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Il Costume femminile di Scanno
LE TRADIZIONI PIU'
ANTICHE Tratto da: Scanno guida storico-turistica, Accademia dei Gelati - Scanno a cura di R.Accivile, N.Gualtieri, R.Nannarone - Roma, Settembre 1974
Il costume delle donne di Scanno è servito a storici storiografi per ricercare le antiche origini del popolo scannese. Se con la c.d. «lapide di Betifulo » si è cercato di ricostruire le origini di Scanno quale oggi è, studiando il costume femminile, si è voluto risalire ancora più indietro con il tempo, fino alla primitiva formazione etnica che, attraverso infinite peregrinazioni, avrebbe finalmente trovato sui monti scannesi il luogo a loro più confacente perché forse con le stesse caratteristiche della loro lontana terra di origine.
Qui ci limitiamo ad una descrizione del costumi con tutte le modifiche che si sono avute attraverso i secoli.
Il costume che è oggi indossato dalle donne di Scanno e solo da esse in tutto il circondario, sebbene anticamente fosse indossato anche in altri paesi (1), pur conservando molti caratteri che si sono perpetuati nel corso dei secoli, è molto diverso da quello che era indossato nel XV-XVII sec così come ci è stato tramandato da una ceramica che si vuole esser stata prodotta dall'attività della Real Fabbrica di Capodimonte nella prima metà del 1700 (2).
costume antico
E
se a prima vista l'attuale copricapo può sembrare simile al quattrocentesco, si può
affermare che si è giunti a questa somiglianza quasi involontariamente
attraverso i continui e sostanziali mutamenti avvenuti soprattutto durante gli
ultimi due secoli: il XIX ed il XX.
Il
costume, indossato ormai dalle donne la cui età va dai 55 anni in su, si
presenta cosi.
Il copricapo è formato da un maccaturo, un panno di lana di vario colore a forma quadrata che piegato trasversalmente viene avvolto attorno al capo e tenuto da un nodo fatto dietro il collo in modo da lasciar cadere due code sulle spalle. costume giornaliero odierno
Sotto
questo maccaturo vi è un altro panno
di colore bianco a forma triangolare (di
fustagna o di cotone a seconda delle stagioni) che viene
detto
strapìzzo, esso viene avvolto ed annodato
attorno al capo in modo da assicurare stabilità alle
trecce.
Le
trecce sono formate dai lacci, cordoni
che si avvolgono attorno ai capelli in precedenza divisi dal davanti fino
all'occipite in due parti uguali.
La
gonna, che viene detta casàcca, è di panno
verde-cupo tessuto in casa con fitte trije (pieghe)
nel di dietro ed ai fianchi -
liscia
nel davanti - raccolte e congiunte da un pezzo di panno a foggia di toga senza
maniche.
Nel
davanti del petto viene abbottonata con tre ganci di ottone detti grappe
ed un quarto assicura la gonna a sinistra all'altezza del fianco.
Lunga
fino alla caviglia, la gonna è formata da numerosi teli di panno cuciti
parallelamente e può avere una larghezza che varia tra gli 11 ed i 15 metri, il
peso si aggira attorno ai 10 chilogrammi.
Tutto
attorno, internamente alla gonna, corre la pedéra,
una pedana di panno color scarlatto alta 7-8 cm.
Al
lato destro è cucita una ampia e larga tasca detta
scarsèlla.
Il
giubetto fatto a maglia con maniche lunghe è il più delle volte scollato a «
V » e viene comunemente detto maija.
Sopra
la gonna viene indossata la mantéra, un
grosso grembiule di cotone di vario colore largo oltre due metri.
(1)
Cfr. DI RIENZO, Buio sulle origini di Scanno in La FOCE 1951, A.
VIII, n. 7, p. 2. Ivi così si legge tra l'altro: « Alla maniera di Scanno si
vestiva fino a tempo imprecisato a Frattura, e secondo la tradizione locale,
anche a Villalago. In un salone della reggia di Capodimonte in Napoli, si
ammirava nello scorso secolo (ignoro se vi esista tuttora) un mobile, nel cui
legno era bellamente incastonata una serie di medaglioni in porcellana, prodotto
della rinomata fabbrica creata da Carlo III, riproducenti costumi de Regno delle
Due Sicilie. In uno di essi era raffigurata una coppia un uomo ed una donna,
vestita alla maniera scannese e sotto l'indicazione "Frattura".
Possediamo una stampa colorata della metà de 1700 riproducente il modo di
vestire delle donne di Villalago. Anche in essa gli stessi caratteri come in
Scanno e Frattura ».
(2) COLAROSSI-MANCINI, Storia di
Scanno ecc. cit., p. 160; e sulla scorta di questi MORELLI, Il costume di
Scanno, Pescata, 1960, p. 10.
cartoline anni '60 E'
legato attorno alla vita con una fettuccia infilata in apposita pieghetta ed è
lasciato aperto nella parte posteriore da dove escono le pieghe della gonna.
La
mantéra ha due aperture laterali dette carafòcce:
quella di destra serve per poter infilare la mano nella tasca, tutte e due
servono per poter mettere le mani sotto il grembiule, essendo abitudine portarle
in quel modo.
Le
calze sono di lana filata e le scarpe basse l'estate ed alte l'inverno.
A
questo costume si è giunti per esigenze di praticità. Ma se messo a confronto
con quello che era indossato quotidianamente da tutte le donne di Scanno
nell'ottocento fino ai principi del novecento, non si può negare che è molto
più dimesso e toglie molta bellezza, imponenza ed austerità a chi lo indossa.
Se
tanti sono rimasti ammirati dal costume di Scanno, ciò che li ha colpiti
indubbiamente sono stati il cappellìtto ed
il cummodine oltre al modo di indossarli.
Il
cappellìtto è una specie di turbante che
anche oggi viene indossato nei giorni festivi in sostituzione del maccaturo,
acconciatura questa più semplice a preparare e meno difficoltosa a
sostenere in capo.
Il cappellìtto si prepara più o meno così: le trecce si fanno con dei lacci lunghi 12 m. di lana o di seta e si legano fra di loro sulla testa. Chi non ha i capelli sufficientemente lunghi e quindi non potrebbe fare le trecce della giusta lunghezza, mette tra i capelli, verso la loro estremità, due pustìcci (cordoncini di colore nero). Preparate le trecce si avvolge attorno alla testa, tenendola fissa con degli spilli, la tocca (striscia di panno bianco); su di essa si fissa una seconda tocca bianchissima.
Al
di sopra ed ai lati del grande anello che così si ottiene si mette il fasciature
di panno nero in modo da formare sul davanti due picche, dietro la cola
(coda), una sola che non oltrepassa la lunghezza del collo, e lasciar uscire
due triangoli della tocca sui lati.
Il
turbante si regge benissimo sulla testa: solo qualche donna usa fermarlo con
degli spilli nella parte posteriore.
Il
giubetto o giustacuore (cummodine) è fatto
con panno nero.
Ha
le maniche lunghe strettissime ai polsi, pieghettate quivi ed alle spalle e
larghissime a mo' di calzoni alla zuava con la maggior larghezza verso il
gomito.
Nel
dietro in basso da una piccola coda guarnita come tutto il giubbetto da una
fettuccia di vario colore.
E'
aderente alla vita ed abbottonato in modo strano. Il seno viene chiuso in due
rigonfiamenti e tenuto in alto perchè al di sotto vi è una fila di ganci (grappe)
che si agganciano cominciando dal basso.
Al
di sopra vi sono 12 bottoni dei quali sei disposti su due file di tre ciascuno
su un pezzo di panno rettangolare che viene detto pettìja
e sei in linea al di sopra di essa. Il giubetto nel davanti chiude il petto quasi fino al collo.
Al
comodino nella parte che chiude il collo è cucito un fini merletto: la
scolla.
Quando
vanno in campagna portano le chezétte-ferrète,
calze nella cui pianta è cucita pelle di pecora conciata o di altro
animale.
Dovendo
portare pesi sulla testa le donne usano la spara
(grosso anello di tela pieno di stracci).
Per
evitare che la gonna si logori e si sporchi durante i lavori campestri, viene
fissata in su fino ai polpacci delle gambe e stretta intorno al corpo e
precisamente ai fianchi da una cinta intessuta dalle donne stesse e che si
chiama azzàccaratora.
Il copricapo è fatto di stoffa nera quando chi lo porti è in lutto, anzi nei casi di lutto grave le donne coprono il viso con un grosso fazzoletto piegato a fascia che viene legato alla nuca al di sopra della coda del copricapo e che si chiama abbruvedature. costume nuziale
Di
gran lunga più bello, perchè più colorato e più prezioso, è il costume «
nuziale ».
I
lacci sono di seta di colori vivi e splendenti. Ju
fasciature è di seta color azzurro ed è detto viulìtt';
attorno al viulìtt' viene messo a mo'
di turbante una striscia di seta color cremesi ricamata d'oro.
I
bottoni del corpetto sono d'oro o d'argento dorato, la mantéra
è di seta bianca o di altro colore tutta fiorata.
Le
calze chiare e le scarpe con la tomaia, rivestite della stessa stoffa della
mantéra.
Il
costume antico fu descritto dal TORCIA (3), e sembra una didascalia scritta per
la ceramica già ricordata o per l'acquaforte del famoso incisore romano
Bartolomeo Pinelli:
la "famosa" ceramica e l'acquaforte del Pinelli...
«
La gonnella di panno è di tinta immarcescibile, paesana…è tagliata a guisa
di toga o stola sino ai talloni, lavorata con le loro proprie mani.
Viene
ornata nel lembo da varie fasce posta l'una sopra all'altra di scarlatto o di
vellutino in seta di color diverso da quello della toga.
Le
maniche strette nella parte superiore son guarnite di nocchettine di fettucce,
in guisa d'un grandioso ricciato dall'omero al polso, di colore anche differente
dal fondo del panno.
Le
cuciture delle maniche sono ornate di liste di scarlatino o vellutino
corrispondenti e legate insieme da un lavoro che con vocabolo paesano è detto
interlacci.
Il
petto e la schiena della gonna sono parimente ornati con simile lavoro.
La
pettina chiusa da due grappi di argento in forma delle Bulle
antiche sul petto, viene stretta sui fianchi da bottoni d'argento o pure da
lacci di seta.
Sotto
portano la vera tunica
antica senza
maniche, qui detta casacca: coprono le gambe con calzette di panno blù o
verde, ricamate in oro od in seta, e i piedi con pianelle o sian piantofole
coverte di raso di color diverso dal fondo, e ricamate in oro o in argento.
«La
testa viene coverta da un fasciatojo di saja blò, da esse tessuto con varii
fili ed intrecciati ricami in seta, degni d'Aracne. Il fasciatojo sta legato da
un violetto, cioè veletto sottile di bambagia intralciato con
fili di seta di varii colori: e questo, ripiegato indietro e pendente a due code
compisce un ornato ancor più grazioso che quello del turbante delle donne
turche. Il ricamo del fasciatojo vien detto rose strocche,
e il
turbante cappelletto. Il
violetto rappresenta la vitta e l'infula delle antiche
sacerdotesse, e il cappelletto la mitra. Le circeglie
ornano
i loro orecchi pendenti di oro in sottil filigrana o solidi di valore: il collo
un laccetto o sia cateniglia dello stesso metallo di fino lavoro accompagnanti
d'altri fili di cannacchi con crocifisso od altra immagine di
santi, ed anche collane di zecchini veneziani.
Le
dita vanno cariche di anelli fini con pietre... A chiesa portano il rosario
d'oro o d'argento. Il senale di lana è anche finamente ricamato con un lavoro
fermo
detto frangia e con lenzi o
zone corrispondenti...
« Effettivamente il vestire di queste donne scannesi in roba talare coperta di fimbrie e ricami, e colla mitra o sia turbante e velo annodato e pendente indietro, serba l'aspetto grazioso e venerando che noi ammiriamo nelle sublimi donne dell'antichità, scolpite in marmi o in bronzo, e in maggior copia ne' gruppi inimitabili de' vasi tirreni o etruschi ». costume odierno da cerimonia
Il Costume di Scanno - Notizie Storiche di Giorgio Morelli
Pescara 1960
Il Costume muliebre di Scanno - Galleria Immagini
Il Costume maschile
Qualche
rigo al costume maschile, ormai definitivamente scomparso.
«
Il costume - come illustra la prof.ssa Ciancarelli nella sua tesi di laurea
-
era tutto di panno di lana lavorato a
Scanno; di color nero ed era formato da una stretta giacca a due petti tagliata
in basso in linea retta con le tasche messe in linea leggermente obliqua.
Il
panciotto (cammiciola) era parimenti a due petti con numerosi bottoni su
due file e quattro taschini, due per ogni lato sovrapposti.
I
pantaloni stretti alla vita da una cinta di cuoio (ciuntrine) erano quasi
aderenti alle cosce e si prolungavano di poco sotto il ginocchio dove erano
stretti da stuvale (specie di gambali di panno o di crini di cavallo) che
si legavano al di sopra del ginocchio.
Il
cappello duro era piatto con falde orizzontali di media grandezza.
La
camicia di flanella fatta a Scanno. Le scarpe erano basse».
(3) Torcia, Saggio Itin. ecc. cit. ,p.124 seg.
courtesy by: Scanno guida storico-turistica, Accademia dei Gelati - Scanno a cura di R.Accivile, N.Gualtieri, R.Nannarone - Roma, Settembre 1974 Molte fotografie, ad eccezione delle stampe antiche, sono state fornite dall'autore Cesidio Silla e sono coperte da ©copyright
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