.photoland.it

Programma:

406Kb

Parigi, 29 Agosto 2005

 

La cultura del "fumetto" a Scanno...

Scanno ha dato, tra l'altro, i natali a due importanti "artisti del fumetto" conosciuti dagli appassionati di tutta Italia e non solo. 

Parliamo dei fratelli Di Vitto: Domenico e Stefano.

 

Vogliamo citare in questa sezione del sito, dedicata all'arte ed alla cultura, le loro più famose opere a "fumetti" attraverso una pagina che li descrive più da vicino ponendo l'accento sulle loro maggiori opere.

 

I fumetti e la storia dei fratelli Di Vitto...

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Presentazione del libro: "La Presentosa" di G.Ciutti

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60 scatti di Giordana Avitabile: "Volti e Mani di Scanno"

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Provincia de L'Aquila

 

 

 

 

Regione Abruzzo

 

 

 

Lago di Scanno - Bandiera Blu Fee Italia dal 2004 al 2007 

 

 

 

Investire nel cuore d'Italia

 

 

Tipiche Case Scannesi

 

 

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Lo Stazzo - ambiente d'altri tempi

 

 

 

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Aggiornato il: 17 July 2008

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