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Le Chiese di Scanno
Rosone di Santa Maria della Valle - Parrocchia di Scanno
Le Chiese
Tratto da: Scanno Guida Storico Artistica - Carsa Edizioni Pescara 2001 "Le Chiese" di Raffaele Giannantonio - pag.10
Ciò che colpisce il visitatore fin dai primi istanti non è solo il pregio che
l’ambiente costruito di Scanno possiede in modo diffuso, ma anche il gran numero
di emergenze presenti nel tessuto antico.
Nel campo dell’architettura
religiosa numerosi edifici presentano radi stilemi medievali, ma devono aver
sviluppato le proprie caratteristiche a partire dall’epoca rinascimentale fino
ai secoli barocchi, e in particolare al Settecento.
Nel Medioevo Scanno aveva infatti due sole chiese,
Sant’Eustachio, dedicata al santo protettore, sita al centro
del primitivo nucleo del paese (Terra Vecchia, "Pagliare" o "Pagliaccio"
), mentre l'altra, esterna al centro abitato, era chiamata
Santa Maria. Entrambe sono citate nelle
bolle papali di Adriano IV (1156), Lucio III (1183) e Clemente III (1188).
Nei secoli XV e XVI furono poi costruite le piccole chiese di
Santa Maria di Costantinopoli e di
Santa Maria delle Grazie, e in particolare, alla
metà del ‘500, in considerazione dell’inadeguatezza della chiesa di Sant’Eustachio
a contenere l’accresciuto numero dei fedeli e a causa dei danni causati alla
statica di questo edificio dai continui terremoti, si decise di intervenire
sulla chiesa di Santa Maria che venne elevata a
parrocchia nel 1568 con il doppio titolo di Santa Maria
della Valle e di Sant’Eustachio.
Alla fine del ‘600 la chiesa di
Sant’Eustachio venne poi demolita per essere
ricostruita e completata all’incirca nel 1712, nel periodo di massima attività
nel campo dell'architettura religiosa, che ha lasciato tracce di ricostruzione o
di ammodernamento nella quasi totalità delle chiese.
Ricordiamo il riadattamento di Santa Maria di
Costantinopoli operato neI 1708 dalla famiglia Nardozzi,
proprietaria dell’edificio, o la ricostruzione della chiesa delle
Anime Sante avvenuta nel 1716 con il
concorso della comunità scannese.
Gran parte di questi interventi fu causata dai terremoti di fine Seicento e
inizio Settecento, tanto che anche la chiesetta di
Sant’Egidio, lontana dal centro abitato, presenta l’inserimento di
catene poste in opera per ovviare ai danni provocati dagli eventi sismici.
Il fervore edilizio ebbe però motivazioni indipendenti da quelle di semplice riattamento di edifici preesistenti, come dimostra la consacrazione avvenuta nel 1702 della chiesetta dell’Annunziata, meglio conosciuta come Madonna del Lago, o la costruzione iniziata nel 1733 del complesso degli Scolopi, comprendente Santa Maria delle Grazie. Com'è ovvio, la storia dell'architettura religiosa di Scanno non si interroppe con il secondo secolo del barocco, proseguendo con una serie di interventi di manutenzione e alcune volte di trasformazione di edifici, come potrà bene evincersi da questa visita che inizia dalla Chiesa di Santa Maria della Valle, collocata ai piedi della Valle del Carapale, che ne determina il nome, con la facciata principale rivolta a nord. L'elenco completo delle Chiese di Scanno:
Testi tratti da: Scanno guida storico-turistica, Accademia dei Gelati - Scanno a cura di R.Accivile, N.Gualtieri, R.Nannarone - Roma, Settembre 1974
Sant'Eustachio e Santa Maria di Loreto
Questa chiesa era intitolata in
origine a «S. Maria e S. Eustachio », e, sotto questo titolo, la troviamo
menzionata nelle Bolle corografiche di Adriano IV (a. 1156), di Lucio III (a.
1183), di Clemente III (a. 1188), di Onofrio III (a. 1223) e di Clemente VI (a.
1351) (4).
Essa
fu la culla della Fede del popolo scannese e dovette sorgere quando Scanno
ricevette i primi insegnamenti della Dottrina di Cristo.
Fu
la prima parrocchia ed era ancora tale nel 1356. Era chiesa parrocchiale
concurata nel 1515, quando il vescovo Cadicchio (1514-1518) chiama D. Pasquale
di Pietro Arciprete di «S. Eustachii et S. Mariae de Scando » (5), quasichè
la Madonna avesse acquistato un altro titolo «S. Maria de Scando
» come noi oggi diciamo «La Madonna del lago ».
L'attaccamento degli scannesi per
questa chiesa non venne mai meno, e sempre la considerarono al di sopra di
tutte. Ancor oggi i novelli Parroci di Scanno vengono prima investiti in S.
Eustachio e poi nell'attuale parrocchia.
Nel
1693 fu demolita completamente, «funditus », perchè «rudi et indecenti forma
disposita » e ricostruita a spese dell'Università e dei fedeli nel 1712, come
si rileva
L'altare
maggiore fu ricostruito nel 1698 da D. Loreto Colarossi, come risulta da
un'altra iscrizione, in onore della Vergine Lauretana e da allora la chiesa
assunse il duplice titolo di S. Maria di Loreto e di S. Eustachio. Nel 1905 a
spese della signora Maria Di Rienzo furono fatti riadattamenti, dorature e
pitture.
Nell'interno
si conserva una statua lignea della Vergine dal volto bruno (sec. XV) secondo il
costume degli antichi Schiavoni. Altra scultura in legno del 1715, che ha una
sua particolare bellezza ed espressione, raffigurante il guerriero S. Eustachio,
protettore di Scanno, si venera al
terzo
altare di sinistra (6).
Il
portale con i suoi fregi risente ancora dell'influsso dell'arte pagana.
(4)
Bolle esistenti nell' Arch. di S. Panfilo in Sulmona e riportate, intere
o transunte, in CELlDONIO, La Diocesi ecc. cit., vol. I.
(5)
Si tratta di una Collazione di beneficio dell' Abbzia di S. Antonio Abate al
Parroco di Scanno (v. nota 20 di questo cap.).
dal Settembre 2004 La Chiesa è sottoposta a totale restauro.
Santa Maria di Costantinopoli
La
devozione degli scannesi in onore di Maria non si limitò: poichè dopo il
Concilio di Efeso (a. 431) e la definizione del dogma della Divina Maternità,
Santa Pulcheria, Imperatrice, eresse in Costantinopoli un tempio monumentale
alla Madre di Dio, e in vari luoghi della cristianità sorsero templi che furono
dedicati a S. Maria di Costantinopoli (7), anche in Scanno, sebbene in epoca
molto posteriore, la Chiesa di questo
titolo pare sorta prima del 1418.
Un
affresco di gran pregio, dipinto sull'altare, ha in una lista rossa sul lato
superiore la seguente scritta: DE CIOLLIS + A. D. 1418.
Molte ipotesi si sono fatte riguardo
alla prima parte della scritta, e cioè se il De Ciollis fosse stato l'esecutore
o il committente dell'affresco. Secondo il CELIDONIO il De Ciollis fu l'artista
per la ragione che non v'è il «fecit pingi » od altra simile espressione, e
questo artista, secondo lo stesso, fu scannese, desumendo ciò dal fatto che
tale casato si riscontra nei registri parrocchiali dell'epoca e in documenti
dell' Archivio Municipale di Scanno, sebbene non sia riportato nell'elenco dei
Fuochi del 1447.
Secondo il PICCIRILLI (8) il De
Ciollis del 1418 più che l'autore fu il committente del dipinto, poichè nei
documenti che riguardano la ricca famiglia De Ciollis scannese, dal sec. XV a
tutto il sec. XVI, non si ricorda alcun pittore, né si conoscono 'pittori
scannesi di questi secoli. Attingendo notizie da documenti esistenti in Sulmona,
D'UGO e BARBALATO (9) compresero fra i pittori di questa città un certo De
Ciollis senza precisare l'epoca in cui visse. Da ciò alcuni sono portati a
considerare il nostro De Ciollis nato nella città peligna, mentre può avere
esercitato la sua professione in Sulmona, pur essendo nato a Scanno.
Dal punto di vista artistico questo
dipinto è l'opera di maggior rilievo esistente in Scanno ed è catalogato dal-
la Sovraintendenza delle Belle Arti. Rappresenta la Madonna in trono con il
Bambino. Spicca su una stoffa rossa con fiorami d'oro. Il colore delle carni, le
mani giunte affusolate, la delicatezza della tecnica e del disegno, richiamano
l'arte senese del '400 (lO).
Il Vescovo di Sulmona Mons. Del
Pezzo, in Santa Visita nel 1612, ordinò che in S. Maria di Costantinopoli,
allora di proprietà di Marino Nardotio, si ridipingessero alcuni affreschi, tra
cui quello raffigurante S. Carlo, affreschi oggi scomparsi.
La
chiesa nel suo insieme architettonico non presenta alcun interesse artistico; si
guarda volentieri la breve facciata per la sua semplicità e leggiadria. Subì
un riadattamento nel 1708 a cura degli stessi proprietari, secondo l'iscrizione
leggibile sulla facciata stessa: IOHANNES ET MARlNUS DE FAMILIA NARDOTY ANNO
1708.
Di
proprietà privata fino al 1960, fu donata alla Chiesa Parrocchiale di S. Maria
della Valle.
(6)
La leggenda di S. Eustacchio (detto anche Eustathius Pla- cidas), di sua
moglie Teopista e dei figli Agapito e Teopisto è molto popolare; ma non se ne
può ricavare nulla di sicuro, sebbene la loro esistenza non sembra che si possa
mettere in dubbio. Eustachio sarebbe vissuto tra il
I ed il Il sec.; patrizio romano e valoroso duce delle milizie di Traiano,
mentre inseguiva cacciando un cervo, gli apparve una croce luminosissima tra le
corna dell'animale. In seguito a questa visione Eustachio divenne cristiano e
con lui tutta la sua famiglia.
Alcuni
anni dopo, sotto Adriano, avendo rifiutato di sacrificare agli dei pagani,
sarebbe stato martirizzato con i suoi familiari chiuso in un toro di bronzo
arroventato.
(7)
BARONIO,
Annales.
(8)
PICCIRILLI, Da Anversa a Scanno, in Emporium, Bergamo, 1911, vol. 33°,
n. 194, p. 139.
(9)
D'UGO e BARBALATO, Gli Abruzzi ed il Molise - La geografia
delle provincie di Teramo, Chieti e Campobasso, Torino, 1889.
(10) PICCIRILLI, op. e l. ultimi cit.
Santa Maria della Valle
(Parrocchia di Scanno)
Ampliatasi Scanno con l'aggregazione
di Collangelo e Iovana (v. supra n. 10) e diramatesi le nuove case verso
la «Vicenda della valle », si costrul una nuova chiesa più vasta. Anch'essa
fu dedicata al culto della Madonna ed ebbe il titolo di «S. Maria della Valle
». E' l'attuale Chiesa Parrocchiale.
L'anno
di erezione è sconosciuto, ma si può dire che la chiesa già esisteva nel
1483. Come abbiamo visto (n. 12), Rosa di Gentile disponeva nel suo testamento
di essere seppellita «in Ecclesia S. Marie de Scando ». Tale chiesa non poteva
essere quella di S. Maria e S. Eustachio, né quella di S. Maria di
Costantinopoli, perchè nei documenti sono sempre ricordate con il loro titolo.
Era dunque l'attuale S. Maria della Valle.
Altri
e numerosi documenti ci permettono di ricostruire la storia di questa chiesa
(11), qui diciamo solo dei più importanti. Nel 1568 il Vescovo Zambeccari
eresse qui la Chiesa ricettizia con uno statuto che regolava obblighi e diritti
dei numerosi sacerdoti i quali erano chiamati «Capitolo ». Nuovi statuti della
Chiesa ricettizia furono approvati nel 1818. Nel 1576 la chiesa possedeva
ingentissimi beni elencati in un inventario fatto redigere dal Vescovo Donzelli
a cura del notaro Giovanni de Berardones e conservato nell'Archivio di S.
Panfilo di Sulmona.
Nel
1612 il Vescovo del Pezzo in Santa Visita ordinò che la chiesa « tutta si
ricambi ». Essa non era quale oggi si trova; allora si decise di rinnovarla ed
arricchirla. Vi erano numerose cappelle ed altari appoggiati alle colonne di
mezzo, questi furono tolti e se ne lasciò la memoria nei medaglioni a
bassorilievo delle cappelle laterali che si ridussero alla forma gentile e
svelta che tuttora presentano.
Tra il 1706 ed il 1707 due scosse
telluriche resero insicura la chiesa e fu chiusa al culto per ordine del Vescovo
e dell'Università. Ma l'ostinazione di alcuni sacerdoti che non vollero
abbandonarla, indusse gli scannesi a restaurarla. Venne costruito l'attuale
altare maggiore con diciotto putti a rilievo, decorato anche con marmo arancione
venuto dall'Egitto. Furono commissionati lavori di marmo e di legno; fu
riadattata la torre campanaria pericolante e fornita della campana maggiore.
In
quest'epoca si mutò la forma romanica della chiesa in quella attuale. Fu
rifatta la facciata curando di armonizzarla con quella della chiesa del convento
di S. Antonio, e furono realizzati gli stucchi barocchi dell'interno. Due
piccole aperture lasciate sulla prima colonna di sinistra, vicino l'altare del
Sacramento, permettono di vedere le antiche colonne di marmo. La porta maggiore,
rimasta quella originaria, è di scuola borgognona con piccole strombature.
All'interno, meritano di essere
ammirate le due acquasantiere con bassorilievi di marmo statuario e con le
conche di pizzardello, opera di artisti di Pescocostanzo della prima metà del
sec. XVIII. Il mausoleo di S. Costanzo, a destra di chi entra, è un altro
lavoro in marmo di grande valore artistico, eretto attorno all'anno 1754, anno
in cui la S. Sede dispensò a Scanno le ossa del martire che furono qui portate
dalle catacombe romane (12). I lavori intagliati nel legno sono opera di valenti
ebanisti di Raiano: il pulpito, quattro confessionali, il coro ed i mobili della
sagrestia. Ma un vero gioiello dell'arte dell'incisione è rappresentato dal
battistero, alla sinistra di chi entra, forse di squisita fattura cinquecentesca
o dell'iniziale barocco.
Tra gli altari delle navi laterali
segnaliamo: della nave di sinistra, il primo, con una scultura in legno del 1760
raffigurante S. Pasquale Baylon; il secondo, con una tela di S. Giovanni
Evangelista con cornice d'oro zecchino; il terzo, con un gruppo scolpito
anch'esso nel legno raffigurante la Pietà, che si può ammirare solo nella
settimana santa, quando viene rimossa la tela. Della nave di destra, segnaliamo
l'ultimo altare, con una tela del primo '600 di scuola sulmonese raffigurante la
Vergine del Rosario.
Nelle
grandi solennità liturgiche la chiesa si orna con numerosi e suggestivi arredi
e vasi sacri: parati di damasco rosso, due teme di seta ricamata in oro per i
ministri del culto, un grandioso trono con ostensorio, calici, pissidi, poltrone
e leggii di legno dorato; arredi di proprietà della antica Congregazione di
Carità.
(11) Arch. Parrocchiale di Scanno; Arch. di S. Panfilo in Sulmona. (12) Il PARENTE, anticipa tale data di un anno nella nota n. 5, p 14 del carme sacro in lode di S. Egidio cito
San Rocco o «Madonna del Carmine »
Questa Chiesa si intitola a S.
Rocco, ma per gli scannesi è la chiesa della «Madonna del Carmine », perchè
sede della Confraternita.
L'attuale
chiesa risulta dall'aggregazione di due distinte chiese attigue, avvenuta
probabilmente verso la fine del sec. XVII: quella di S. Rocco aveva l'ingresso
nella piazzetta dell'Olmo, presso l'antica sede dell'Università; l'altra, del
SS. Sacramento, aveva l'ingresso nell'attuale largo di S. Rocco.
In
due documenti del 1661 e del 1662, si parla di una casa del notaio Donato
Teopista che si trovava « prope Ven. Ecc. Ss.mi Sacramenti » e presso la
chiesa di S. Rocco « prope domum Magnificae Universitatis» (13). Si nomina
ancora la chiesa del SS. Sacramento in un documento del 1676, in cui si dice che
un certo Luigi del Notar Muzio aveva una casa «prope Ecclesiam SS. Sacramenti»
(14). Quindi fino a quell'anno non si erano ancora unificate.
Non
si riesce a determinare quale fu l'epoca di erezione della primitiva chiesa di
S. Rocco, però molte notizie dei primi anni del sec. XVI
che si riferiscono ad una chiesa già ricca di cappelle, ci fanno supporre che
essa doveva esistere da qualche secolo. Sicuramente era più ampia di quella del
SS. Sacramento ed aveva il privilegio de1 Battistero. Nell'atto di erezione
della cappella di S. Donato si dice che essa doveva sorgere « sotto la fonte
del Battistero », e poiché la fonte stessa sembrava impedire la costruzione
della cappella, il 24 aprile 1602 si ottenne il permesso dal vescovo di poter «mutare»
(traslocare) la fonte a spese del supplicante (15).
Non
si sa da quando e perché il Battistero si trovasse in S. Rocco ed è ugualmente
incerto fino a quando la fonte fu ivi conservata. Poiché si trova solo nelle
chiese parrocchiali, probabilmente fu quivi trasportato per lo stato di
deperimento della chiesa matrice di allora, (deperimento che infine indusse gli
scannesi a demolirla).
Nel
libro di messe del 1688 (16) si nota una cappella di S. Rocco, intitolata a S.
Bernardino. Il trovare ricordata l'esistenza in S. Rocco di questa cappella,
riconferma la tradizione che, intorno al 1423, il Santo da Siena, abbia
predicato anche in Scanno, tradizione che fu dimostrata dal
TANTURRI
con più di un argomento (17).
,
La
chiesa di S. Rocco, che ormai aveva a sé unita l'altra del SS. Sacramento,
cominciò ad essere comunemente chiamata « della Madonna del Carmine » da
quando, in data 23 agosto 1784, il re Ferdinando IV concedeva l'approvazione
giuridica alla Confraternita del Carmelo, già esistente fin dall'inizio del
1600.
La
struttura della chiesa ha subito con il tempo varie trasformazioni, molte delle
quali sono facilmente rilevabili al primo sguardo. Il campanile è recente ed ha
sostituito quello medioevale abbattuto nel 1909 per permettere il passaggio
della strada per Villetta Barrea. La facciata un tempo era a portico, che
probabilmente antistava la chiesa
inferiore
del SS. Sacramento: le fornici sono ora chiuse con blocchi di pietra squadrata. (13) Arch. Parto di Scanno, Perg., Fasc. 8, nn. 8 e lO. (14) Ibidem, Fasc. 5, n. 9.
(15)
Ibidem, Fasc. 5, n. 21.
(16) Arch. Patto di Scanno, Bamb., Fasc. n. 24.
(17)
TANTURRI, Il nome di Gesù e San Bernardino da Siena in
Poliorama Pittoresco, Napoli, A. XVII, pp. 287-288.
San Giovanni Battista
Si trova già ricordata nella citata
Visita Pastorale del 1612 in cui si afferma che essa era allora di patronato di
Marco Antonio Gentilozzi: «Ecclesiam S. Ioannis Baptistae de iure Patronatus
Marci Ant. Gentilozzi ».
Da
ciò diamo un relativo valore alle parole «aedificandum curavit» della
seguente iscrizione del cornicione: «SUMPTIBUS SUIS D. IOESANT. CIANCARELLA
SACELLUM HOC AEDIFICANDUM CURAVIT. MENSE IV NLAS A.D. MDCXXXI », considerando
l'anno 1631 quello di un radicale restauro fatto dalla famiglia «Ciancarella »,
che allora aveva il patronato della chiesa.
Altre due date, una ,sull'altare
{1540) ed una sulla finestra della sagrestia (1545), ci inducono a pensare che
la sua erezione si debba far risalire alla prima metà del secolo XVI.
Sulla
porta d'ingresso è sistemato lo stemma della famiglia Ciancarelli: d'azzurro
alla zampa (18) di gambero di rosso, con il motto: «Pungo non ungo ». Sulla
cantonata sinistra vi è murata la c.d. «lapide di Betifulo» (v. supra nn.
3 e 3-bis).
Dell'interno,
povero e di scarso interesse, segnaliamo un atrio, la statua di S. Giovanni
Battista e due affreschi che con l'altare risalgono all'anno 1698 (19). I due
affreschi sono medaglioni ovali che riempiono gli spazi laterali della parete
dell'altare, la cui cornice è a pittura tipicamente barocca. Essi raffigurano
S. Elisabetta che dà alla luce S. Giovanni Battista e la di Lui decapitazione.
Riapparsi durante i lavori di ripulitura nel 1949, furono restaurati
dal
pittore Nicola Berardi di Scanno il quale dipinse «ex novo» la testa del Santo
nell'affresco della decapitazione, mancante nella pittura originale.
(18)
Cianca in dialetto scannese; da cui ha forse origine il cognome della
fam. Ciancarelli.
(19)
Data che si desume da una iscrizione collocata alla sommità dell'altare, e che
fa risalire a sessantasette anni dopo la ricostruzione dell'edificio le
decorazioni interne.
Abbazia di Sant' Antonio Abate
La più modesta fra le chiese minori
di Scanno è quella di S. Antonio Abate. Appartenne all'Abbazia, che senza
dubbio esisteva nei secoli XIV e XV fuori le mura del paese, ai piedi del c.d.
«Colle », e che ebbe con tutta probabilità la sua fondazione, come altre
dell'Abruzzo e di altre provincie del Mezzogiorno d'Italia, per opera
dell'Ordine dei Chierici Ospedalieri di S. Antonio Abate di Vienne.
Quest' Ordine fu fondato in Vienne
del Delfinato (Francia) per iniziativa di un tal Gioacchino il quale quivi
portò dall'Oriente il Corpo del Santo. Organizzatosi in Congregazione nel
1093, nel 1095 fu riconosciuto come Ordine da Urbano li. Alcuni scrittori
affermano che l'Ordine fu sciolto nel 1605 da Paolo V col passaggio dei beni a
quello Costantiniano di S. Giorgio, altri attribuiscono lo scioglimento a
Clemente XVI (1769-1775) col passaggio dei beni all'Ordine Gerosolimitano.
Una lapide con la data 1569 ricorda
che Ercole Ciorla «fieri fecit », il che indusse a ritenere che questo fosse
l'anno di fondazione. L'ipotesi viene distrutta dalla data 15 febbraio 1515, che
porta una Collazione di Beneficio (20) del Vescovo Cadichio di Sulmona, con la
quale si conferisce al sacerdote D. Pasquale di Pietro Arciprete di Scanno, la
chiesa di S. Antonio (Ruralis Abbadie vulgariter nuncupata de Scando) ed il
beneficio appartenente alla medesima tenuto in precedenza dall'altro Arciprete
D. Marino Ciolli.
Questo
documento toglie ogni dubbio sull'antica ruralità dell' Abbazia e della Chiesa.
Non è improbabile che andarono distrutte in qualcuno dei forti terremoti, che,
come quello del 1706, produsse al paese ingenti rovine, mentre è evidente che
in epoche posteriori sui ruderi del Convento sorsero le case di abitazione
dell'attuale via Ciorla, nel cui interno sono palesi i segni di costruzione
caustrale.
L'Abbazia
di S. Antonio Abate ebbe un beneficio ecclesiastico sotto la denominazione «degl'Innocenti
» della cui fondazione ad opera della famiglia Ciorla si ignorano l'anno e
l'atto. I fondi di tale beneficio si chiamavano comunemente «Le terre della
Commenda », il che dimostra che assunsero tale qualifica, quando passarono in
proprietà dell'Ordine Costantiniano. Un tardo locatario di tali fondi fu tal
Trofino Colarossi, il quale nel 1788 corrispondeva al Commendatario un canone di
ducati quattro e mezzo.
Il Reale Ordine Costantiniano di S.
Giorgio, nel secolo scorso, venne nella determinazione di alienare i fondi del
beneficio ed un tal Cav. Ciavoli de L'Aquila, nella qualità d'Inquisitore
dell'Ordine, con autorizzazione dell'Eccellenza D. Gregorio Letizia, Procuratore
Generale del Re di Napoli presso la Corte Suprema di Giustizia Fiscale del detto
Ordine, li diede in enfiteusi perpetua con facoltà di riscatto ai fratelli
Nunzio e Francesco Di Rienzo, come risulta dall'Atto Damiani di Aquila 15 marzo
1837.
« I beni sativi e prativi, nonché
un casaleno (sic), che fu un tempo Chiesa addetta al culto di S. Antonio Abate
».
Non
molti anni dopo l'enfiteusi fu riscattata, come da un Atto del notaio Fasciani
di Sulmona.
La chiesa fu fatta ricostruire, com'è
ora, sul «casaleno» intorno al 1850 dai fratelli Antonio e Adriano Di Rienzo,
e con la ricostruzione della chiesa fu ripristinata la usanza, che era stata
della Abbazia prima e dell'Ordine Costantiniano poi, della distribuzione delle
« sagne » nella mattina del 17 gennaio, Festa del Santo (21).
(20) Arch. di S. Pelino in Pentima, Perg. IV. (21) Per la storia di questa chiesa si è riportato passim DI RIENZO, S. Antonio Barone, in La Foce, A. IV, n. 6.
Santa Maria delle Grazie
La
storia di questa chiesa è legata a quella della Confraternita che vi risiedeva
con tale titolo.
Benché
non esistesse nel 1356, deve essere molto antica, sicuramente da assegnare a
prima del '500. Nel 1578 infatti la Confraternita che vi aveva sede era già
fiorentissima, perché non solo aveva
la sua chiesa, ma anche una cappella con la sepoltura in S. Maria della Valle.
Se
ne fa memoria con la sua Confraternita nella Visita Pastorale del 1612: «Ecclesiam
S.e M.e Gratiarum in qua reperitur Societas a laicis administrata ». E'
ricordato anche un altare di S. Rocco, eretto e dotato da Tommaso di Stefano,
che fu demolito quando la chiesa fu trasformata nello stato attuale dal
cappellano D. Paolo Parente.
Agli
inizi di questo secolo la chiesa fu chiusa al culto e la Confraternita si
trasferì nel 1907 in quella degli Scolopi, l'attuale « S. Maria delle Grazie
».
Santa Maria dell'Annunziata o «Madonna
del Lago
»
Fino alla metà del '500, gli
scannesi per mettersi in relazione con i paesi limitrofi a settentrione,
percorrevano lo scosceso monte di S. Egidio e costeggiavano il margine
occidentale del lago.
Poi, adescati dai minori incomodi
che avrebbe offerto una via per la valle, bagnata dal fiume Tasso,
incominciarono a tracciare quella attuale (v. supra n. 16). Ma presso il
lago incontrarono difficoltà per la roccia viva che sprofondava a picco sulle
acque. Cosi si limitarono ad aprire uno stretto viottolo, impraticabile dalla
cavalcature e non senza pericolo per chi andasse a piedi. Per questo gli
scannesi di allora, « onde avere un aiuto sicuro in quel transito periglioso »,
collocarono una statuetta di Maria nel luogo più pericoloso.
Questo
è in breve il racconto di TANTURRI (25), il quale poi seguita narrando i
prodigi con i quali la Vergine cominciò a manifestarsi verso il 1697, prodigi
che indussero il parroco di allora a richiedere al vescovo il permesso di
poter innalzare nello stesso luogo una cappella
(26). La cappella fu aperta al culto nel 1702. L'aspetto originario era diverso da quello attuale. L'ingresso era sul lato a nord-ovest, verso Villalago, con un portico a cinque archi. Ad epoca posteriore sono dovuti sia il riadattamento esterno, sia le decorazioni interne, eseguite nel 1911 dai pittori scannesi A. Centofanti, E. Berardi, oltre che dal Ballerini, che curò i quattro profeti e la cripta sferica della volta. L'altare e il pavimento della chiesa furono costruiti nel 1903 dall'architetto F. Galassi, su commissione di Francesco Di Rienzo di Scanno.
(25)
TANTURRI, Monog. cit., p. 115.
(26)
Riportiamo un brano dalla narr~ione del TANTURRI: « Un tale Forlone, mentre
sull'imbrunire di una sera riuniva alcuni buoi nella vicina sponda del lago,
vide insolita luce partir dal luogo della Immagine, e riverberarsi
splendidissima sulle quercie dintorno. Sor- preso il buon vecchio vi accorre; ma
al suo avvicinarsi l'abbagliante chiarore scomparve; e tornò a sfolgorare
allorquando sbalordito rav- vicinossi ai buoi. Accadde lo stesso una seconda
volta; ed allora fra
La Madonna del Lago -
ed un introvabile opuscolo a stampa del 1870 courtesy by: R.Silla - Albano Laz.(RM)
La Chiesa e il Convento di Sant'Antonio
Si
trova a pochi passi dal centro del paese. Fu costruita, insieme al Convento, a
partire dall'anno 1590 nella zona chiamata «gli Aragonesi» (oggi De Contra),
dove sorgeva l'Ospedale di Scanno, che ospitava non solo i forestieri che
giungevano in paese, ma anche i poveri, come ricorda una scritta su una finestra
del cortile «Hospita sum miseris ». In quell'Ospedale il 26 agosto 1590 fu
stipulato, presenti il vescovo di Sulmona Carusio, ed il padre maestro Stefano
da Castelvecchio Subequo dell'Ordine dei Minori Conventuali, l'atto di
fondazione di detto Convento e della chiesa con l'assenso dell'Università (34),
che donò in perpetuo il fabbricato dell'Ospedale con tutto il terreno
adiacente.
Dalla
pubblicazione di Mons. Diomede Falconio (35) risulta che il Convento, offerto già
ai Minori Riformati, fu invece dato ai Conventuali che vi dimorarono per 193
anni. Nell'anno 1604, come risulta dall'atto del notaio Ortensio Cognoli, il Convento venne molto ingrandito con oblazioni private (36). In quell'epoca aveva un chiostro nell'attuale cortile interno {37).
Economicamente,
dal principio fino al 1637, era sotto la tutela dell'Università, fino a quando
cioè i frati ottennero di governarsi da sé in materia di vitto e vestiario.
Nel
1652 corse il rischio di essere soppresso (38), ma l'Università impedì che ciò
avvenisse (39).
In
seguito alla soppressione delle congregazioni religiose per l'editto
napoleonico, i Conventuali abbandonarono il Convento, lasciandolo disabitato e
privo di manutenzione.
Nel
1835 gli Scannesi, con oblazioni e con prestazioni di mano d'opera, concorsero a
riadattare il Convento e la Chiesa, con l'intento di ridonarli ai Minori
Riformati. In quell'occasione fu costruito l'attuale altare maggiore in marmo, a
spese di Gaetano Di Rienzo. I Riformati vennero nello stesso anno, accompagnati
dal Ministro provinciale padre Venanzio da Celano, e ricevuti dal Clero in forma
solenne. I Riformati restarono in Scanno fino al novembre del 1865, quando in
seguito alla legge della seconda soppressione delle Congregazioni religiose,
partirono durante la notte, scrivendo sulle mura del Convento: Post
tenebras lux.
Il
Convento fu venduto nel 1865 a privati. Nel 1938, per interessamento di
Francesco Di Rienzo, i Padri Minori fecero ritorno in paese. La chiesa è ad una sola navata, decorata di bei lavori di stucco. Fra i sei altari laterali merita d'essere segnalato quello di S. Antonio, eretto nel 1602 da Maria Caretore (40), di cui si venerava una statua marmorea. Nella sommità vi è una tela del '500 raffigurante l'Annunciazione di Maria.
I
tre grandi affreschi sulla volta opera del Crambo rappresentano: il transito
glorioso del Patriarca d'Assisi, il Taumaturgo di Padova che accoglie il Bambino
dalle mani della Vergine, San Bonaventura che si ciba del pane celeste.
All'ingresso si vede una grande tela dipinta nel 1607 da Pasquale Prico di
Montereale, «pregevole per fecondità d'invenzione, per numero e disposizione
di figure, pei movimenti nell'aria delle teste ed attitudini delle persone, per
unione e forza di colorito » (41).
(34)
Tale atto si conservava fino a qualche anno fa' nell' Arch. Munic. di Scanno;
pare sia andato disperso.
(35)
Arch. di S. Giuliano in Aquila.
(36)
Arch. Notarile di Sulmona.
(37)
PACICCHELLI, Prospetto del Regno ecc. cito
(38)
Arch. di S. Panfilo, Bamb. Fasc. 30, n. lO. (39) Arch. Municip. di Scanno.
(40)
Arch. di S. Panfilo, I, XVII, 1.
(41)
TANTURRI, Monog. cit., p. 115.
Sant' Egidio (Eremo)
A
nord-ovest di Scanno, seguendo la mulattiera che parte dalla strada provinciale
Dom. Di Rienzo, in 40 minuti circa si arriva alla chiesa di S. Egidio.
Sull'architrave della porta è scritto: AD. 1657 TEMPORE PESTIS
S. EGIDIO ORA PRO NOBIS BIASO D’ANGELO
Ma
il 1657 non è, come erroneamente si è creduto (27) l'anno di erezione della
piccola chiesa. Infatti essa è menzionata sin dalla Visita del 1612, anno in
cui nella chiesa vi era già un frate romito: «Ecclesia S. Egidii sub cura
Eremitae Fratris Matthei Terrae Scanni ».
Quasi
sicuramente dal 1657, a causa della pestilenza scoppiata nel 1656, la chiesa fu
fatta oggetto di particolare culto, ritenendosi il Santo protettore contro la
peste.
Dal
1658 si celebrava con solennità e processione la festa di S. Egidio (28).
Da
un'altra iscrizione della chiesa si rileva che essa fu riadattata nel 1780 a
cura di Pasquale Mancinelli, Michele Parente e Nicola Ricciotti.
Nel
parlare della chiesetta non si possono tacere le note scritte da Romualdo
PARENTE, a complemento della sua poesia, nel « Carme sacro in Lode del glorioso
S. Egidio abate », che ci permettono di conoscere non tanto la storia della
chiesa, quanto la sua originaria forma. Da esse si ha memoria che gli antichi
scannesi, fin dalla fondazione del tempio, nominarono il Santo «Proteggitore
delle febbri» (pag. 4, num. 3). «Nelle mura interiori del tempio si scorgono
dipinti i misteri della Passione del Redentore» (pag. 7, num. 2) e sull'altare
si ammira la statua del santo, «scoltura di celebre Artefice Napolitano formata
l'anno 1796» (pag. 7, num. 4).
la
confusione e'l timore, animato da santo zelo, corse dal parroco Francesco di
Placido, il quale da uomo istruito qual 'egli era, prestò orecchio alla ingenua
relazione del Forlone sol quando la vide ripetuta con asseveranza e vivacità
astranee al pover'uomo del volgo. E allora più che mai credendo all'altro
prodigio che dicevasi avve- nuto pochi anni innanzi, animato da sincera fede,
secondando altresl il desiderio di tutta una popolazione, che fin dallo annunzio
del fatto videsi commossa a vive e sante tenerezze, di unita agli amministratori
dell'Università, quel Parroco fe' relazione dell'accaduto al Diocesano
Monsignor Carducci, umiliandogli supplica in data lO settembre 1697 per
innalzare nel luogo stesso dei portenti una chiesa alla Madre di Dio ".
«...
nella rupe spaventevole s'innalzò grazioso tempietto; il quale mentre
specchiasi nelle placide onde, che dimesse ed amorose lo lambiscono, accoglie
sotto se una comoda strada ».
(27)
PARENTE, Carme sacro in lode di S. Egidio cit., p. 7.
(28)
Arch. Parr. di Scanno, Bamb. n. 34.
San Liborio
Questa chiesa si erge su un piccolo
colle a circa 3 Km. da Scanno, sulla S.S. 479 « Sannite », verso Villetta
Barrea. La chiesa, come il cascinale di cui fa parte, è di proprietà privata;
la festa si celebra il 23 luglio.
San Lorenzo (a Iovana)
Dove sorgeva un tempo Iovana è
rimasta in piedi solo la chiesetta intitolata al Santo martire.
Vi
si giunge a piedi e in auto dalla località Mimola (a 12 Km. sulla S.S. 479 « Sannite »
per
Villetta Barrea) o a piedi uscendo da Scanno ad ovest presso la centrale
elettrica. Riadattata e riaperta al culto nel 1952 dal parroco D. Pietro Ciancarelli, può destare interesse per la statua di pietra del Santo. La festa si celebra il 10 agosto nella località col concorso di numerosa popolazione.
Sant'Angelo
Sorgeva presso l'aia comunale, detta
appunto di S. Angelo, e fu demolita e ricostruita nell'attuale cimitero.
Di essa scriveva il TANTURRI (29):
«Merita di essere menzionata, sol perchè conserva una antichissima e bella
statua dell' Arcangelo, e, su due porte, sospese alle pareti, quattro dipinti
che rappresentano S. Pietro e Paolo Apostoli, S. Giovanni Battista e S. Giovanni
Evangelista. Purgato ne è il disegno, e niente rozzo il pennello che li
tratteggiava nel 1501 ».
Ora la statua dell'Arcangelo con il
dragone si venera nella Cappella del Cimitero; caratteristica ed in buono stato,
di quest'opera che rimonta al '600, è l'aureola. I quattro di- pinti si
conservano nella chiesa parrocchiale.
Questa
chiesa esisteva già nel 1576 e si nomina nel ricordato inventario (30). Nella
Visita Pastorale del 1612 è così ricordata: «Ecclesia Sancti Angeli extra
moenia ». In un documento del 1650 si dice che «Pascalone di Marino fondò e
dotò la Cappella di S. Michele Arcangelo eretta
nell'aia di S. Angelo sopra il Convento di S.
Antonio di Padova » (31).
(29)
TANTURRI, Monog. cit., p. 116.
(30)
Inventario redatto dal notato de Berardones, Arch. di S. Panfilo.
(31) Arch. Parr. di Scanno, Fasc. VII, n. 7.
San Biagio
Fu fondata nel 1621 per ordine del
vescovo Cavalieri (32). Molto piccola sorgeva al di là del ponte di S. Maria,
dove oggi si è sviluppata una nuova ala del paese.
Narra
la tradizione che, profanata, fu distrutta in una notte.
San Tommaso (ormai distrutta)
Di questa chiesa rurale, che dovette
sorgere fuori la Porta della Croce, si ha notizia nei documenti del « Processus
pro Ep.o Valvensis c. Ep.m Aquilanum », dove si ricorda Nicola Caseo investito
di S. Tommaso «de Scanne Diocesis Valvensis » (33) e nella Visita Pastorale
del 1356 in cui si dice: «L'Abate Nicola Caseo tiene la Chiesa rurale di S.
Tommaso di Scanno, che ha bisogno di riparazioni » (v. supra) n. 9).
(32)
Ibidem, Bamb. Il.
(33)
CELlDONIO) La Diocesi ecc. cit., vol. I, p. 177.
Ex
Chiesa delle Anime Sante
(ora Auditorium G. Calogero) Probabilmente edificata negli ultimi anni del XVII sec., danneggiata dal terremoto all'inizio del Settecento, fu ricostruita fino alla consacrazione avvenuta nel 1716. I lavori furono condotti con il concorso dell'Università e dei cittadini che intervennero a proprie spese istituendovi una Confraternita laicale. Nel 1727 la chiesa fu adibita alla sepoltura dei sacerdoti che lì officiavano, come testimonia una lapide nella quale ancora oggi si legge: QUI SCANNESI POPULO / OLIM SACRA DEDERE / CERNITE PRESBYTERI PVL / VIS ET OSSA IACEN. L'edificio era stato realizzato su di un lotto inclinato digradante verso nord in modo da ricavare al di sotto del pavimento dell'aula locali sotterranei da adibire alla sepoltura dei defunti. Nel 1792 la chiesa, per grazia speciale del re, venne adibita a teatro comunale e solo nel XIX secolo venne restituita al culto, rendendo necessari ulteriori interventi decorativi, opera dell'artista scannese Gaetano Ciarletta (1855). Con buona probabilità anche il piccolo campanile a vela posto sulla destra della facciata principale fu realizzato in quest'occasione. La chiesa fu nuovamente sconsacrata nei primi anni del XX secolo per essere usata come sala da ballo e cinematografo fino al 1968, anno in cui, per la continua mancanza di manutenzione, il tetto e la volta a botte crollarono, lasciando l'edificio in stato di totale abbandono fino al 1975, quando fu realizzata la nuova copertura. Nel 1991 un consistente intervento di recupero ha consentito la destinazione definitiva dell'edificio ad auditorium comunale, che fu intitolato a Guido Calogero dallo stesso Presidente della Repubblica Ciampi in occasione della sua visita a Scanno nel maggio del 2001.
courtesy by: Scanno, guida storico-artistica alla città e dintorni - Carsa Edizioni - Pescara - 2001
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