Sant'Antonio da Padova - Scanno - 13 giugno

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Festa di Sant'Antonio di Padova (13 giugno, secondo la Chiesa) 

 

il Programma religioso e civile 2009

20/06/09 - 21/06/09

 

 

Sabato 20 giugno - ore 18.30 Corteo dei Muli con offerta della legna al Convento

 

Domenica 21 giugno - ore 9.00 Corteo dei Travi e delle Pagnottelle

 

Domenica 21 giugno - ore 12.00 Processione per le vie del paese con la statua del Santo

 

 

 

 

 

Rassegna di foto della processione dei muli...

 

Foto d'epoca

 

 

 

Foto d'epoca

 

 


La Storia del Santo

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Sant' Antonio di Padova Sacerdote e dottore della Chiesa

13 giugno - Memoria

Lisbona, Portogallo, c. 1195 - Padova, 13 giugno 1231

Di nobile famiglia, dopo un'intensa vita ascetica presso i Canonici regolari agostiniani di Coimbra, passò fra i Minori di San Francesco d'Assisi, con il quale si incontrò alla Porziuncola (1221). Predicatore del Vangelo, esercitò il suo ministero dell'Italia del nord e nella Francia meridionale. Combatté l'eresie, facendo opera di evangelizzazione. Della sua predicazione restano significative testimonianze nei suoi scritti omiletici. Taumaturgo, fu maestro di dottrina spirituale e di teologia e ravvisò la perfezione nell'accordo tra la vita contemplativa e la vita attiva. E' universalmente venerato dal popolo cristiano. Le reliquie del Santo si custodiscono nella basilica omonima, che è meta di continui pellegrinaggi. (Mess. Rom.)

Patronato:Affamati, oggetti smarriti, Poveri

Etimologia: Antonio = nato prima, o che fa fronte ai suoi avversari, dal greco

Emblema: Giglio, Pesce

Fernando di Buglione nasce a Lisbona da nobile famiglia portoghese discendente dal crociato Goffredo di Buglione.
A quindici anni è novizio nel monastero di San Vincenzo a Lisbona, poi si trasferisce nel monastero di Santa Croce di Coimbra, il maggior centro culturale del Portogallo appartenente all'Ordine dei Canonici regolari di Sant'Agostino, dove studia scienze e teologia con ottimi maestri, preparandosi all'ordinazione sacerdotale che riceverà nel 1219, quando ha ventiquattro anni. Quando sembrava dover percorrere la carriera del teologo e del filosofo, decide di lasciare l'ordine agostiniano. Fernando, infatti, non sopporta i maneggi politici tra i canonici agostiniani e re Alfonso II, in cuor suo anela ad una vita religiosamente più severa. Il suo desiderio si realizza allorché, nel 1220, giungono a Coimbra i corpi di cinque frati francescani decapitati in Marocco, dove si erano recati a predicare per ordine di Francesco d'Assisi.
Quando i frati del convento di monte Olivares arrivano per accogliere le spoglie dei martiri, Fernando confida loro la sua aspirazione di vivere nello spirito del Vangelo. Ottenuto il permesso dal provinciale francescano di Spagna e dal priore agostiniano, Fernando entra nel romitorio dei Minori e fa subito professione religiosa, mutando il nome in Antonio in onore dell'abate, eremita egiziano. Anelando al martirio, subito chiede ed ottiene di partire missionario in Marocco. È verso la fine del 1220 che s'imbarca su un veliero diretto in Africa, ma durante il viaggio è colpito da febbre malarica e costretto a letto. La malattia si protrae e in primavera i compagni lo convincono a rientrare in patria per curarsi.
Secondo altre versioni, Antonio non si fermò mai in Marocco: ammalatosi appena partito da Lisbona, la nave fu spinta da una tempesta direttamente a Messina, in Sicilia. Curato dai francescani della città, in due mesi guarisce. A Pentecoste è invitato al Capitolo generale di Assisi, arriva con altri francescani a Santa Maria degli Angeli dove ha modo di ascoltare Francesco, ma non di conoscerlo personalmente. Il ministro provinciale dell'ordine per l'Italia settentrionale gli propone di trasferirsi a Montepaolo, presso Forlì, dove serve un sacerdote che dica la messa per i sei frati residenti nell'eremo composto da una chiesolina, qualche cella e un orto. Per circa un anno e mezzo vive in contemplazione e penitenza, svolgendo per desiderio personale le mansioni più umili, finché deve scendere con i confratelli in città, per assistere nella chiesa di San Mercuriale all'ordinazione di nuovi sacerdoti dell'ordine e dove predica alla presenza di una vasta platea composta anche dai notabili. Ad Antonio è assegnato il ruolo di predicatore e insegnante dallo stesso Francesco, che gli scrive una lettera raccomandandogli, però, di non perdere lo spirito della santa orazione e della devozione. Comincia a predicare nella Romagna, prosegue nell'Italia settentrionale, usa la sua parola per combattere l'eresia (è chiamato anche il martello degli eretici), catara in Italia e albigese in Francia, dove arriverà nel 1225. Tra il 1223 e quest'ultima data pone le basi della scuola teologica francescana, insegnando nel convento bolognese di Santa Maria della Pugliola. Quando è in Francia, tra il 1225 e il 1227, assume un incarico di governo come custode di Limoges. Mentre si trova in visita ad Arles, si racconta gli sia apparso Francesco che aveva appena ricevuto le stigmate. Come custode partecipa nel 1227 al Capitolo generale di Assisi dove il nuovo ministro dell'Ordine, Francesco nel frattempo è morto, è Giovanni Parenti, quel provinciale di Spagna che lo accolse anni prima fra i Minori e che lo nomina provinciale dell'Italia settentrionale. Antonio apre nuove case, visita i conventi per conoscere personalmente tutti i frati, controlla le Clarisse e il Terz'ordine, va a Firenze, finché fissa la residenza a Padova e in due mesi scrive i Sermoni domenicali. A Padova ottiene la riforma del Codice statutario repubblicano grazie alla quale un debitore insolvente ma senza colpa, dopo aver ceduto tutti i beni non può essere anche incarcerato. Non solo, tiene testa ad Ezzelino da Romano, che era soprannominato il Feroce e che in un solo giorno fece massacrare undicimila padovani che gli erano ostili, perché liberi i capi guelfi incarcerati. Intanto scrive i Sermoni per le feste dei Santi, i suoi temi preferiti sono i precetti della fede, della morale e della virtù, l'amore di Dio e la pietà verso i poveri, la preghiera e l'umiltà, la mortificazione e si scaglia contro l'orgoglio e la lussuria, l'avarizia e l'usura di cui è acerrimo nemico.
E' mariologo, convinto assertore dell'assunzione della Vergine, su richiesta di papa Gregorio IX nel 1228 tiene le prediche della settimana di Quaresima e da questo papa è definito "arca del Testamento". Si racconta che le prediche furono tenute davanti ad una folla cosmopolita e che ognuno lo sentì parlare nella propria lingua. Per tre anni viaggia senza risparmio, è stanco, soffre d'asma ed è gonfio per l'idropisia, torna a Padova e memorabili sono le sue prediche per la quaresima del 1231. Per riposarsi si ritira a Camposampiero, vicino Padova, dove il conte Tirso, che aveva regalato un eremo ai frati, gli fa allestire una stanzetta tra i rami di un grande albero di noce. Da qui Antonio predica, ma scende anche a confessare e la sera torna alla sua cella arborea. Una notte che si era recato a controllare come stesse Antonio, il conte Tirso è attirato da una grande luce che esce dal suo rifugio e assiste alla visita che Gesù Bambino fa al Santo.
A mezzogiorno del 13 giugno, era un venerdì, Antonio si sente mancare e prega i confratelli di portarlo a Padova, dove vuole morire. Caricato su un carro trainato da buoi, alla periferia della città le sue condizioni si aggravano al punto che si decide di ricoverarlo nel vicino convento dell'Arcella dove muore in serata. Si racconta che mentre stava per spirare ebbe la visione del Signore e che al momento della sua morte, nella città di Padova frotte di bambini presero a correre e a gridare che il Santo era morto.
Nei giorni seguenti la sua morte, si scatenano "guerre intestine" tra il convento dove era morto che voleva conservarne le spoglie e quello di Santa Maria Mater Domini, il suo convento, dove avrebbe voluto morire. Durante la disputa si verificano persino disordini popolari, infine il padre provinciale decide che la salma sia portata a MaterDomini. Non appena il corpo giunge a destinazione iniziano i miracoli, alcuni documentati da testimoni. Anche in vita Antonio aveva operato miracoli quali esorcismi, profezie, guarigioni, compreso il riattaccare una gamba, o un piede, recisa, fece ritrovare il cuore di un avaro in uno scrigno, ad una donna riattaccò i capelli che il marito geloso le aveva strappato, rese innocui cibi avvelenati, predicò ai pesci, costrinse una mula ad inginocchiarsi davanti all'Ostia, fu visto in più luoghi contemporaneamente, da qualcuno anche con Gesù Bambino in braccio. Poiché un marito accusava la moglie di adulterio, fece parlare il neonato "frutto del peccato" secondo l'uomo per testimoniare l'innocenza della donna. I suoi miracoli in vita e dopo la morte hanno ispirato molti artisti fra cui Tiziano e Donatello.
Antonio fu canonizzato l'anno seguente la sua morte dal papa Gregorio IX.
La grande Basilica a lui dedicata sorge vicino al convento di Santa Maria Mater Domini.
Trentadue anni dopo la sua morte, durante la traslazione delle sue spoglie, San Bonaventura da Bagnoregio trovò la lingua di Antonio incorrotta, ed è conservata nella cappella del Tesoro presso la basilica della città patavina di cui è patrono.
Nel 1946 Pio XII lo ha proclamato Dottore della Chiesa.


Autore:
Maurizio Valeriani

courtesy by: http://www.santiebeati.it/

 

 

Alcune immagini famose del Santo:

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http://www.santantonio.org/portale/home.asp

 

 


Scanno: processione dei muli e delle travi

Processione dei Muli e offerta legna al Convento

Sabato 20/06/09 ore 18.30

 

Corteo delle Travi e delle Pagnottelle

Domenica 21/06/09 ore 9.00

 

Processione per le vie del paese con la statua del Santo

Domenica 21 giugno - ore 12.00

 

Rassegna di foto della processione dei muli...

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Le Feste Religiose di Marco Notarmuzi

Tratto da: Scanno, guida storico-artistica alla città e dintorni - Carsa Edizioni 2001 

La prima festa dell’anno, quella che tempo addietro salutava i pastori, la festa di Sant’Antonio, sia apre la sera della vigilia con una caratteristica sfilata di grossi muli carichi di legna (n.d.r. da qui il nome “processione dei muli e delle travi”) che viene portata in regalo al santo perché si possa, con la sua vendita, provvedere alla manutenzione della chiesa ed al sostentamento del frate che la custodisce. Il giorno successivo, prima della processione, tra gli squilli e le marcette della banda, in un tripudio di fiori e di colori, tutti i bambini, vestiti come la Domenica delle Palme, partecipano alla Processione delle pagnottelle e delle travi, a simboleggiare l’offerta del pane e del fuoco. In doppia fila, faticosamente ordinati, con i cestelli traboccanti di rose, procedono rumorosi e ingombranti trattori che, facendo le veci degli antichi buoi, trascinano enormi travi offerte, come la legna nella sera precedente, alla chiesa di Sant’Antonio. Seguono decine di ragazze in costume che, senza sforzo apparente, portano sul capo inverosimili cesti di vimini ricolmi di pagnotte di pane da regalare ai poveri e da mangiare, assieme alle pagnottelle, dopo la benedizione.

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SCANNO (L’Aquila) 13 giugno: Processione dei muli e delle travi...

Rassegna Foto...

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Quando ancora la pastorizia era la risorsa principale del paese, la ricorrenza della giornata dedicata a Sant’Antonio del Giglio era la più festosa dell’anno.

La data infatti segna il ritorno definitivo delle greggi dalla Puglia, che sono partite dopo la fiera di Foggia.

Come dice il proverbio, “se per Sant’Antonio non è arvinute, o s’è morte o s’è spirdute”.
L’avvenimento offre a pastori e agricoltori, ma anche ad altri gruppi sociali, l’occasione per incontrarsi e confrontare le proprie capacità e risorse, in una identificazione comunitaria dei ruoli.

Infatti le varie categorie, a volte semplicemente a carattere individuale, mettono in atto una gara che consiste nell’offrire notevoli quantità di legna al convento dei frati francescani, che incamerano il dono, sia per provvedere al riscaldamento invernale, sia per venderla e ricavarne profitto.

Oggi la festa ha perso la primitiva funzione, ma mantiene intatta la struttura scenografica.
La mattina il paese è attraversato da muli con i basti carichi dei rami potati nei boschi circostanti.

Ogni tanto la fila è interrotta da una coppia di buoi bianchi aggiogati, che trascina lunghi tronchi sfrondati e semilavorati.
Al corteo partecipano anche le donne che portano in testa ceste ricolme di pagnottelle.

E’ bello guardarle camminare tra le pittoresche vie di Scanno, con gli eleganti costumi della festa e il cappellitto, sopra il quale bilanciano sapientemente il cesto ornato di fiori e di nastri.

La sfilata avviene tra la folla che applaude ed esprime ammirazione per le travi più lunghe e imponenti e per le ceste di pane meglio decorate.

Giunti davanti alla chiesa barocca di Sant’Antonio, i trasportatori vengono accolti dai frati che, dopo aver benedetto la legna, ricevono il dono, mentre le pagnottelle, dopo la benedizione, vengono distribuite ai fedeli che le conservano per devozione.
Chiude i festeggiamenti la processione della statua del santo, seguita dal clero e dalla folla di fedeli.

Ulteriori informazioni: Tel. 0864.74308 / 74317 / 747121 

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La Chiesa e il Convento di  S.Antonio

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Tratto da Scanno, guida storico-turistica - Accademia dei Gelati - Scanno - Roma Edigraf 1974

Si trovano a pochi passi dal centro del paese.

La Chiesa fu costruita, insieme al Convento, a partire dall’anno 1590 nella zona chiamata “degli Aragonesi” (oggi De Contra), dove sorgeva l’Ospedale di Scanno, che ospitava non solo i forestieri che giungevano in paese, ma anche i poveri, come ricorda una scritta su una finestra del cortile: Hospita sum miseris”.

In quell’Ospedale il 26 agosto 1590 fu stipulato, presenti il vescovo di Sulmona Carusio, ed il padre maestro Stefano da Castelvecchio Subequo dell’Ordine dei Minori Conventuali, l’atto di fondazione di detto Convento e della Chiesa con l’assenso dell’Università (n.d.r. tale atto si conservava fino a qualche anno fa’ nell’Archivio Municipale di Scanno; successivamente pare sia andato disperso) che donò in perpetuo il fabbricato dell’Ospedale con tutto il terreno adiacente.

Dalla pubblicazione di Mons. Diomede Falconio (Archivio di S.Giuliano in Aquila) risulta che il Convento, offerto già ai Minori Riformati, fu invece dato ai Conventuali che vi dimorarono per 193 anni.

Nell’anno 1604, come risulta dall’atto del notaio Ortensio Cognomi, il Convento venne molto ingrandito con oblazioni private (Archivio Notarile di Sulmona).

In quell’epoca aveva un chiostro nell’attuale cortile interno (Pacicchelli, Prospetto del Regno ecc.cit.).

Economicamente, dal principio fino al 1637, era sotto la tutela dell’Università, fino a quando cioè i frati ottennero di governarsi da sé in materia di vitto e vestiario.

Nel 1652 corse il rischio di essere soppresso (Archivio di S.Panfilo, Bamb. Fasc.30 n°10), ma l’Università impedì che ciò avvenne (Archivio Municipale di Scanno).

In seguito alla soppressione delle congregazioni religiose per l’editto napoleonico, i Conventuali abbandonarono il Convento, lasciandolo disabitato e privo di manutenzione.

Nel 1835 gli Scannesi, con oblazioni e con prestazioni di mano d’opera, concorsero a riadattare il Convento e la Chiesa, con l’intento di ridonarli ai Minori Riformati.

In quell’occasione fu costruito l’attuale altare maggiore in marmo, a spese di Gaetano Di Rienzo.

 

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I Riformati vennero nello stesso anno, accompagnati dal Ministro provinciale padre Venanzio da Celano, e ricevuti dal Clero in forma solenne.

I Riformati restarono in Scanno fino al novembre del 1865, quando in seguito alla legge della seconda soppressione delle Congregazioni religiose, partirono durante la notte, scrivendo sulle mura del Convento: “Post Tenebras Lux”.

Il Convento fu venduto nel 1865 a privati.

Nel 1938, per interessamento di Francesco Di Rienzo, i Padri Minori fecero ritorno in paese.

La Chiesa è ad una sola navata, decorata di bei lavori di stucco.

Fra i sei altari laterali merita d’essere segnalato quello di S.Antonio, eretto nel 1602 da Maria Caretore (Archivio di S.Panfilo, I, XVII, 1), di cui si venerava una statua marmorea.

Nella sommità vi è una tela del ‘500 raffigurante l’Annunciazione di Maria.

I tre grandi affreschi sulla volta opera del Crampo rappresentano:

  • il transito glorioso del Patriarca d’Assisi,

  • il Taumaturgo di Padova che accoglie il Bambino dalle mani della Vergine,

  • San Bonaventura che si ciba del pane celeste.

All’ingresso si vede una grande tela dipinta nel 1607 da Pasquale Prico di Montereale, “pregevole per fecondità d’invenzione, per numero e disposizione di figure, pei movimenti nell’aria delle teste ed attitudini delle persone, per unione e forza di colorito” (Tanturri, Monog. cit. pag.115).  

 

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il convento come appariva nel 1906 ed ai giorni nostri...    

 


 

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Il programma 2008: 14-15 Giugno

Festeggiamenti anno 2008:  

14/6/08 ore 17.30 "Processione dei muli e offerta della legna al Convento"

15/6/08 ore 9.00 e 12.00 "Processione delle travi e delle pagnottelle"

 

Il programma 2007: 16-17 Giugno

Festeggiamenti anno 2007:  

16/6/07 ore 17.30 "Processione dei muli e offerta della legna al Convento"

17/6/07 ore 9.00 "Processione delle travi e delle pagnottelle"

 

Il programma 2006: 10-11 Giugno

Festeggiamenti anno 2006:  

10/6/06 ore 17.30 "Processione dei muli e offerta della legna al Convento"

11/6/06 ore 9.00 "Processione delle travi e delle pagnottelle"

 

Il programma 2005: 11-12 Giugno

Festeggiamenti anno 2005:  

11/6/05 ore 17.30 "Processione dei muli e offerta legna al Convento"

12/6/05 ore 9.00 "Processione delle travi e delle pagnottelle"

 


 

 

 

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