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Assisi,
1182 - Assisi, la sera del 3 ottobre 1226
Da
una vita giovanile spensierata e mondana, dopo aver usato misericordia ai
lebbrosi (Testamento), si convertì al Vangelo e lo visse con estrema
coerenza, in povertà e letizia, seguendo il Cristo umile, povero e casto,
secondo lo spirito delle beatitudini. Insieme ai primi fratelli che lo
seguirono, attratti dalla forza del suo esempio, predicò per tutte le
contrade l'amore del Signore, contribuendo al rinnovamento della Chiesa.
Innamorato del Cristo, incentrò nella contemplazione del Presepe e del
Calvario la sua esperienza spirituale. Portò nel suo corpo i segni della
Passione. Il lui come nei più grandi mistici si reintegrò l'armonia con
il cosmo, di cui si fece interprete nel cantico delle creature. Fu
ispiratore e padre delle famiglie religiose maschili e femminili che da
lui prendono il nome. Pio XII lo proclamò patrono d'Italia il 18 giugno
1939. (Mess. Rom.)
Patronato:Italia,
Ecologisti, Animali, Uccelli, Commercianti, Lupetti/Coccin. AGESCI
Etimologia:
Francesco = libero, dall'antico tedesco
Emblema:
Lupo, Uccelli
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Non c'è dubbio:
Francesco di Assisi è il personaggio più celebre di tutta l'agiografia
cristiana: noto, ammirato e amato in tutto il mondo, anche in ambienti
assai lontani dalla Chiesa cattolica, dalla stessa cultura cristiana e
occidentale: per esempio nel lontano Oriente.
A lui si sono ispirati letterati di tutte le tendenze, artisti di tutte le
scuole, storici di qualsiasi impostazione; uomini politici e addirittura
rivoluzionari, che hanno visto in lui un apostolo della contestazione non
violenta un precursore dell'opposizione contro il materialismo e il
consumismo.
Perfino molte ribellioni, da quella medievale dei " Fraticelli "
a quella recentissima degli hippies, si sono rifatte, più o meno
esplicitamente a lui, Francesco di Pietro Bernardone, Poverello di Assisi,
amante riamato di Madonna Povertà, santo della rinunzia e cantore della
" perfetta letizia ", cioè della felicità nell'infelicità.
Ma è importante fissare i caratteri che garantiscono la fedeltà di San
Francesco a un ideale interamente cristiano, presentato e vissuto in modo
originalissimo, ma non mai gratuito o ribelle.
Prima di tutto, la sua aderenza costante all'insegnamento evangelico, alle
parole e alla figura stessa di Gesù. Un Gesù che Francesco di Assisi,
con geniale intuizione, presenta agli uomini del suo tempo ~ e di tutti i
tempi - come Salvatore per amore e con l'amore: non più o non solo
Signore onnipotente, Giudice supremo, Maestro indefettibile: ma fratello
tra i fratelli, sofferente tra i sofferenti, creatura amabilissima tra le
creature che lo amano e lo lodano: tutte le creature, anzi tutte le cose
create -dall'acqua alle piante, dalle stelle al fuoco, dagli animali alla
terra, e alla stessa morte. Ma soprattutto gli uomini, perché è per loro
che il Figlio di Dio si è fatto uomo; per loro è stato creato
l'universo; e creato con il piano dell'universale redenzione per mezzo
dell'amore già presente nella mente di Dio fin dal principio dei secoli.
Poi, la costante fedeltà di Francesco di Assisi alla Chiesa, mistica
sposa del Cristo. Una fedeltà testimoniata da infiniti episodi. Per ben
tre volte, a tre diversi Papi, il Poverello chiese l'approvazione della
sua Regola, la conferma e riconferma.
Perfino prima di " montare " il primo Presepe nella storia
cristiana, un presepe vivente - a Greccio, nel Natale del 1223 - chiese e
ottenne l'approvazione del Papa, per quella " novità ". Del
resto, all'inizio stesso della vocazione del Santo, il Crocifisso dipinto
di San Damiano, che ancora si conserva ad Assisi, aveva chiesto a
Francesco di restaurare la sua Chiesa. Di restaurarla, non di criticarla,
o combatterla, o neanche riformarla.
Costante fu poi in lui il senso della cristiana letizia, ben diverso dalla
tetraggine dell'errore. Introdotto per la prima volta, con i compagni,
alla presenza di Innocenzo III, cominciò a ballare dalla gioia. A San
Leo, durante una festa, predicò dicendo: " Tanto è il bene che mi
aspetto che ogni pena mi è diletto ". A Frate Leone dettò dove
fosse " perfetta letizia ": nella tribolazione e nella
persecuzione accettata per amore. E finalmente, nell'orto di San Damiano,
ad Assisi, ammalato, quasi cieco, piagato dalle Stigmate, dopo una
tormentosa notte insonne, intonò il Cantico delle Creature, il più alto
inno di ringraziamento e di lode.
In quella serena letizia morì, pochi mesi dopo, ad Assisi, il 4 ottobre
del 1226. Aveva vissuto quarantaquattro anni.
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Fonte:
Archivio
Parrocchia
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