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Le recensioni della "cinquina" per la Letteratura
La Fontana Sarracco sec.XVI e XVIII - Scanno
SCHEDA LIBROFOLCO QUILICIMARE ROSSO
L’AUTOREBIOGRAFIA Folco
Quilici è nato a Ferrara nel 1930 da Nello Quilici, storico e giornalista e
Mimì Buzzacchi, pittrice. Il nome di
Folco Quilici si associa da tempo alla conoscenza del rapporto tra uomo e
mare. Con film: "Sesto Continente" (Premio Speciale alla Mostra del Cinema di
Venezia del 1954), "Ultimo Paradiso"
(scritto con Ennio Flaiano, Orso d'Argento al Festival di Berlino del 1956),
"Tikoyo e il suo pescecane"
(scritto con Italo Calvino, Premio Unesco per la Cultura del 1961), "Oceano"
(Premio Speciale Festival di Taormina del 1971) e "Fratello
Mare". E' del 1991 il suo film di fiction a grande schermo tratto dal
suo romanzo "Cacciatori di Navi"
(presentato e premiato a Umbria Fiction nel 1992)
Nel campo dei medio e corto metraggi sono oltre trecento i film a
carattere culturale da lui realizzati. Da ricordare due opere presentate fuori
concorso alla Mostra del Cinema di Venezia: Gauguin
(1957), L'angelo e la Sirena (1980)
e la nomination all'Oscar nel 1971, per Toscana uno dei sedici film della
serie Italia dal Cielo alla quale hanno collaborato - dal '64 al '79 - nomi di
massimo prestigio della letteratura italiana come Calvino, Sciascia, Silone,
Praz, Piovene, Comisso. Questi film sono stati trasferiti su DVD con un
programma di perfetto restauro, iniziato nel 2002, che si concluderà entro il
2005.
L'attività di Folco Quilici ha trovato vasto spazio nei programmi
culturali della Televisione in Italia e all'estero: dal reportage Tre
volti del deserto ('57) alle Serie
in cooproduzioni europee come Alla
scoperta dell'Africa ('64/'65), Malimba
('66), India ('66/'67), Islam ('68/'69), Alba
dell'uomo ('70/'75), Mediterraneo
('71/'76), I mari dell'Uomo
('71/'74), L'Uomo Europeo ('76/'80)
e molti altri titoli sino a Il rischio e
l'obbedienza ('90/'92), Archivi del
tempo ('88/'93), L'Avventura e la
Scoperta ('90/'93), Viaggi nella
Storia ('92/'93), Arcipelaghi
('93/'95).
Per i tredici film della Serie Mediterraneo e gli otto di Uomo Europeo
Quilici ha avuto a fianco, uno dei maggiori storici del nostro tempo, Fernand
Braudel. Hanno anche prestato la loro consulenza l'antropologo Levi Strauss,
il paletnologo Leroy-Gouran. L'archeologo Sabatino Moscati ha guidato Quilici
nelle Serie dedicate all'archeologia subacquea ("Mare
Museo" - 1988-'92), sui Fenici ("Sulle rotte di porpora" 1987-'88). Con l'archeologo George
Vallet ha realizzato "I Greci
d'Occidente".
Dal 1992 al 1999 ha eseguito per l'Istituto Luce e la RAI, come regista
"L'Italia del XX secolo",
65 film su testi degli storici De Felice, Castronovo e Scoppola Dal 1997, ha
iniziato per RAI 3, la Serie "Alpi",
in collaborazione con il CAI (Club Alpino Italiano): otto film dedicati alla
natura e alle genti dell'arco montano. In vendita come video-libri VHS. Nel 2000, per
la rete franco tedesca Arté ha prodotto "Kolossal",
lungometraggio culturale e nel 2002, con la stessa coproduzione, "Il Mondo di Pinocchio". Ha concluso
anche la Serie "Italia Infinita", cinque film prodotti per RAI 3, RAI
International e reti televisive internazionali. In vendita come video-libri
VHS. Nel 2003 poi,
ha curato la realizzazione di sei film dedicati ai suoi viaggi nelle isole del
mondo (Di Isola in Isola), di cui è prevista la messa in onda televisiva e la
successiva vendita come video-libri nei primi mesi del 2004.
Premi internazionali hanno riconosciuto il suo impegno per la TV
culturale in questo campo: dal Premio della Critica Francese per la regia
della Serie "Mediterranéé"
al Premio della Critica italiana per "India"
(1966), di nuovo attribuito a "Alba
dell'Uomo" (1975) e a "Festa
Barocca" (1983). Il più recente riconoscimento (1995) è la
"Targa d'Oro Europea" per il suo impegno nel cinema
storico-culturale.
Il suo romanzo, Cacciatori di
Navi è stato pubblicato anche negli Stati Uniti con il titolo Danger
Adrift. Tra il 1976 e il 1979 ha diretto La Grande Enciclopedia del Mare. Nel
'74/'75 è stato coautore dei due volumi La
Mediterranée, editi in Francia con la Direzione di Fernand Braudel. Nel
1997 gli è stato assegnato il "Premio Internazionale Cultura del
Mare" per le sue opere sui mari d'Italia. E nel luglio 2000 gli
è stato assegnato il "Tridente d'Oro alla Carriera" dall'Accademia
delle Arti della Scienza Subacquea. Sta
collaborando, dal 2002, a una serie di volumi illustrati di Luca Tamagnini
dedicati dal Ministero dell'Ambiente alle aree protette dei mari italiani. I
primi titoli sono: "Asinara", "Arcipelago Toscano" e Tremiti". In
preparazione i volumi dedicati alle Isole Egadi e all'Arcipelago della
Maddalena. Attualmente il
suo principale impegno è come scrittore nella narrativa. Già nel 1997
aveva edito con Mondadori "Cielo
Verde", romanzo entrato nella classifica dei libri più venduti in
Italia. Nel giugno '98
il romanzo "Naufraghi". Nel 1999 con il suo romanzo "Alta
Profondità", anch'esso entrato nella classifica dei libri più
venduti. Il sequel
narrativo iniziato nel 2001 con "L'Abisso
di Hatutu", pubblicato da Mondatori, continua nel 2002 con "Mare
Rosso" che ha incontrato un vasto favore di pubblico e continuerà, nel
2003 con il quarto romanzo "I Serpenti di Melqart". In
collaborazione con la moglie Anna, sono state presentate due "biografie
avventurose": "Amundsen" (1998) e "Jack
London" (2000), Edizioni Piemme; quest' ultimo nel 2001 ha vinto il
"Premio Chianciano" e il "Premio Castiglioncello". Quilici
collabora alla stampa italiana e internazionale. Dal '54 scrive su Life,
Epoca, Panorama, Europeo, e altri periodici nazionali e internazionali;
e su vari quotidiani tra i quali La Stampa, Il Corriere della Sera e Il
Giornale. Ha vinto il "Premio Italia" di giornalismo nel 1969; e nel
1990 il "Premio Giornalistico Europeo". Nel '94 la
"Penna d'oro" per i suoi servizi sull'Africa. Nel '97 gli è stato
conferito il "Premio Marforio-Campidoglio per la Carriera, per il
giornalismo culturale". E nel '99 il "Premio San Giorgio" per
l'insieme dei suoi scritti. Ha tenuto corsi
all'Università di Bologna (1966-67) di Berlino (1991), al Centro Sperimentale
di Cinematografia (1995), all'Università Cattolica di Milano (1998), alla
Terza Università di Roma (2001-2002). Dal 1985 al 1989 è stato il
responsabile di ORAO, il Centro di Formazione dell'Immagine Culturale. I cui
corsi sono ripresi nel 1997 e proseguiti nel 1998. E' tra i soci
fondatori dell'H.D.S. (Historical Diving Society). E' membro dal 2001 della
SOCIETA' GEOGRAFICA ITALIANA. Come fotografo
che opera dal 1949, accumulando un archivio d'oltre un milione d'immagini a
colori e in bianco e nero, Folco Quilici è stato dichiarato "Great
Master for creative excellence" dall'International Photo Contest 1998. Nel Febbraio
2002 Folco Quilici ha ricevuto il Premio NEOS, dell'Associazione Giornalisti
di Viaggio, per la sua attività di scrittore. Dal febbraio
del 2003 ha la responsabilità di dirigere l'Istituto Centrale per la Ricerca
Scientifica e Tecnologica Applicata al Mare, ICRAM. IL
LIBRO
DATA
DI PUBBLICAZIONE : DICEMBRE 2002 EDITORE: MONDADORI COLANNA:
OMNIBUS CLASSIFICAZIONE:
LETTERATURA ITALIANA: ROMANZO PAGINE:309 Nel suo ultimo romanzo, Folco
Quilici narra la ricerca di un tesoro nascosto in un mercantile inglese
affondato a fine '800 tra i reef delle Isole Dahlak. Durante le perlustrazioni,
gli archeologi subacquei già protagonisti dei suoi
precedenti romanzi, non rinvengono il mercantile, ma
il relitto di un sommergibile italiano affondato durante la Seconda Guerra
Mondiale, nel 1941. Di quel sommergibile non si
conosce il motivo della missione segreta nel mare africano, fino a quando un
colpo di scena dà il via a una serie di eventi drammatici e sorprendenti. Sullo sfondo di una lunga
avventura, l'autore evoca la reale, tragica vicenda dei sommergibili italiani
in Mar Rosso. Dopo
"Alta Profondità" e "L'Abisso di Hatutu", continuano le
avventure degli archeosub Marco Arnei e Sarah Morasky La
perenne ricerca è l'impressione che dà ancora a 72 anni Folco Quilici,
giornalista, scrittore e fotografo da sempre sulla cresta dell'onda. Sono
tantissimi i riconoscimenti italiani ed internazionali che continuano a
consacrarlo come uno dei nomi di massimo prestigio nella cultura del mare. Le
sue pubblicazioni sono entrate nelle classifiche annuali dei libri più
venduti ed hanno fatto il giro del mondo. Dopo "Alta profondità" e "L'Abisso
di Hatutu", Folco Quilici pubblica un nuovo romanzo - "Mare
Rosso", edito dalla Mondadori -
che completa la trilogia. L’intreccio Con l'aiuto del fedele Juv, i
due protagonisti Marco e Sarah continuano le loro imprese sottomarine
nell'arcipelago delle Dahlak, nel sud del Mediterraneo di fronte alla Dancalia,
una zona arida in superficie, i cui fondali sono coperti da una foresta
madreporica multicolore e rigogliosa, senza pari al mondo. Marco e Sarah
scopriranno ben presto che le acque vicino all'isolotto di Dur-Ghella - dove
hanno deciso di porre il Campo base delle operazioni che intendono compiere -
sono da sempre teatro di un vasto e redditizio traffico di armi e droghe,
oltre che un antico mercato di merce umana. Grazie all'ingente somma di denaro
guadagnata con la Missione Hatutu, il professor Arnei è alla ricerca del
relitto del piroscafo Elizabeth, una nave da trasporto inglese proveniente da
Bombay, dove aveva caricato preziose statue, naufragata ai primi del '900. Gli
sviluppi della sua ricerca saranno però molto diversi da quelli preventivati:
scoprirà, infatti, che il relitto trovato è in realtà quello di un
sommergibile carico di denaro fuori corso, e si troverà a dover salvare
Sarah, sequestrata da una flottiglia di pirati che richiedono, in cambio della
sua liberazione, la consegna del presunto tesoro. L'azione
del romanzo si svolge nel Mar Rosso, teatro di una tensione internazionale
caratterizzata da accanite lotte tra bande rivali. Ad incendiare il tutto vi
è, inoltre, un contrabbando di droga, armi e bambini che esiste fin dai tempi
più antichi nello Stretto di Bab-el-Mandeb - appunto la "Porta del
Mare" - tra Africa ed Arabia. Si tratta di un luogo tutt'oggi infestato
dai pirati e, quindi, molto pericoloso. Qualche tempo fa, addirittura, una
barca fu attaccata e l'equipaggio si salvò solo grazie alla reazione
dell'armatore che aveva portato con sé un fucile a pompa. Relazione Ancora una volta è possibile
cogliere, leggendo le pagine del libro, che la trama è il frutto di una
grande ricerca, sia storica che scientifica: la pirateria,la storia dei
sommergibili italiani nel Mar Rosso. Su questi fatti storici, si
inserisce la nuova avventura dei due archeologi che dovranno penetrare il
relitto di questo ignoto sommergibile, di cui non esiste traccia alcuna. I due protagonisti, gli
stessi degli altri 2 romanzi, pensano e vivono tramite la leggiadra penna di
Quilici che li veste di valore professionale e di strategia esistenziale,
qualità necessarie a farli sopravvivere alle avventure. Sebbene
si tratti di personaggi inventati, l’autore trae ispirazioni da persone che
ha conosciuto realmente che, con grande abilità, strumentalizza a favore
della narrazione. Ad esempio, il suo aiuto operatore subacqueo e grande
maestro Masino Manunza gli ha ispirato il mitico
personaggio di Juv, il subacqueo sardo dal forte cinismo, ma anche dalla
grande saggezza. La tecnica narrativa
che vede intrecciarsi dialoghi ed eventi remoti in un perfetto equilibrio,
reso possibile da una penna che guida le azioni dei suoi eroi, fa di Mare
Rosso, un romanzo accessibile a tutti, dai bambini ai novantenni; cioè a
tutti quelli che viaggiano con la fantasia e sognano di vivere incredibili e
meravigliose avventure. Ecco perché, lo stesso Quilici, in un’intervista ha
detto che i 2 ingredienti principali del suo romanzo sono: la
fantasia e la scienza, intesa come storia, biologia e tecnica della
navigazione Inoltre, il lettore ha, a
volte, la sensazione di vedere con i suoi occhi le scene descritte, quasi come
se si trattasse di sequenze cinematografiche. Si tratta, nella
sostanza, di un thriller avventuroso che riesce didatticamente a porre
l’accento su una “pagina
ignorata della nostra storia”.
SCHEDA LIBROGAO XINGJIANLA MONTAGNA DELL’ANIMA
L’AUTOREBIOGRAFIA Gao
Xingjian, narratore, saggista, drammaturgo, traduttore e pittore, è nato a
Ganzhou (provincia del Jiangxi) nella Cina sudorientale, nel 1940. Studia
all’Università di Lingue Straniere di Pechino e diventa traduttore di
lingua francese. Traduce alcuni classici del Novecento e, dopo alcuni anni di
“rieducazione” imposti dalla rivoluzione culturale, si afferma sulla scena
letteraria con il Primo Saggio
sull’arte del romanzo moderno (1981) e con alcune opere teatrali come Fermata
d’autobus (1983). In un clima
politico sempre più ostile e soffocante, Gao decide nel 1987 di lasciare la
Cina e nel 1988 approda a Parigi dove vive tuttora. Qui conclude il suo
capolavoro La Montagna dell’Anima
(1990), e dopo i fatti di Tienanmen scrive il dramma La
fuga (1989). Dal 1998 è
cittadino francese. Nel 1999
pubblica il suo secondo grande romanzo autobiografico, Il
libro di un uomo solo. Nel 2000 Gao
ottiene in Italia il Premio Ferocia; in ottobre, l’Accademia Reale di Svezia
gli assegna il Nobel per la letteratura. Nel 2001
Rizzoli ha iniziato la traduzione integrale delle sue opere con i racconti di Una
canna da pesca per mio nonno e Per
un’altra estetica, il catalogo
di una mostra della sua produzione figurativa.
IL
LIBRO
DATA
DI PUBBLICAZIONE :GIUGNO 2002 EDITORE: RIZZOLI CLASSIFICAZIONE:
LETTERATURA ITALIANA: ROMANZO AUTOBIOGRAFICO TRADUZIONE
DAL CINESE DI MIRELLA FRATAMICO PAGINE:640 L’intreccio In Cina, agli
inizi degli anni ’80, il protagonista della “ Montagna dell’Anima”
semplicemente designato dal pronome personale “Io”, intraprende un viaggio
per sfuggire alle preoccupazioni “ Noie” della vita della capitale. Il caso-
2 tazze da thé sul tavolino del compartimento del treno cozzano - lo mette alla
ricerca di una misteriosa montagna. A partire da questo momento, il romanzo
coinvolge il lettore in un viaggio spirituale dai contorni indefiniti attraverso
una Cina sconosciuta, di una ricchezza infinita.: conquista dell’amore e della
verità, della saggezza e della purezza, il ritorno all’infanzia; durante la
narrazione “io” diventa
“tu” e le due voci si alternano e si confondono in una struttura narrativa
sublime e moderna.. Relazione L'opera di
Gao Xingjian, premio Nobel per la letteratura nel 2000, è stata rifiutata dalla
patria cinese, che il versatile artista di Pechino ha abbandonato nel 1987 per
vivere a Parigi. Il suo capolavoro, "La Montagna dell'Anima", non può
essere considerato un romanzo strettamente politico, per quanto contenga alcuni
passaggi critici nei confronti della Rivoluzione Culturale, perché questo
scenario fa da sfondo alla ricerca filosofica della natura dell’Anima. Ha
molta importanza anche la descrizione dei paesaggi, delle tradizioni e delle
popolazioni della Cina sud-orientale, ma neppure il viaggio (fisico) può dirsi
tema centrale del libro. "La Montagna
dell'Anima", difficile da classificare e scomporre, è un'opera che parla
di se stessa e riflette sul significato della letteratura e della vita. E'
simile ad uno specchio, dove l'autore e il lettore possono osservare la propria
immagine, suddivisa in mille riflessi di luce e d’ombra. Un "io",
che segue il percorso del Fiume Azzurro e un
"tu", che cerca la Montagna dell'Anima e racconta storie a una
"lei", incontrata per strada. I luoghi del
romanzo hanno un nome, che evoca antiche leggende cinesi ed eventi storici, ma
ai personaggi basta un pronome, perché sono tutte emanazioni di uno stesso
soggetto, che nella scrittura si scompone per cercare la propria anima. L’attenzione
del lettore viene rapita dall’uso dei pronomi personali soggetto rispetto ad
un protagonista che vive, sente e prende forma nel dispiegarsi delle pagine. La descrizione dei luoghi e dei vissuti
riecheggiano nell’animo del lettore alla maniera
proustiana. L’identificazione
dell’io, il racconto esperienziale di una vita che viene riletta con occhi
diversi, più adulti e consapevoli di un qualcosa che non torna e non tornerà
più. Ed infine, la
temporalità dell’intreccio di un passato ed un presente che si alternano
tracciando i diversi percorsi della mente attraverso un linguaggio puro e
limpido, la cui musicalità accompagna i contorni simbolici e metaforici delle
immagini descritte. E’,
sostanzialmente, il viaggio di un’Anima alla ricerca del suo senso nelle
pieghe dei luoghi del vivere esistenziale. Si tratta,
certamente, di un’opera autobiografica di una profondità incomparabile. "La Montagna dell'Anima", ispirato
a un viaggio compiuto dopo un'errata diagnosi di tumore, fu edito per la prima
volta a Taiwan nel 1991,oggi, è diventato un’opera monumentale.
SCHEDA LIBROANTONIO FRANCHINIQUANDO SCRIVIAMO DA GIOVANI
L’AUTOREBIOGRAFIAFranchini
è nato a Napoli nel 1958 e ha cominciato giovanissimo a lavorare
nell'editoria. Il
suo esordio letterario data 1991, quando pubblicò presso Leonardo, Camerati,
una straordinaria raccolta di racconti autobiografici da
cui erano desumibili le cifre stilistiche e tematiche che l'autore avrebbe
sviluppato successivamente con Quando
scriviamo da giovani, Quando
vi ucciderete maestro ? (1996) e Acqua,
sudore e ghiaccio (1998), e il romanzo
L’abusivo (2001). Ha
pubblicato racconti e saggi critici in volume e su numerose riviste ed ha
partecipato all’antologia di scrittori meridionali Disertori
(2000). A tutt 'oggi vive a Milano e lavora a Segrate, presso Mondadori, in qualità di editor della narrativa italiana. IL LIBRO
DATA
DI PUBBLICAZIONE : 2003 EDITORE: AVAGLIANO A& EDITORE CLASSIFICAZIONE:
LETTERATURA ITALIANA: RACCONTI PAGINE:256 L’intreccio È la raccolta di quattro racconti scritti parecchio tempo fa. Sullo sfondo di
campi di calcio, banchi di scuola e aule di università, i protagonisti
crescono, condividono storie, battaglie, passioni e delusioni, finché le loro
strade non si dividono. I primi
tre racconti sono luoghi in cui i ragazzi, gli adolescenti, i giovani vivono
immersi nelle proprie realtà come sospesi in altre dimensioni, che sono, di
volta in volta, la politica per gli adulti, la condivisa estraneità di una
lingua morta – il latino, la passione per la poesia e la letteratura. L’ultimo
racconto, che dà il titolo al libro, narra di un’amicizia “ritrovata” in
un’epoca di resoconto esistenziale; i personaggi ripercorrono i ricordi della
giovinezza: un bilancio di
entusiasmi e delusioni legato ad esperienze non vissute o rilette in prospettiva
di adulti che si rivolgono al passato. Un’amicizia che coincide con il tempo
storico della resa dei conti, appunto del bilancio personale spesso accompagnato
da malinconia e da rimpianto. L’età della “saggezza” e
dell’”equilibrio”, quindi, spesso vuota e triste perché è trascorso del
tempo, un tempo che non paga più. È
dunque un libro sulla giovinezza: chi l'ha vissuta in quegli anni e in quei
luoghi ritroverà in queste pagine i suoi
ricordi; chi era altrove, vi
sovrapporrà i suoi anni e i suoi luoghi, ma con lo stesso identico spirito. La
relazione Al
di fuori di ogni scuola o etichetta, Antonio Franchini resta uno dei migliori
narratori italiani, forse ascrivibile a una sorta di "realismo" che,
tuttavia, non ha nulla di minimalista né di neocarveriano (aggettivi che
tuttora fanno la gioia degli scrittori a cui vengono appiccicati addosso). Il
filo rosso di quest’opera è rappresentato, ancora una volta, dal rapporto
inscindibile che esiste tra letteratura
e realtà. Questa
relazione riflette una bipolarità tra oggettivo e soggettivo: da un lato c’è
il mondo, la vita, il grottesco ed il tragico, ma comunque oggettivo;
dall’altro c’è una potente vena di autobiografismo. Vita
ed autobiografia sono i poli della narrativa di Franchini in cui il
destino esistenziale si crea nella scrittura.
SCHEDA LIBROROBERTO ALAJMOCUORE DI MADRE
L’AUTOREBIOGRAFIARoberto
Alajmo è nato a Palermo il 20 dicembre 1959. Dal
1988 lavora come redattore alla sede siciliana della Rai. Ha svolto il ruolo
di critico teatrale al Giornale di Sicilia. Collabora abitualmente da
editorialista con le pagine di Palermo di Repubblica e tiene una rubrica sulla
rivista Diario della Settimana. Ha
pubblicato il racconto Una serata con
Wagner (Novecento, 1986) e poi i volumi Un lenzuolo contro la mafia (Gelka, 1993), Epica della città normale (Edizioni della Battaglia, 1993), Repertorio
dei pazzi della città di Palermo (Garzanti, 1994), Almanacco
Siciliano delle morti presunte (Edizioni della Battaglia, 1997), Le scarpe di Polifemo (Feltrinelli, 1998, Premio Arturo Loria). Nel
2001 si è aggiudicato il Premio Letterario Mondello Città di Palermo con Notizia
del disastro (Garzanti, 2001), un’analisi sulla sciagura aerea del 1978
avvenuta a Punta Raisi, con interviste ai sopravvissuti. Del
gennaio 2003 è Cuore di madre (Mondadori).
Per
il teatro è autore delle commedie: Seicentocinquantamila senza contributi (debutto a Palermo, Museo
delle Marionette, 1990), Repertorio dei
pazzi della città di Palermo (premio Eti - Progetto giovani, debutto a
Roma, Teatro Valle,1995) e Centro
divagazioni notturne (debutto a
Palermo, Festival del Novecento). Ha
scritto, inoltre, il libretto dell’opera Ellis Island commissionata dal Teatro Massimo di Palermo, per la
musica di Giovanni Sollima e con la regia di Marco Baliani. E’
stato docente a contratto di Storia del Giornalismo alla facoltà di Scienze
della Formazione dell’Università di Palermo e Consigliere
d’amministrazione del teatro Stabile di Palermo. Il
Repertorio dei pazzi della città di
Palermo è diventato, su Internet, un work in progress: Enciclopedia dei
Matti Italiani è un progetto di catalogazione sistematica dei pazzi che
abitano le città italiane. I risultati parziali della ricerca, in attesa di
essere raccolti in volume, vengono pubblicati settimanalmente su Diario.
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