Il Museo della Lana di Scanno
di Michele Rak da "La Foce"
Il Museo della lana di Scanno, un
piccolo paese in Abruzzo nell'Italia del Sud, è un museo di identità. È
stato progettato nel 1992 per recuperare, conservare e mostrare le ultime
tracce della cultura pastorale. La lana, la carne, il formaggio, il latte
delle pecore sono stati, per secoli, la principale risorsa delle comunità
della Valle del Sagittario. L’avvento dell’industrialismo ha messo in
crisi gradualmente anche le loro abilità e costumi. I coltelli, i
rastrelli, i carretti, i basti, le ceste e le loro tecniche di lavorazione
e modi d’uso sono spariti rapidamente sotto la pressione degli utensili
industriali. Anche i prodotti dell’allevamento delle pecore hanno
cominciato ad essere sostituiti da nuovi cibi, carni e lane. Molti paesi
come Scanno hanno cercato nel turismo una nuova posizione che ha
consentito la costruzione del centro storico e la conservazione di culti,
cibi e architetture.
Un museo di popolo Il Museo della
lana è stato allestito nel decennio in cui il paese ha cominciato a
ritrovare, in linea con pochi paesi italiani ed europei, il valore della
preparazione dei cibi in gran parte tratti dall’allevamento delle pecore -
formaggi, ricotte, carni – e poi di seguito dolci, marmellate, insaccati.
Il Museo è stato aperto nella sede
dell’ex mattatoio costruito al principio del Novecento con un accorta
operazione di archeologia industriale. Gli abitanti di Scanno, i
viaggiatori, gli studiosi hanno scoperto subito la possibilità di
conservare nel museo gli utensili decaduti dall’uso e segnali della storia
locale. Con donazioni e prestiti il Museo della lana è diventato
rapidamente un museo di popolo allestito con il contributo di tutti.
La crisi. La mostra permanente del
museo è intitolata al momento della crisi della cultura pastorale sotto la
spinta della prima fase della cultura industriale (ca 1830-1930).
È un periodo di trasformazione
radicale delle istituzioni, delle regole, delle icone di un immaginario
secolare. Altre fasi di questa comunità sono interessanti dal punto di
vista della storia locale. Ma nessuna consente di osservare i dettagli di
una così ampia lacerazione di un tessuto culturale antico e articolato. Si
trattava di sceneggiare con oggetti e lavorazioni la vita quotidiana di
una comunità. Agli occhi del viaggiatore Scanno è uno dei tanti bei paesi
italiani con un aggregato di edifici tra Seicento e Settecento sull’orlo
del dissolvimento sotto la spinta di costruzioni occasionali e della
mancanza di uno stile unitario, che è sempre necessario perché segnala
sempre una coesione sociale. La mostra consente di osservare questo
passaggio da dentro le case. Il Museo è uno straordinario edificio del
Contemporaneo con 12 finestre costruito con le pietre dell'antica porta di
Santa Maria che portava nel paese. È un modello trasversale di una cultura
declinante. La pianta ricorda i 12 mesi dell'anno pastorale.
Il museo è stato intitolato al bene -
la lana – che questa comunità ha prodotto per secoli e intorno a cui ha
configurato i suoi costumi e culti, commerci ed abiti. Oltre questi
decenni è necessario individuare gli eventi ciclici. della cultura locale
e i processi che li hanno investiti. Il museo espone oggetti.
L'immaginario è anche materiale. Le regole, i costumi, i modi di fare, i
culti, le superstizioni sono sempre legati a oggetti. Oggetti e pratiche
producono il costume. Nessun culto si afferma se non ha una chiesa, una
statua, una preghiera, un'immaginetta. Pochi lavorano sulle teorie, che
hanno bisogno di lessici e libri, ma tutti usano oggetti per la vita
quotidiana e se ne servono in vario modo. Le donne drappeggiano l'abito e
dispongono sul corpo i gioielli, gli uomini portano un bastone o un
cappello, le chiese preparano architetture, decorazioni, protocolli, i
gruppi usano etichette e regole non scritte. Il Museo ha aperto per
completare questo immaginario materiale anche un museo dei culti nella
Chiesa di San Giovanni (1630) dove sono esposte le statue dei santi dal
Seicento al Novecento disperse tra depositi e campanili con una
convenzione con il Vescovato di Sulmona. Ha completato il suo spazio
espositivo con la concessione da parte del Comune della chiesa delle Anime
Sante, ora trasformata in auditorium. Tra le sue mostre, conferenze e
cataloghi il Museo della lana ha realizzato il Virtual Museum of
Photography per l’Unione Europea e con la collaborazione della Regione
Abruzzo.