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Il Costume muliebre di Scanno
tratto da: Il costume tipico femminile, Marco Notarmuzi Numerosi studi e ricerche hanno indagato sulle origini e l'evoluzione del costume femminile di Scanno ed evidenziano l'interesse che questo originale abbigliamento ha sempre destato negli antropologi e negli studiosi. L'abito femminile di Scanno è simile, almeno nelle sue componenti essenziali a quello dei paesi della Conca Peligna, dell’Alto Sangro e della Marsica, zone che confinano con questo straordinario paese adagiato su uno sperone di roccia lontano da ogni importante via di comunicazione e perciò poco soggetto a influenze e pressioni esterne. Proprio a causa di questo isolamento il modo di vestire delle donne di Scanno, non potendosi confrontare con quello di altri paesi, prese a evolversi in maniera autonoma, senza modelli a cui ispirarsi. Se a ciò si aggiunge la innegabile agiatezza di quasi tutte le famiglie del paese, si comprende come le donne, soprattutto le più giovani, cercassero, con accorgimenti vari e costosi ma comunque di cultura autoctona, di arricchire le diverse componenti del loro abbigliamento, per superare in eleganza le amiche e le... concorrenti. Si ebbe così una gonna sempre più ricca e voluminosa di panno pesantemente lavorato in pieghe strettissime che cadono perpendicolarmente al corpo allungandosi fino alle calcagna. E' confezionata con diciotto metri di stoffa, pesa quindici chili ed è impreziosita all’interno del bordo inferiore da una striscia di pannolana rosso piuttosto leggero alta non più di dieci centimetri, la pedéra, che la tutela dalla polvere e dal fango. L'attuale costume prevede un solo tipo di gonna, quello di panno verde scuro tessuto e tinto in paese, mentre fino agli ultimi anni del Settecento (periodo in cui il costume cominciò a subire delle modificazioni rimarchevoli) le gonne erano di colore diverso e non è improbabile, anche sedi difficile dimostrazione, che il colore e il tipo di stoffa adoperati stessero a indicare il ceto e la condizione sociale di chi indossava. Ju cummudene (il corpetto) si differenzia da quelli dei paesi limitrofi oltre che per il tessuto, che è sempre di panno, anche per a ricchezza delle maniche che sono molto larghe e che si restringono in minutissime pieghe ai polsi e all'attaccatura delle spalle. Si allaccia sul davanti con un’unica fila di bottoni che termina in un’inattesa bottoniera, la buttunera a triangolo rovesciato corredata di sei bottoni posti in doppio ordine. Nel costume festivo i bottoni sono d’oro e d’argento mentre in quello giornaliero sono di osso.
costume nuziale indossato da Stefania Orlando nel 2002 La pesantezza e la rigidità del tessuto di cui è fatto, nonché l’esigenza tutta femminile di avere una vita stretta e snella, costringano questo elegante giacchetto a una forma appuntita decisamente originale e forse unica. E guarnito inoltre da un’orlatura di seta che ne ingentilisce la linea donandogli una fattezza raffinata e sobria. Fu negli ultimi anni del Settecento che le ragazze, nell’intento di mostrare e valorizzare il loro raro indumento, presero ad annodarlo in una maniera nuova e diversa sollevandolo dal capo e tenendolo rigido con una fodera spessa e dura: la tocca. Aggiunsero poi, per aumentarne la leggiadria. una fascia di seta azzurra, ju fasciatore, che ricadendo vezzosamente sulle spalle arricchiva ancor di più questo nuovo capo di abbigliamento che chiamarono subito il "piccolo cappello": ju cappellitte. Nel volgere degli anni si è giunti con piccoli, naturali ritocchi all’attuale forma del copricapo del costume femminile di Scanno, tanto ammirato e anfanato. La ‘ngappatura ( il cappellino dei giorni feriali che deriva il suo nome dal latino "cappa" e, quindi, da "cappello"), è formata da un fasciatore di stoffa non pesante di lana nera e da una tocca di seta bianca che ne ingentilisce la foggia. Con l‘adozione del cappellitte e della ‘ngappatura, cadde in disuso la rezzola, a rete in maglie di seta, intessuta anch’essa di fili d’oro e d’argento, che raccoglieva, tutelandoli dal vento, i capelli delle donne di Scanno. Nacquero allora i "lacci” variopinti e preziosi cordoncini di seta che, avvolti a spirale alle trecce, coronano il viso in un alone di colori sorreggendo nello stesso tempo con eleganza il leggiadro cappellitte. I lacci acquisiranno poi un loro linguaggio e saranno rossi nella festa del protettore Sant'Eustachio, azzurri nella festa della Madonna delle Grazie e marroni in quella del Carmine. A Natale saranno variopinti e sgargianti mentre in caso di lutto stretto saranno neri. Il mezzo lutto sarà ricordato con lacci viola. All’amore sarà riservato il colore rosso vivo e per il giorno delle nozze la sposina aprirà il catenaccio con un immacolato paio di lacci bianchi.
Galleria di Immagini:(cliccare sulle immagini per ingrandirle) foto di Cesidio Silla e Archivio Scanno.org
un interessante articolo dal sito della Regione Abruzzo - Cultura:
Costumi Provincia de L'Aquila: Il Costume di Scanno
Ritratto di donna scannese, Maria Nicola Giandonato, di G.Carosi
courtesy by: http://www.valledelsagittario.it/cronaca_on_line/0704Aprile/Carosi.htm
L'abito scannese della seconda metà dell'ottocento: un'esempio di cambio culturale a cura di:
courtesy by: http://www.unich.it/hpcarta/abitoscanno.htm
A woman
of Scanno - Robert Austin 1927
http://www.allinsongallery.com/austin/scanno.html
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