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Scanno, gli ambienti d'altri tempi: lo stazzo
Tratto da: Scanno guida storico-turistica, Accademia dei Gelati - Scanno a cura di R.Accivile, N.Gualtieri, R.Nannarone - Roma, Settembre 1974
Lo
stazzo, in dialetto jacce, è il luogo dove si tengono le pecore e tutto
ciò che occorre per la loro custodia in montagna. E' costruito principalmente
in muratura, il più delle volte a secco (paijare), ma anticamente erano
anche di frasche e di tavole. Se lo stazzo si trova in luogo pianeggiante viene
detto posta. Lo stazzo si presenta principalmente così: il casone (rifugio per i pastori) è circondato dalle mandre (recinti per le pecore principalmente fatti con delle reti), in numero variante tra due e tre a seconda del numero delle pecore; a fianco delle mandre c'è il mungitoio fatto anch'esso con delle reti ed ha tanti posti per quanti sono i pastori abili alla mungitura; sul retro del casone c'è sempre un orto nel quale i pastori coltivano verdure e patate, principalmente le fuoja di jacce (una specie di broccoli di rapa), necessari e sufficienti al loro modesto pasto quotidiano. Davanti al casone sono
conficcati, in uno spianato di pochi metri quadrati, più furcecone (grossi
tronchi d'albero con monconi di rami) ai quali si appende la vescicchia (pecora
dissossata, salata e messa ad asciugare al sole).
Alla destra del casone vi è il vareldre:
luogo ove vengono posti i barili contenenti l'acqua.
I barili vengono coperti da una tenda
di lana per evitare che l'acqua si scaldi.
Accanto ai barili c'è ju tragne, un
secchiello di rame usato per bere l'acqua.
Grossi
anelli di ferro (vuccule) sono murati sul fronte del casone, ai
lati della porta, e servono per legarvi gli equini da caricare o scaricare.
Una
porta non molto larga immette nel casone composto principalmente di due
vani; quello anteriore, come su- perficie, è triplo di quello retrostante.
Sulla porta d'ingresso vi è una finestra di modeste dimensioni e serve anche
per l'uscita del fumo.
Alla
destra di chi entra vi è ju tumbàgne '(piano di legno inclinato con gli
orli protetti da regoli rialzati) sul quale si lascia scolare il formaggio della
giornata. Sotto di esso vi è una secchia per raccogliere il siero ed un
secchiello nel quale si conserva il caglio.
A
fianco al tumbàgne trovasi di solito ju rumbetore (specie di
zancola) che serve per rompere il formaggio man mano che si forma agitando la
massa del latte nel càccave (grosso caldaio), e ju rignuolo, spago
che serve a tagliare il formaggio entro il
càccave.
Alla
sinistra, entrando nel casone, vi è uno spazio vuoto per depositarvi le varde
(basti) degli equini adibiti al tra- sporto dell'acqua e della legna.
Sempre
internamente, a ciascun lato del primo vano vi sono due ordini di lettére (giacigli
di pali, frasche e pelli di pecora), che possono ospitare dai sei agli otto
pastori, uomini e schemézzi (pastori giovani addetti alla pulizia,
custo- dia ecc. del complesso) oltre allo scàgnamorra o scàgnatore (pastore
che accudisce la morra dei pastori che a turno vanno in licenza in paese).
Sopra ogni lettéra, e
propriamente vicino al guanciale formato da un sacco pieno di paglia con sopra
una pelle, trovano posto la scudèlla (piatto di legno), la forchetta ed
il cucchiaio, il corno dell'olio, il pane.
Appiccato al forcicone che sostiene la lettéra,
che nel lato opposto è sostenuta da un palo conficcato nel muro, ogni
pastore tiene ju bucche (specie di tascapane) nel quale sono riposti gli
oggetti più delicati: pennello per barba, rasoio, sapone, specchietto, borsa di
cuoio con il sale e la piccolissima scure che si usa per i lavori di intaglio.
Infatti quasi tutti i pastori, specie
gli anziani, lavorano il legno che essi stessi tagliano per farne struvolatùre
(tavola seghettata per lavare i panni), piatane (grosse guantiere con
i bordi rialzati sulle quali si sceglie il grano per liberarlo da semi
estranei), chianchétte (sgabelli di legno a volte impagliati con
giunchi), vatt'làrde, segniért, cucchiara, furchettone...
Nel mezzo del casone è scavato
un fosso profondo 30 o 40 cm., lungo circa un metro e largo 70 cm. detto fornèlla,
nel quale il fuoco arde in tutte le ore per la confezione del formaggio e
della ricotta e per la cucina dei pastori.
Càccave
e culture (caldaio più piccolo del càccave) vengono
sorretti sul fuoco da un palo che passa per due ma- niglie di ferro inchiodate
ai lati della fornèlla.
A
questi sostegni sono legate due corde che servono ad alzare o abbassare i caldai
per avvicinarli o allontanarli dalla fiamma.
Attorno
alla fornèla sulle chianchétte si siedono i pastori per
consumare i pasti o riscaldarsi ed asciugare i loro abiti: pulcioni e strangunére,
nei giorni di pioggia. Il pulcione è una grande giacca fatta di
pelle cucita dagli stessi pastori. Le strqngunére sono due pezzi di
pelle che i pastori si avvolgono alle gambe tenendole fisse a mezzo di spaghi.
Il fumo abbondante ed acre che si
produce esce attraverso le mal connesse tavole del tetto, per la finestra di cui
si è parlato, per la porta d'ingresso e per un'altra finestra simile alla prima
che trovasi ad essa dirimpetto nel secondo vano.
Dirimpetto alla porta d'ingresso ve n'è
un'altra di uguale grandezza che immette al secondo vano.
Ai lati di questa sono scavati due
ripostigli nei quali vengono posate le lucèrne (specie di lumi a
petrolio fatti di stagno a forma di cono), le cote (pietre adatte per
arrotare le scuri ed i coltelli), bottiglie con petrolio e con disinfettanti
necessari a curare piaghe e ferite degli ovini, specie arieti, e degli equini.
Nel
secondo vano trovano posto le vescicchie già secche, formaggio e ricotte
dopo ventiquattro ore dalla loro confezione e per tre giorni, giacchè la pesànna
(formaggio e ricotta) si porta in paese settimanalmente; le frescèlle (cestelli
di giunchi per il formaggio) ed i recuttéle (cestelli per la ricotta); i
cambesére: cesto rotondo nel quale vengono posti 10 o 12 cestelli
piccolissimi per le cambosèlle (ricotta tenerissima, la prima che nasce
dal siero dopo che si toglie il formaggio, e sulla quale vengono posti dei
dischi di formaggio fresco).
Spesso
nella parte centrale del cambesàre viene posto lo scallàto: formaggio
fresco tolto dal siero prima che indurisca.
Trovano
posto inoltre, nel secondo vano, le varde (basti), le reti di ricambio, i
mezzuòcchi (specie di grossi martelli di legno che servono per
conficcare i pali), le secchie dopo la mungitura, pelli asciutte, sacchi
contenenti la crusca o la farina d'orzo per il pasto dei cani quando non si
mungono più le pecore o quando il siero è in piccola quantità, funi, il sacco
con il sale del padrone necessario per la salagione delle
vescicchie.
L'orto
è recinto da frasche conficcate nel suolo ed intrecciate fra loro con rami
secchi, per evitare l'ingresso degli ovini ed equini. I pastori accedono
all'orto per un cancello di legno fatto da essi e sostenuto da due grossi
tronchi di faggio.
(2)
Il paragrafo è tratto dalla tesi di laurea della prof. Ciancarelli
già citata. Per i termini dialettali della pastorizia ci siamo atte- nuti a
NOTARMUZI, Voci della pastorizia scannese, in La Foce n. 284,
290,295,296,297,306 e 307.
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