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La Pesca nel Lago di Scanno

Il
Lago di Scanno al tramonto
(foto Archivio Scanno.org)
La pesca sportiva nel Lago di Scanno è
liberamente consentita con i limiti di legge attualmente in vigore nella Regione
Abruzzo.
Coloro che volessero pescare nel Lago di
Scanno dovranno essere muniti di regolare "licenza di pesca"
rilasciata dalla propria provincia di residenza.

Dovranno, inoltre, richiedere un permesso
alle autorità competenti (Comune di Scanno e Villalago o ai Vigili Urbani)
versando una quota per l'esercizio della pesca secondo i seguenti parametri:
|
permesso
giornaliero: Euro 5,16
permesso
settimanale: Euro 20,66
permesso
mensile: Euro
51,65
|
Le suddette quote potranno
essere versate direttamente ai Vigili Urbani in servizio presso il Lago di
Scanno oppure presso il Comune di Scanno e di Villalago oppure rivolgendosi
direttamente al "Bar dei Salici" di Silvestro Rossicone (vicino alla Chiesetta della Madonna del Lago).
Le limitazioni alla pesca
riguardano le attuali leggi regionali inerenti i periodi, le dimensioni e il
peso del pesce, le esche consentite.
L'uso delle canne da pesca è
limitato a due per ciascun pescatore. E' vietato l'uso della "bilancia" e
l'utilizzo di "esche con pastura" (tipo begattini).
La pesca è consentita
dall'alba al tramonto.
Calendario Ittico Regionale 2008 (agg.to al 21/2/08)


Visita anche:
http://www.regione.abruzzo.it/pesca/
Documento utile da leggere:
Normativa Pesca Lago
(16/12/00)

Le esche vive (vermi
rossi) potranno
essere acquistate presso il Lago (Chiosco - Edicola da Tiziana e Orazio) al costo di
Euro 2,50 al barattolo.
I pesci (ad oggi) pescabili nel Lago di Scanno sono:
 |
il persico sole, |
 |
il persico reale, |
 |
il persico-trota (black
bass), |
 |
la tinca, |
 |
la carpa, |
 |
la trota
fario, |
 |
la scardola, |
 |
il cavedano, |
 |
il coregone, |
 |
il barbio
(o barbo comune), |
 |
il luccio. |
schede courtesy by:
http://www.bio.unipg.it/Home.htm

Specie Ittiche presenti nel Lago di Scanno

Alcune catture effettuate nel Lago di Scanno
courtesy by: E.Gentile

http://www.fipsas.it/federazione/index.asp

Si invitano
tutti i pescatori sportivi al pieno rispetto delle regole vigenti ed al rispetto
della natura.

Associazione Pescatori Sportivi di Scanno e Villalago
cell. 347-6839067

Per ulteriori informazioni
si prega contattare "L'Associazione Pescatori Sportivi di Scanno e Villalago"
oppure direttamente i Comuni di Scanno e Villalago, i
cui recapiti sono reperibili all'interno di questo stesso sito web.
Regolamento Disciplina Pesca e Natanti nel Lago di Scanno

59 Kb

La Bandiera
Blu Fee 2005 sul Lago di Scanno
Ricordiamo, con piacere, che proprio
per la limpidezza e pulizia delle sue acque il Lago di Scanno è stato
insignito nel 2004 (confermato nel 2005,2006e 2007) della Bandiera Blu Fee.

http://www.feeitalia.org

Il
Lago di Scanno: le prime ore della mattina
(foto Archivio Scanno.org)

Il Calendario Ittico Regionale 2007

Versione in .pdf
(scaricabile)
60 Kb
Visita anche:
http://www.regione.abruzzo.it/pesca/

Diversi articoli inerenti
l'ambiente e la fauna nel Lago di Scanno...

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"Un pesce alla volta"
di Enzo Gentile da "La Foce"
Agosto 2004

Uno
dei beni più preziosi che la nostra comunità possiede è senza dubbio il lago.
Ho avuto incontri con tante persone interessate al bacino sia per attività
ludiche come la pesca sportiva sia per ragioni ambientali.
Qui
tratteremo argomenti che vanno dalla storia più recente al futuro , dalla
salute delle acque e consistenza alla qualità ittica. Descriveremo tutte le
specie ittiche presenti, le loro abitudini, le tecniche di cattura e, cosa mai
fatta fin ora, le tecniche di cucina.
Cominciamo
con un po’ di storia. E’ d’obbligo, in quest’ambito, prendere in
prestito da alcune pubblicazioni da quella del Dott. Giuseppe Tanturri,in primis. Nel suo libro del 1881 “Il Lago di Scanno”, vengono
descritte le specie ittiche allora presenti.
La
Lasca (Leucos Fucini): conosciuta come
“rovella”, in vernacolo “Piscitielli
od Antichi”;
La
Tinca (T. vulgaris): descritta come
niente di spregevole e di non difficile digestione, giusto perché vive in acque
limpide e pure e perché ordinariamente la si mangia sempre freschissima;
Il
Barbio (Barbius Fluviativi Linn.): è
generalmente apprezzato e ritenuto cibo delicato e di facile digestione;
Lo
Scardone: detto in vernacolo “Marmocchio”, fu introdotto nel 1856;
La
Spinarella o Spinacola (Gasterosteus-aculeatus
linn), fu introdotta nel 1849;
Il
Gambero (Astacus fluviatis linn.);
L’Anguilla
(Murena anguilla linn.) introdotta
1863-65.
Sulle
trote e le cause della loro scomparsa le ipotesi che il Tanturri fece sono due:
una di origine chimica, l’altra più fantasiosa di origine accidentale.
Per
la prima tesi a base dell’estinzione delle trote ci sarebbero state le attività
agro-silvo-pastorali e il disboscamento intensivo che provocava il dilavare dei
terreni. Le alluvioni, infatti, trasportavano a valle il legnatico di risulta
che nella sua biodecomposizione creava un acido (Fenoli) a cui le trote
reagiscono negativamente (indicatore ambientale). La seconda ipotesi faceva
riferimento alla credenza popolare secondo cui, essendo le uova dei Barbi
velenose, i salmonidi finivano per restare avvelenati. Nell’opera sono
riportate anche delle comunicazioni tra il Sindaco di Peschiera del Garda e
quello di Scanno. Il primo, e a ragione, sosteneva che: “la
trota può benissimo vivere con i barbi senza che possa riceverne danno o
molestia alcuna”. E dello stesso avviso era il Sindaco di Ateleta, che
assicurava: “nel tratto del fiume Sangro,
scorrente per quel tendimento, i Barbi e le Trote convivono benissimo senza
molestarsi tra loro”.
Dopo
il Tanturri altri studiosi hanno trattato del bacino lacustre, Riccardo Riccardi,
ad esempio, che nel 1929 pubblicò sul bollettino della Reale Società
Geografica Italiana un libro dal titolo Il Lago di Scanno. Il suo lavoro segue a
quello del Perrone (1900) che nel volume Aterno-Pescara pubblicò le
illustrazioni e le carte idrografiche d’Italia.
I
loro scritti si soffermano sugli aspetti geologici e geografici del lago ed
entrambi tracciarono una batimetria effettuando degli scandagli. Nel 1985, il
Dott. Silvio Bruno, nel suo “I pesci del P.N.A. e delle zone limitrofe”,
esamina attentamente e con dovizia di particolari tutta la fauna ittica
(aumentata dal 1848 al 1985), informandoci sulle date di immissione di nuove
specie ittiche. Interessanti al riguardo le notizie sul Coregone
(Coregonus wartmanni)
la cui immissione avvenne tra il 1920 e il 1930 dal lago Maggiore
(secondo indiscrezioni “locali” l’immissione risalirebbe invece alla fine
del secolo scorso). Il Persico Reale (Perca
fluviatilis) fu importato tra il 1929 e il 1930 con acclimatazione e ci
preme segnalare la notizia, molto interessante, della presenza del Luccio
(Esox lucius) sin dall’inizio del secolo. La Carpa regina (Cyprinus
carpio) sembra che sia stata acclimatata dopo il 1930. La Tinca
(Tinca tinca), che raggiunse il suo
record altitudinale nel lago di Pantaniello, fu introdotta nel Lago di Scanno
intorno al 1960 dall’ex “Signorotto” del paese, Antonio Di Rienzo, con lo
scopo di costituire una riserva di cibo per i pastori. Le Tinche nel lago (la
cui superficie è di 120-l40x200-400 mt con altezza media dell’acqua di 40-50
cm) sembrano risentire molto del clima. In alcune estati sono quantitativamente
abbondanti, mentre in altre appaiono piuttosto limitate (indipendentemente dalla
predazione dell’orso marsicano). Nel 2003 possiamo dire che le specie ittiche
sono aumentate ancora ma non qualitativamente. Il Cavedano (Leuciscus cephalus),
introdotto negli anni ’90, ha infestato tutto il lago. Il Persico Trota o Black Bass
(Micropterus salmodes), ottimo
predatore ed eccellente in padella, è presente con una piccola colonia vecchia
solo di qualche anno. Reintrodotto da alcuni pescatori incoscienti negli anni
’90 il terribile Persico Sole (Lepomis
gibbosus), chiamato anche pesce sole per la sua appariscente e variopinta
livrea, è purtroppo molto infestante e danneggia i precari equilibri del lago.
Le Carpe a Specchio (Cyprinus
carpio) sono presenti dalla fine degli anni ’80 e raggiungano notevoli
dimensioni (circa 20 kg). Sono state reintrodotte abusivamente come purtroppo
questi frequentemente accade. Concludiamo con i Carassi (Carassius auratus)
per fortuna presenti in pochissimi esemplari, e con le poche tartarughe tigrate
rimaste.
In
appena cento anni l’ecosistema del lago è stato completamente sconvolto, da
qui nasce l'esigenza di mostrare attenzione verso le cose che apparentemente
sembrano immutabili. Altrimenti il rischio è quello di trasformare
irrimediabilmente la cosa più preziosa che abbiamo.
Alla
prossima puntata….E.G.
|

Bandiera
Blu Fee 2004
(foto Archivio Scanno.org)
Un pesce alla
volta...Da Chernobyl alla Bandiera Blu
di Enzo Gentile
da "La Foce" Giugno 2005
N’è
passata d’acqua sotto i ponti da quando abbiamo cominciato a trattare
argomenti sul lago. Ricordiamo che nell'estate scorsa un prestigioso
riconoscimento, la Bandiera Blu, è stato assegnato alla nostra località per
i molteplici progressi sul campo ambientale ed ecologico. È quindi aumentata
la sensibilità verso questi temi, ma nonostante tutto, è fondamentale
continuare nell’azione intrapresa per salvaguardare il lago ed i suoi
parametri ambientali.
Un biorisanamento può rappresentare una
strada per liberare i fondali del lago dal materiale accumulatosi nel corso
degli anni; valuteremo in quest’articolo una progettualità già presentata da
alcuni anni alle amministrazioni comunali di Scanno e Villalago.
L’obiettivo principale è quello di
ricreare l'habitat naturale del lago effettuando una bonifica con un
trattamento di tipo biologico mirato a favorire e potenziare i naturali
processi metabolici che portano alla degradazione e mineralizzazione dei
prodotti organici. L'azione dei microrganismi ci permetterebbe di rimuovere
i contaminanti degradabili con il successivo deterioramento dei composti
organici complessi derivanti dalle attività antropiche. Il processo sfrutta
una combinazione di due metodiche diverse, la prima con microrganismi "BIOATTIVI”
e la seconda con microrganismi "BIOFISSATTIVI”. Con il primo s’intende un
processo che sfrutta batteri non patogeni selezionati per le loro specifiche
esigenze nutritive. Con il secondo, invece, s’intende un processo che
permette di "fissare" particolari microrganismi su una miscela d’elementi,
che degradano le sostanze organiche, utilizzando i nutrienti in eccesso ed
introducendoli “fissati” su supporti minerali. Altro aspetto dell'incremento
della popolazione microbica soccombente, strettamente necessaria alla
degradazione delle sostanze organiche, è il ripristino del corretto
equilibrio biologico con l'aumento delle specie bentoniche; questo consente
una riduzione dei fanghi stratificati senza dover ricorrere allo svuotamento
dell'invaso o allo smaltimento del dragato.
Il progetto prevede anche la conservazione
delle specie ittiche, in particolare del Coregone. L'indagine si basa
principalmente sullo studio della dinamica della popolazione attraverso la
determinazione dell’abbondanza dello “stock”, della composizione
demografica, del rapporto fra i sessi e delle modalità riproduttive.
Contestualmente a questo studio dovrà essere effettuata un’indagine tesa a
determinare l'attuale composizione e struttura dell'intero popolamento
ittico del lago, poiché solo la completa conoscenza di questa dinamica potrà
consentire l’individuazione delle soluzioni più idonee alla conservazione ed
all'incremento del pregiato coregone. Lo studio sarà condotto su alcuni siti
campione, scelti sulla base dei dati delle precedenti indagini, facendo
ricorso a particolari attrezzature di campionamento definite "multiselective
gill-nets". Si tratta di reti da posta, con capacità selettiva multipla,
particolarmente adatte allo studio delle popolazioni ittiche non omogenee
per classi di taglia. Sarà, inoltre, condotto un programma di marcatura sui
campioni raccolti al fine di trarre informazioni sull'accrescimento e sugli
spostamenti della specie. Quest’azione ci permetterà di conoscere la
composizione specifica della fauna ittica in modo da poter creare dei
linkages trofici con la porzione fitoplanctonica e bentonica; saranno,
inoltre, effettuati dei controlli sulla consistenza delle popolazioni
ittiche tramite interventi di biomanipolazione.
Ricreare l'habitat naturale, compromesso
dall'uomo, per conservare una specie ittica e consentire la balneazione per
scopi turistici può rappresentare un investimento sul territorio che avrà
sicuramente effetti benefici sia in termini ambientali che di sviluppo. La
salvaguardia dell'ambiente assume al mondo d'oggi un’importanza sempre
maggiore specialmente se relazionata ad un progresso intelligente delle zone
interne.
Il progetto di cui abbiamo parlato coinvolge
nella sua realizzazione società con elevata esperienza nei settori
specifici, la Ecodepura Srl e la Gio.Eco. Srl operanti nel campo ambientale
con sistemi innovativi che effettuano interventi di bonifica attraverso
l'utilizzo di prodotti biotecnologici; il Consorzio Mario Negri Sud che
promuove la ricerca scientifica nel campo della biologia, medicina,
formazione professionale, ricerca ambientale e agro alimentare e dispone di
una completa gamma di apparecchiature e di laboratori per analisi; la
Bioprogramm srl che opera nel settore dell'ecologia applicata nel campo
degli studi di qualità degli ambienti acquatici fluviali, lacustri, lagunari
e marini, oltre della biologia applicata alla pesca e della valutazione di
Impatto Ambientale.
Alla luce di tutte queste informazioni, ormai
in possesso dei nostri amministratori, ci si aspetta un serio interessamento
verso questo progetto che resta in attesa di un finanziamento da parte dalle
Autorità competenti o potenzialmente interessate.
Infine chiedo a tutte le persone di buona
volontà di sostenere questo progetto poiché è l'unico finora redatto,
quindi, l’unico valido affinché il bene più importante che abbiamo possa
continuare a godere dei più ambiti riconoscimenti in materia ambientale.
Alla prossima puntata.
E.G.
|

Un pesce alla volta...(parte II)
di Enzo Gentile
da "La Foce" Settembre 2005
Argomento di grande interesse è "la
salute del lago", e si può affermare con assoluta sicurezza che gli ultimi
trenta anni dal punto di vista ambientale sono stati i peggiori a memoria
d'uomo, vuoi per l'inquinamento urbano, ma anche per la discarica del
Valichitto, per il rinterramento, per la pressione pescatoria, per il
bracconaggio subìto e, per concludere, anche per il disastro di Cernobyl.
Fino alla metà degli anni ’80, le
acque del lago erano inquinate dagli scarichi fognari. Il vecchio
decantatore, ubicato ai piedi del paese, scaricava a valle una quantità di
materiale inquinante che creava grossi problemi ambientali, provocando la
fioritura di microalghe. All’epoca, quasi tutte le attività e le
abitazioni in riva al lago scaricavano tranquillamente i loro liquami, ma
in seguito, pressati da una associazione pescatori attiva, gli
amministratori presero coscienza della situazione e cominciarono a pensare
ad un sistema serio di depurazione. Si progettò un anello di raccolta in
cui convogliare tutti gli scarichi ed un depuratore che, bypassando
tutto, avrebbe servito i paesi a valle del lago.
Dopo lunghe battaglie di campanile
fra i paesi della valle, si optò per la scellerata scelta di costruire in
ogni comune un depuratore. Scanno, Villalago, Anversa e Bugnara ebbero
così i loro depuratori moltiplicando a dismisura le spese di gestione. E
intanto che le controversie di campanile andavano avanti, i fosfati, i
colibatteri fecali, i fenoli e addirittura il mercurio comparivano nelle
analisi compiute periodicamente dall'Istituto Zooprofilattico di Teramo.
Questi esami dimostravano un quadro
globale del lago dai caratteri assai negativi finché, verso la metà degli
anni ’80, fu realizzato il nuovo depuratore. Si decise, insomma, per una
soluzione poco vantaggiosa ma che, in compenso, permise e ancora permette
di parlare di depurazione ottimale, se è vero che il lago ha conquistato
la bandiera blu, diventando l'unico bacino lacustre balneabile in Abruzzo.
A rappresentare un’altra minaccia era
e, purtroppo è, la vecchia discarica del Valichitto. Per molti anni sono
state scaricate tonnellate di rifiuti in un posto che non si presentava
adatto e sicuro a contenere gli scarti, un posto dove ancora oggi -
sistematicamente - qualcosa viene trascinato a valle dal torrente Tasso.
Oggi il Valichitto è una vera e propria discarica abusiva dove si possono
trovare automobili, lavatrici, rulli di battipista e ammassi di rifiuti di
ogni genere che rimarranno lì per migliaia di anni prima di decomporsi.
Perché non pensare ad un progetto per un recupero ambientale di uno dei
posti più suggestivi del nostro paese?
Altro grave problema è poi quello
dell'interramento, una questione che evidenzia come l'abbandono delle
attività agro-silvo-pastorali delle montagne abbia impoverito le difese
create dall'uomo contro le erosioni ed il dilavamento di materiali. Tra
gli aspetti deleteri, anche la pesca di frodo che in passato è stata
molto pesante e che consentiva a personaggi (locali e non) di dilapidare
le ricchezze che il lago metteva a disposizione. Solo azioni di
volontariato hanno tentato di arginare queste attività illegali. Ricordo
invernate intere trascorse insieme con amici e l'allora Comandante della
stazione della Forestale, Giuseppe De Sanctis, a rastrellare il lago alla
ricerca delle reti. Il Comandante De Sanctis dopo averle confiscate
provvedeva a far devolvere il pescato in beneficenza.
Oggi il fenomeno, che non si è
estinto, è tuttavia ridotto a carattere fisiologico. La pressione della
pesca sportiva è irrilevante, ma può diventare anch’essa pericolosa come
nel caso registrato negli anni ’60 ’70 quando, in deroga alle leggi
regionali sulla pesca, il coregone (bondella) veniva pescato nel
suo periodo di riproduzione, senza rispettare il limite di cattura: spesso
nel carniere di un solo pescatore finivano più di 50 pesci, contro le 10
catture consentite. Basta moltiplicare questo semplice dato per il numero
dei pescatori, circa 300, provenienti da tutta la regione, per rendersi
conto di come abbiamo assistito impotenti all’estinzione del coregone (bondella).
Concludendo, non si può tacere il problema più preoccupante e,
paradossalmente, invisibile, quello accaduto il 26 aprile 1986 a seguito
dell’esplosione della centrale nucleare di Cernobyl. Le sostanze
radioattive trasportate dalle perturbazioni provenienti dalla Russia
rilasciarono una grande quantità di acqua contaminata dal cesio e come
dimostrano le rilevazioni effettuate dall’Assessorato alla Sanità,
inquinarono il territorio fino a rendere necessaria un’ordinanza, l’ unica
in Abruzzo, che vietava la pesca nel lago.
Quanto esposto in questo articolo non
può farci dormire sonni tranquilli.
L'allarme è sempre alto, tanto
è stato fatto, ma resta tanto altro da fare, in primis, sensibilizzare la
gente a rispettare l'ambiente.
E.G.
|

Il
Lago di Scanno di notte
(foto Archivio Scanno.org)
Galleria Immagini del Lago di Scanno...


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