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Ambienti d'altri tempi: la casa Welcome to Scanno - L'Aquila - Abruzzi - Italy - "The Pearl of Abruzzo"
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Scanno, gli ambienti d'altri tempi: la casa
Tratto da: Scanno guida storico-turistica, Accademia dei Gelati - Scanno a cura di R.Accivile, N.Gualtieri, R.Nannarone - Roma, Settembre 1974
Il
tradizionale tipo della casa scannese, di origine prettamente italica, va
scomparendo.
Ha
la scalinata esterna (cemmàusa) che termina con un ballatoio o
pianerottolo.
Gli
scalini (le schele) di pietra, sono sorretti da un arco.
Al
di sopra della scalinata ed a protezione di essa dalle intemperie vi è una
tettoia, formata da travi di faggio o di quercia che sostengono numerose
tavolette di faggio (scanzule) sulle quali sono poggiate le tegole
(pinci)
che un tempo si fabbricavano a Scanno.
Entrati
nella casa ci si trova nella cucina, caratteristica per il gran camino
(ciummunéra)
intorno alla cui cappa, su un poggiuolo di legno, sono poste caffettiere di
rame o di stagno (ciucculattére), pentole
(pegnote) di terra cotta di tutte le dimensioni e spesso di rame, tostacaffè,
ferri da stiro formati da un ferro pieno e da un manico, ed altri oggetti.
Al
di sotto della cappa, ai lati del focolare, vi sono: ju zuffulatùre (soffietto
fatto con la canna di un fucile), ju murcuncille (scopettino di saggina),
i chépefuoche (alari spesse volte artistici e bellissimi), i
trispede
(treppiedi) sui quali si posano tegami, piccoli caldai e le
frissàure (padelle).
Nelle
case delle famiglie agiate, vicino al focolare, vi è ju banche (lunga
panca) con spalliera alta per proteggere la schiena e le spalle di chi si scalda
dalle correnti di aria fredda, varie sedie impagliate con giunchi, nonchè varie
priézzule (banchetti bassissimi a volte bucati nel centro) di legno,
usate come sedili dalle donne e dai bambini.
Addossata ad una parete vi è la mesa (madia) nella
quale
si impasta il pane ed i maccheroni. La madia ha uno spianatoio mobile (fazzatora) sotto al piano mobile e due cassetti,
dentro i quali si conserva la rasora (raschietto che serve per pulire il
fondo della madia), ju
sagniére (paletto cilindrico che si usa
per stendere la pasta), la tàjaségne (tavola per tagliare la
priétula
- pasta ridotta in lamine ampie ma sottili) e la cutàrna (chitarra)
per tagliare i maccheroni all'uovo.
Scavato
in una parete della cucina sta ju
cuncare (specie di stipo senza porta)
nel quale si pongono le conche con l'acqua. Vicino al concaio vi è
ju piallare
nel quale i piatti posati su una tavola infissa nel muro vengono sostenuti
da regoli di legno.
Al
di sotto od a fianco del piattaio sono appese le chettàure (caldai) di
rame usate per cuocere la minestra.
Al
di sopra o al lato di questi vi sono dei ferri lunghi che servono per sostenere
i coperchi per le pentole e per i caldai, la vrocca (spiedo) ed i
vreccucce
(piccoli spiedi), le cucchiare (cucchiai di legno lavorati dai
pastori), le furclne (forchettoni di legno) ed il
vatt'làrdo (battilardo).
Molto
in alto sono appesi ju
vacctle (bacile) di rame e le
cuncaplane (grossi
bacili di rame usati per lavare i panni).
Nelle
vicinanze del focolare od in mezzo alla cucina vi è un tavolo allargabile
mediante sollevamento delle tavole laterali che normalmente pendono in giù e
che serve come tavolo da pranzo.
Nelle
case delle famiglie agiate dalla cucina si passa nella rétecucina (dietro-cucina)
dove si lavano i piatti ed i panni. Queste operazioni nelle case modeste si
fanno in cucina. Dalla cucina si accede nelle camere da letto nelle quali si notano subito letti altissimi sostenuti da piésule (cavalletti di legno o di ferro) sui quali poggiano tre o cinque tavole di faggio a seconda che il letto sia ad una piazza o a due.
Su
di esse sono disposti i
péiericce (pagliericci)
pieni quasi sempre di foglie essiccate
di granoturco ed il materasso che si avvolge in un panno (panne de
liette).
Anche
i rejére (guanciali) sono molto alti. Ai lati del letto vi sono uno o
due culunnétte (comodini) e se necessario la
rettrélla (culla)
di legno, alta quanto il letto.
Dirimpetto al letto vi è
ju cummò (cassettone).
Non manca il lavabo sostenuto da un treppiede di legno o di ferro.
Gli abiti vengono conservati dentro
ju guàrdarroba (armadio), mentre nel cassettone si conserva la biancheria.
Sul cassettone vi è la tulétta (specchiera) messa su un
cassettino dentro il quale si pongono le scupétte (spazzole),
j' piéttene
e le strecce
(pettini di varia forma).
Mai
manca nella camera da letto la càscia (baule) che serve da forziere.
Ogni
casa ha ju funneche o
suttàna (cantina) dove si tengono la legna
da ardere, i carboni, le provviste alimentari, la tina per preparare la lisciva,
la callàra (grosso caldaio) per far bollire la biancheria da lavare o
per tingere le stoffe di panno.
Nelle case a due piani il primo comprende la cucina,
il retro-cucina, la despènsola
(dispensa), la camera da pranzo che serve anche da camera di trattenimento.
Dal
primo piano si accede al secondo o a mezzo di una stretta scala di gradini ad
alzata piuttosto alta e quindi scomoda, o proseguendo l'ascesa per la
cemmàusa.
In
questo secondo caso, la gradinata esterna ha un pianerottolo all'altezza del
primo piano ed uno all'altezza del secondo.
Nella parte esterna della gradinata vi
è un muro alto non meno di un metro e coperto da lastroni di pietra o una
ringhiera di regoli di legno.
Nelle
scale interne dal primo al secondo piano, i gradini sono in muratura, coperti da
mattoni di terracotta tenuti fermi da un regolo di legno di faggio. L'ingresso
al secondo piano è, di solito, una stanzetta con finestra che dà sulla
scalinata esterna e, comunque, sul prospetto principale.
Questa
stanza è adibita a ripostiglio. Vi si trovano cassoni di legno massiccio
racchiudenti biancheria, vestiti, stoffe fabbricate a Scanno, coperte.
Vi si trova anche un mobile speciale che si fabbrica a Villalago e che viene chiamato arcùccio (piccola arca) formato da sottili tavole di faggio che entrano una nell'incastro dell'altra e che non hanno chiodi di ferro.
Sono,
per lo più, nella parte esterna piene di geroglifici incisi a fuoco.
Da
questa camera si accede alle camere da letto, in numero di due o tre.
II pavimento di queste camere è formato
da mattoni di terracotta di forma rettangolare; le volte, di solito di frasche,
tenute ferme da malta di gesso.
Al di sopra delle camere del secondo piano vi sono le soffitte
praticabili (tàmblatùre), molto alte, alle quali si accede attraverso
una botola chiusa da uno sportello di legno (vuccitt’) che si raggiunge
con una scala mobile a pioli. Dalle soffitte si esce sul tetto attraverso un
abbaino chiamato
barbacane.
Di
solito al secondo piano vi sono i balconi che mancano sempre al primo.
Fino
a poco tempo fa esistevano ancora dei balconi con la ringhiera di legno, come
pure delle finestre con imposte e scuri (spurtiéll') di legno, senza
chiusura di vetro.
(1)
Il paragrafo è tratto dalla tesi di laurea della prof. Ciancarelli, già citata..
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