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Cenni Storici su Scanno

 

Il capitolo è tratto da : "Scanno - Guida storico-turistica" 

Da un manoscritto inedito di Mons. G.Celidonio 

a cura di R.Accivile, N.Gualtieri, R.Nannarone - Roma, Settembre 1974 -

Accademia dei Gelati - Scanno 

 

 

Capitolo I - DALLE ORIGINI FINO AL SECOLO XI D.C. 

1. Il nome di Scanno e l'origine della sua gente. 

Il primo documento storico in cui è nominato Scanno trovasi nella Cronica Cassinese nel 1067. E' l'atto di donazione fatta dai Conti Valvensi a Montecassino del Monastero di S.Pietro in Lago, ove si nomina per confine "venit ad Scannum". Tale nome si mantenne nei documenti più vicini a tale epoca. In taluni posteriori si corruppe in Scageum, e si ingentilì in Scamnum (*) 

(*) dalla forma Scamnum (che vale sgabello) si trae di solito l'etimologia di "Scanno": il paese dovrebbe così il suo nome all'essere posto su uno sperone roccioso a forma di sgabello.Ultimamente però siamo venuti a conoscenza che è convinzione del Prof. E.Giammarco, dell'Università di Pescara, che derivando "Scanno" direttamente da Scageum, la parola significhi "terreno dissodato". Non abbiamo peraltro ulteriori precisazioni a riguardo. (N.d.r.) 

Trovandosi in Plinio indicato un "Macua Scamnos" nella Libia presso il seno del Mar Rosso, si volle credere che di là partissero i Nomadi venuti a fondare ed abitare Scanno. Ed il turbante, ed il coprirsi della faccia delle nostre donne a modo delle orientali, e più la loro fisionomia orientale, parrebbe accreditare che i nostri protognati venissero donde nasce il sole. Ma proprio dalla lontanissima Libia? E quando? Non potrebbe dirsi che la voce Scanno fosse di origine osca? E' una congettura anche questa. Ad ogni modo è onorifico segno di antichità per il nostro paese, l'essere la sua origine ravvolta nel mito e nel mistero. 

Altri pretesero, da una iscrizione, che Scanno si chiamasse prima Betifulo, ed in alcuni atlanti si trova segnato appunto "Scanno-Betifulo". Esamineremo cotale interpretazione nel riportare detta iscrizione. 

 

2. Reperti archeologici testimoniano la remota esistenza di centri abitati. 

Circa l'origine poi del paese di Scanno, anzitutto è certo che le nostre località furono abitate sin da lontanissime epoche. 

Difatti, come riferisce il Tanturri (Giuseppe Tanturri autore della Monografia di Scanno- N.d.r.), un centinaio di idoletti rappresentanti Ercole clavato, ed alcuni di struttura perfetta, furono rinvenuti verso il 1850, poco lungi dalle scaturigini del Carapale. Anche una Vestale, molti buoi in figulina in atto di riposo simbolico, e tre piccoli bronzi di fattura osca, uno dei quali sembra un idolo e gli altri due raffigurano quadrupedi di forme che sembrano della pecora e del cavallo. Oltre a ciò, il Tanturri dà questo elenco di monete romane rinvenute nella zona: "Un Asse della famiglia Cornelia; un Augustale br.; uno spezzato di Asse romano o triente br.; un Danaro della famiglia Aubrica arg.; uno della famiglia Giulia arg.; uno della famiglia Atonia arg.; un Domiziano br.; un Alessandro Severo br.; una moneta di Salaria (in Puglia) br.; un Monetale di Augusto ecc.". 

Nelle "Notizie degli scavi comunicate alla R.Accademia dei Lincei", Antonio De Nino scriveva:

 "SCANNO. Antichità varie rimesse a luce dal tenimento del Comune. A breve distanza dall'abitato di Scanno…a destra del torrente Carapale…si sono scoperte quattro tombe a umanazione, alla profondità dipresso che cinque metri dall'attuale superficie…Una delle quattro tombe non aveva alcun rivestimento di lastre calcaree o di laterizio, né conteneva suppellettile funebre. Due altre stavano in direzione continua, ma con scheletri testa contro testa. In una di esse tombe si rinvenne un grosso vaso, rotto, con dentro un'anforetta fatta a mano, alta m.0,045. La quarta tomba era costituita da muretti a secco e coperta di lastre grezze di pietra. Vi si conteneva un vaso con una sola ansa, anch'esso fatto senza sussidio di ruota, alto m.0,145…con tre listelli fusiformi a rilievo, nel corpo una catenina di bronzo a doppia maglia, da cui pendeva una ancoretta minuscola…simile ad occhiale. A sinistra del Carapale si osservano altresì frammenti di tegoloni. Tutto fa supporre in quel sito edifici scomparsi a travolti nelle alluvioni torrenziali. Ancora, nel tenimento dello stesso Comune, alla contrada Acque-vive sulla sponda del pittoresco lago di Scanno si è scoperta una tomba addossata ad uno scoglio, con due anellini di bronzo a laminette non saldate ed un filo di bronzo anch'esso senza saldatura: è più, in ferro un pugnale lungo m.0,22. I descritti oggetti trovansi nel Municipio (**). Credo che debbano ritenersi di qualche importanza per la storia che può riconnettersi alle antichità della necropoli di Alfedena." 

Viene in questo modo dimostrato che il luogo ove attualmente sorge Scanno e le località vicine erano abitate in epoca precristiana. 

(**) Questi oggetti furono trasferiti in seguito al Museo di Alfedena, museo ancora chiuso per i danni subiti durante l'ultimo conflitto mondiale. (N.d.r.- 1974) 

 

3. Lapidi dell'epoca romana. 

Ciò viene riconfermato da alcune iscrizioni rinvenute in queste località, di cui ordinatamente parleremo. Le prime tre furono già pubblicate dal Tanturri; le altre due lo stesso A. le trascrive nelle "Aggiunte e correzioni" alla sua Monografia, Manoscritto incluso in un volume de "Il regno delle Due Sicilie" ecc. cit, posseduto dagli eredi. 

I. 

C.GAIDIO. L.F. 

S SER. PRAESENTI 

ANNO XXXIIX 

DECVRIO 

PRIMVS. A 

BETIFVLO 

 

E' infissa nel fronte della Chiesa di S.Giovanni Battista, in Scanno, e fu trovata in Collangelo. Alcuni vollero vedere nel Betifulo finale un pago, mutatosi poi in Scanno. Invece, senza sforzi, vi si può vedere un nome proprio, e precisamente quello dell'artefice, interpretando così la lapide: "(Il) Primo Decurione (fece fare) da Betifulo (il sepolcro) a Caio Gaidio Presente F(iglio) di L(ucio della tribù) Ser(gia vissuto) 38 anni". 

II. 

ALFIVS P.F. 

SEBITICVS 

TESTAMENTO 

FIERI IVSSIT 

 

Si trova attualmente infissa nella cantonata destra della Chiesa di S.Rocco Fu rinvenuta dal Tanturri in Collangelo e dallo stesso pubblicata nella citata Monografia. Nella aggiunte su ricordate così interpreta: " Alfio Semitico f(iglio di) P(ublio), per testamento ordinò che fosse stato fatto (il sepolcro)." 

III. 

… PSSA COSI LA 

… VITA NRAALMO 

… NNO IASSA 

 

Il Tanturri la rinvenne presso Frattura ed attualmente, come la precedente, si trova infissa sul fronte della Chiesa di S.Rocco. Per il suo stato frammentario per lungo tempo non si ritenne interpretabile, ma il Tanturri, nelle "Aggiunte", riferisce che fu dal Prof.Beniamino Sanguinetti ritenuta volgare, non più antica del sec.XV, e così interpretata: 

"…così la vita nostra al monno passa". 

IV. 

P. IIIVMAINO 

ANNORVM. V 

MISIRVM. XII 

DIERVM. XIII 

IIIVLIVS 

IILVMALNVS 

VERNAE. SVO 

P. 

Fu rinvenuta in Collangelo e già pubblicata dal Febonio e dal Mommsen. Si può così interpretare: "A Publio Illumaino (?) di anni cinque, mesi undici, giorni dodici, pose Giulio Illumaino al suo servo natogli un casa." 

V. 

OBIDIA 

AMOR 

VIVA SIBI 

L. OBDI 

SAGITES 

DECVRIONIS 

FILIA 

Fu rinvenuta tra le pietre delle dirute mura del Monastero di San Pietro in Lago e fu riportata dal Mommsen in "Iscriptiones Regni Neapolitani latinae" (Lipsia, 1852,n.5460). Questa lapide lascia presupporre che nel luogo, o nei pressi, ove San Domenico fondò il monastero, vi doveva essere qualche pago romano. Il Sagites poi indica o un personaggio o un luogo che avrà dato in seguito il nome al sottostante fiume Sagittario (cfr. Mons. Celidonio, La Diocesi ecc.cit. Vol.II, p.102 - n.d.r.) 

 

4. La questione della via "Numicia" 

Due forti questioni agitano i nostri archeologi: che nome avesse, se Minucia o Numicia, il ramo della via Valeria che da Corfinio distaccatasi per Alfedena fino a Brindisi, e quale direzione prendesse, giunta a Sulmona, se per Campo di Giove, se per la valle di Pettorano e il piano delle Cinque Miglia, o se per Scanno e Iovana. 

Il De Stefanis trattò più volte tali questioni, ed in ultimo con grande erudizione negli "Itinerari antichi degli Abruzzi" (pubblicato sulla Gazzetta di Sulmona nel 1874,e ripubblicato nella Rassegna Abruzzese, Casalbordino, 1900, A. IV n.11-12). Egli sostiene che la strada si chiamasse Numicia, sulla scorta di quasi tutte le edizioni di Orazio (Epistole, I, 18) e di alcune di Cicerone (Epistola ad Attico, IX, 6) rifiutando così l'opinione di altri che propendono per la dizione Minucia

Tale via, uscendo da Sulmona, drizzava il suo corso verso Pettorano, lungo il fiume Gizio, ov'era il ponte d'Ocri, e su su per i clivi della valle Fiorina al monte Giovenare (ov'era l'antico tempio di Giove Lare), metteva al piano delle Cinque-Miglia. 

Certo in questo il De Stefanis dà una punta al nostro Tanturri che, oltre ad essere tra coloro che intitolano la strada Minucia, la fa passare da Introdacqua per Castrovalva, Frattura, Collangelo e Iovana (Monog. Cit. p.106). Però non si ostina a negare che potessero esservi altre vie travesrse o verso il ripido Coccia o su per l'Argatone a Scanno. 

Di queste presunte traverse invero si può dire ben poco. Ne parlano molti, ma in una gara di invenzioni. Il Febonio, ad esempio (Febonio op. cit.), dice che una di esse passava per un distrutto casale Angelo in Balba ove afferma fosse un tempio a Giove Lanario. Di questo Giove Scardassiere o Lanaiolo non si trovano documenti. 

Sicchè in conclusione mi pare si possa dire solo questo: il De Stefanis si sbaglia nel dubitare dell'esistenza di collangelo e piovana, però molto probabilmente ha ragione a negare che passasse proprio qui la via Numicia. Sarebbe un dare la patente di sciocchi agli ingegneri romani che avrebbero trascurato il levigato piano delle Cinque-Miglia, che dopo di essi per tanti secoli è stata la via naturale dei Peligni al Sannio, per venire ad arrampicarsi fra questi dirupi. (Sulla questione della via Numicia o Minucia vedasi Sabatini, La regione degli Altopiani maggiori d'Abruzzo, Genova, 1960). 

 

5. Un pago Romano, mutato poi in Sant'Angelo, alle pendici del Lago 

Il primo documento, come già si è detto, che parla di Scanno, di alcune sue contrade e di altre della sua conca, porta la data de 1067 e trovasi nella Storia di Montecassino (De Francesco - Origini e sviluppo del Feudalesimo nel Molise fino alla caduta della dominazione normanna - A.XXIV, fasc.3-4, p.667) . Lo accenna Paolo Diacono al cap.39 dei suoi Regesti, ed è riferito dal Gattulla per esteso (Historiae Abbatiae Cassinensae, Venetii, 1733, I, p.236). 

Conviene quindi riportarlo, con le stesse osservazioni che in altro loco vi facemmo seguire (Celidonio, La Diocesi ecc. cit., vol.II, pp.103-104)

Tre conti di Valva, donano, o meglio sottomettono a Montecassino il Monastero di San Pietro in Lago ed il romitaggio di Prato Cardoso, fondati non molto innanzi da San Domenico, con i cinque laghi adiacenti, con le chiese, i coloni (pare che anche qui vi fosse stabilita la servitù della gleba) ed ampie possessioni non solo nel Comitato Valvense, ma anche nel Marciano e nel Chietino. 

"A. mlXVII, mese di aprile, I. VII. Noi Teoddino e Oderisio figli del fu Conte Randisio, e Bernardo, figlio del fu Conte Berardo, siamo certi di possedere un monastero in Valle de Lacu, costruito in onore del B.Pietro Apostolo tra i confini della contea valvense, e nello stesso luogo un altro monastero-eremitagio nella valle che è detta Pratum Cardosum in onore dello stesso B.Pietro Apostolo compresi tra i seguenti confini: dal confine di Scannum, dal confine della Serra de Caminu e dal confine della Serra de monte Argatone si prosegue attraverso Serra de Monte de Perula e Renienzo, e da qui si sale attraverso monte Perelula fino a Maccla de Lumenta, a Plescatura, a Varecu, a Furca Silvani e si prosegue attraverso le asperità del monte S.Angeli, e discendendo questo monte si giunge sopra quelle rupi che si trovano sotto Castro S.Angeli, e si prosegue per Pessuletu fino alle rupi dette Lecina, ed il lago dalla coda de Tassetu gira lungo lo stesso lago e torna a Scannum; con tutte quelle cose che sono contenute tra questi confini, con gli eremitaggi nelle cripte e nelle caverne, con ogni introito ed esito. 

"Con ogni pertinenza che hanno tra i loro confini così li trasferiamo e li offriamo al Monastero Montis Casinis con ogni possedimento soprascritto, con i terreni, i vigneti, prati, pascoli, boschi, sorgenti, mulini, monti, pianure, colture ed incolti, con tutti i beni mobili, i documenti e le loro scritture ereditarie, con gli introiti e gli esiti, e con quanto possiedono nel Comitato Morsicano, Teatino e nel soprascritto Valvense, al Beato Benedetto di Monte Casino dove D. Desiderio è Abate, per la redenzione delle nostre anime e dei nostri parenti…Documento che Io Giovanni, giudice e notaio, dietro domanda ho rogato". 

Seguono il Signum manus di Tedino ed Oderisio e la firma di Berardo e dei testimoni. 

Preziose notizie da il documento. Oltre ai nomi di cinque Conti di Valva e l'ampiezza dei loro possedimenti donati ai monaci, che abbracciavano tutta la conca formata dalle montagne scannasi, con i nomi topografici, di cui alcuni durano ancora, ci indica un castello o terra, S.Angelo, di cui non esiste cenno in altre scritture. Era nella contrada "Acque vive" a nord del lago. Allora dava il nome di Sant'Angelo al monte sovrapposto, che ora s'intitola di Sant'Egidio, da una chiesa rurale con romitaggio fabbricatavi sulla cima, nel sec. XVII. Né può essere Collangelo, altra terra a ponente di Scanno, nascosta tra i monti, perché gli si danno per confini Furca Silvagni (l'attuale Valle Selvuna) ed il lago con il suo immissario il fiumicello Tasso. 

L'esistenza quivi del castello di Sant'Angelo è confermata dai documenti dell'Archivio Municipale di Scanno. Un "Nicola de Septe" nel 1553, attesta con altri: "como vicino et conioncto al territorio delle Coste (a confine col lago) ci se un castello disfacto chiamato Scano vecchio". 

E tal castello, esistente nel 1067, si chiamava appunto S.Angelo. Non dovè durar molto dopo tale anno, perché non si trova con gli altri della Diocesi nella Bolla Corografica del 1188, essendo i suoi abitatori trasmigrati a Scanno ch esisteva già da più di un millennio. Si sarà in seguito perduto il vero nome, tano che nel 1553, si diceva Scano vecchio

Pochi lustri sono, dei cadaveri con utensili romani si rinvennero in quelle località: il che mostra che quel castello era antichissimo e chissà qual nome avesse prima che venisse ribattezzato in Sant'Angelo. Fin qui si è creduto che Scanno risultasse composto di altri due paesi soltanto, Collangelo e Iovana, ad esso riuniti verso la metà del XV sec., onde la sua arma con tre torri (*). 

Questo documento accerta invece che furono quattro i paesi a formarlo (**). 

(*) Il Colarossi-Mancini (Storia di Scanno ec. cit., p.139) avanza l'ipotesi che lo stemma di Scanno non sia altro che l'arma dei Davalos che vollero concederlo al paese con una leggiera variante "era infatti lo stemma dei Davalos rappresentato da una torre grande, sormontata da altre tre torri merlate più piccole, in campo vermiglio. Tale è lo stemma di Scanno, ma in campo d'argento.

(**) Non è dello stesso parere la Prof.Anna Ciancarelli, che nella sua tesi di laurea : Un cantone dell'Abruzzo Aquilano - Scanno e la valle del Sagittario, relatore il ch.mo prof.Roberto Almagià, dice Scanno essersi formato dall'unione di solo altri due paesi : Collangelo e Iovana; e preferisce vedere in Castrum S.Angeli l'attuale CastroValva, schierandosi apertamente contro il Celidonio. " In relazione al su riportato documento - si legge - il Celidonio nella sua storia di Scanno inedita, ma da me consultata, ha erroneamente identificato Castrum S.Angeli nella località esistente in contrada Acquevive, avendo egli confusa Furca Silvagni con la Valle Selvuna, mentre la prima trovasi a sud dell'Argatone. E' logico che nel determinare i confini del territorio donato, non si possa tornare da Macchia Giumenta presso Anversa, alla Valle Selvuna che sta nelle vicinanze del lago. Quest'asserzione è confermata dal fatto che a nord dell'aia di Frattura vecchia (quella caduta col terremoto del 1915) vi è un bosco di rilevante altezza che i fratturesi chiamano tuttora La Forchetta, avendo la forma di forca. In relazione sempre al suddetto documento si desume che Castrum S.Angeli era situato alle pendici del Monte S.Angeli, che chiamasi tuttora così e che trovasi a nord di Frattura e precisamente in località La Cona" (n.d.r.)

Courtesy by : R.Accivile, N.Gualtieri, R.Nannarone 

Scanno - Guida storico-turistica - (Roma, Settembre 1974)

 

 

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(dal III vol. Il Regno di Napoli - Pacicchelli,1733)

   

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