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Scanno, l'architettura civile: i Palazzi

foto d'epoca - inverno in Via Silla e Palazzo Di Rienzo

L'Architettura Civile

Tratto da: Scanno Guida Storico Artistica - Carsa Edizioni Pescara 2001

"L'Architettura Civile" di Raffaele Giannantonio

Il centro storico è ricco di edifici architettonicamente interessanti che si rivelano veri e propri palazzotti nobiliari, ma anche residenze di borghesi benestanti spesso arricchitisi con l’attività armentizia, come testimoniano gli ambienti ad essa legati contigui ad alcuni palazzi. La tipologia più diffusa si articola in tre o quattro livelli e si imposta su di una piccola corte talvolta con scalinata in pietra per l’accesso ai piani superiori. Nella facciata simmetrica, spesso istoriata da belle finestre, l’ingresso è posto sull’asse centrale, mentre fortemente caratterizzante è la decorazione scultorea che qualifica portali, finestre, balconi e cornicioni. Anche nelle emergenze di edilizia civile l’aspetto è quello determinato dai rifacimenti del XVIII secolo, ulteriore conferma della prosperità economica di cui il piccolo centro dovette godere in quel tempo. Noi proseguiremo la nostra passeggiata nell’architettura di Scanno per il medesimo percorso seguito in quella religiosa, attenti però maggiormente all’interesse che suscitano le emergenze civili, con i loro esterni ricchi di segni della cultura urbana di Scanno.

    

panorama Scanno - Piazza della Codacchiola

Partiamo così da Palazzo Mosca, posto ad angolo tra via Vincenzo Tanturri e via Giuseppe Tanturri, con la facciata principale rivolta sulla antistante piazzetta di San Rocco (la piazza Vecchia). Paradossalmente si può affermare che la veduta prospettica dell’edificio ha goduto dell’abbattimento di alcuni edifici operato nel 1909 per la realizzazione della strada provinciale Scanno-Villetta Barrea. 

Palazzo Mosca

Secondo la tradizione in origine il palazzetto appartenne alla famiglia dei Di Salvo di Scanno, baroni di Castrovalva fino al 1623, ma il nome Teopista, inciso sull’architrave di una finestra laterale lascerebbe intendere che l’edificio sia stato costruito per volontà di Donato Teopista, facoltoso notaio. A seguito dell’estinzione della casata e delle discendenze collaterali, la proprietà fu acquisita dal dottor Gregorio Mosca, originario di Pescocostanzo. L’interpretazione di Gilberto Carbone, basata sulla lettura di atti notarili, si pronuncia a favore di una fondazione dell’edificio nella seconda metà del XVII secolo, come testimoniato dalla data 1657 presente su di una finestra prospiciente la corte interna. Resta da spiegare la presenza del portale settecentesco di quello che appare come lo stemma della famiglia Di Salvo (1773), interpretato però anche quale simbolo della professione notarile del Teopista, così come la figura femminile racchiusa nello scudo con in mano la croce e un calice sormontato dall’ostia potrebbe rappresentare valori religiosi ed etici che i vari proprietari succedutisi nel tempo hanno fatto propri.

Particolare portale Palazzo Mosca

Per motivi di chiarezza va precisato che il cosiddetto Palazzo Mosca è costituito in realtà da due corpi: il più elegante, prospiciente la piazzetta, presenta movenze settecentesche e il bel portale del 1773; l’altro, ben più semplice, allineato lungo la discesa di via Vincenzo Tanturri, reca l’iscrizione della famiglia Teopista. La complessità della costruzione e la distanza stilistica dei corpi paiono dunque autorizzare l’ipotesi di fasi distinte di realizzazione, rendendo in ogni caso necessario un migliore approfondimento in sede appropriata, specie in considerazione dell’alta qualità dell’edificio.

Palazzo Mosca

Il corpo maggiore appare articolato in tre livelli, con la facciata asimmetrica dominata dal portale i cui motivi sono ripetuti nelle finestre, nei balconi e nel cornicione.

portale Palazzo Mosca

Di notevole pregio risultano il ricco fastigio con stemma, la paraste laterali ruotate dalle caratteristiche palmette, le cornici e le mensole a forma di angeli alati, motivo presente in chiave d’arco e comune alle decorazioni di altre emergenze architettoniche locali, in special modo nelle fontane di Scanno e dell’Aquilano. Altrettanto interessante è il cornicione in stucco che mostra mensole con teste di angeli e riquadri dove coppie di puttini sembrano danzare.

   

particolari cornicione Palazzo Mosca - puttini 

Palazzo Di Rienzo, sorge in Via Silla, in prossimità del largo denominato “dell’Olmo” nel quale un tempo si riuniva l’Università di Scanno. 

portale Palazzo Di Rienzo

L’impianto originario risale probabilmente all’antico palazzo feudale dei D’Afflitto e dei Caracciolo, realizzato tra i secoli XVII e XVIII, mentre l’aspetto attuale è quello conferitogli con i lavori di ristrutturazione eseguiti in occasione delle nozze di Francesco Di Rienzo, celebratesi nel 1900. Nella veduta del Pacichelli (1692) l’edificio è riportato come Palazzo Baronale e raffigurato nelle linee essenziali del prospetto, asimmetrico a tre livelli, con due trifore sovrapposte in asse con il portale. La facciata odierna su via Silla è invece perfettamente simmetrica, in uno stile classico che si addiceva alle motivazioni celebrative dell’intervento di fine Ottocento, ed è articolata su quattro livelli, tre principali e un mezzanino; i due piani più alti sono scanditi da una sequenza di balconi reciprocamente uguali, sette nel superiore e sei nell’inferiore, dove è interrotta a metà dal motivo plastico del portale-balcone. Il mezzanino, con le sue sei finestre, sovrasta una fila di portali ricavati da lavori di scavo e di rilassamento del livello stradale condotti negli anni Settanta. L’elemento di maggior spicco del prospetto è certamente il portale di grande imponenza, le cui colonne monolitiche in granito sorreggono il balcone centrale definito da una balaustra in pietra e sormontato da un timpano triangolare ancora di gusto classico. L’interno risulta estremamente articolato a causa della presenza di diversi atri e cortili, determinati probabilmente dai vari lavori di trasformazione succedutisi nel tempo, e ricco ancora di alcuni drappeggi originali di fine Ottocento. Dei molti preziosi oggetti d’arte che la casa ospitava, ricordiamo il quadro del Patini “Le Orfanelle”, attualmente a Roma in collezione privata. 

Una delle curiosità più conosciute del contesto urbano scannese è proprio la facciata che prospetta il Palazzo Di Rienzo, alta e stretta, le cui atipiche aperture sono distribuite in modo tale che la stessa assomigli a un volto umano con occhi (le due aperture circolari in alto), naso (finestra sottostante), bocca aperta (balcone primo piano) e linguaccia (finestra sul lato sinistro), in segno di scherno del proprietario di fronte.

 

la Casa-Faccia

 

La Piazza San Giovanni è definita su due lati dallo sviluppo del Palazzo di proprietà Serafini-Ciancarelli, frutto di diverse sistemazioni succedutesi nel tempo. 

Palazzo Serafini-Ciancarelli

Sul fondo della piazza è collocato il piccolo volume a due piani di aspetto decisamente ottocentesco, costruito per assolvere alla funzione principale di ingresso e servizio dei livelli superiori del corpo maggiore, ad esso ortogonale, articolato in quattro livelli. La facciata sulla piazza è asimmetrica con balconcini di taglio barocco nell’ultimo livello, mentre altrettanto interessante appare il motivo balcone-portale, sulla sinistra dell’edificio, di gusto decisamente più tardo. La facciata su via Silla mantiene l’organizzazione in quattro livelli chiusi in alto da un cornicione modanato. Dall’ultimo piano in basso i balconi di gusto settecentesco sono avvicendati da balconi di taglio rettilineo, da finestre di gusto cinquecentesco e da finestre e portali, questi ultimi di recente apertura.  

   

portali Palazzo Serafini-Ciancarelli

Il Palazzo Colarossi in via Silla 32, noto anche come “la casina” e indicato spesso come altro Palazzo Di Rienzo, mostra un ampio prospetto in quattro livelli con una successione, dall’alto verso il basso, di sequenze di balconi, finestre, ancora finestre e finestrini da mezzanino. Da notare il portale in pietra a terminazione rettilinea e bugnato a cuscino, il fastigio curvilineo spezzato delle finestre e il coronamento, con le mensole lignee zoomorfe che rimandano a stilemi pescolani di altro pregio.

Palazzo Colarossi

Palazzo De Angelis ha l’ingresso in Via Ciorla 3, a breve distanza dall’incrocio con il vicolo che reca il nome della famiglia baronale che ne fu proprietaria. 

Palazzo De Angelis

Alcune persistenze, come la bifora che si affaccia sul cortile interno, sembrano datare la costruzione dell’edificio al XV secolo, ma con rifacimenti settecenteschi. La facciata su via Ciorla si eleva su quattro livelli, l’ultimo dei quali più basso; il portale è asimmetrico e collocato sulla destra del disegno generale. Sul portale, di notevole ridondanza, è collocato in chiave d’arco lo stemma dei De Angelis datato 1766. Due feritoie, convergenti sull’ingresso, consentivano di far fuoco in caso di necessità di difesa. Dalla facciata un piccolo atrio immette nella corte dove una scalinata in pietra porta ai piani superiori. Alcuni interni sono caratterizzati da decorazioni in stucco e in legno; particolarmente interessante la cassettonatura lignea intagliata conservata nella proprietà Giansante.

portale Palazzo De Angelis

 

Della Casa Tanturri è possibile apprezzare la trifora dell’ultimo piano in via De Angelis, così come il puttino del prospetto laterale e le eleganti finestre a taglio rettilineo e stipite rudentato, motivo ricorrente nel panorama urbano. Curioso è poi il piccolo mascherone che marca l’angolo di Casa Tanturri in via De Angelis, forse di carattere apotropaico, ma certamente chiamato a qualificare un nodo urbano di rilevo, come dimostra lo stesso smusso dell’angolo.

  

Casa Tanturri

 

La Casa Antonio Silla, in via Calata Sarracco 5, si offre quale testimonianza della grande ricchezza culturale del paese, con l’impotente motivo portale-balcone in cui il portale ospita un ordine a fascia aggettante su alto basamento a sorreggere il balcone sovrastante. Il profilo dell’arco è a tutto sesto, con il sopraluce sovrastato da un mascherone in asse con la chiave d’arco.

           

portale, balcone, smorfia Casa Antonio Silla

Il Palazzo Serafini, in piazza Madonna del Lago 3, sorto probabilmente tra il XVII e XVIII secolo, è collocato su un’area posta al limite del centro abitato denominata “Codacchiola” e si estende in lunghezza fino a raggiungere, sul lato opposto, un’area non edificata un tempo posta a confine con le antiche mura cittadine, e oggi adibita a parcheggio pubblico.  

   

Palazzo Serafini: fronte-retro

 

portale Palazzo Serafini

La facciata principale non offre motivi di rilievo se non nell’elegante cornice a stucco con mensole composte e nel portale scolpito in pietra, sormontato da una finestra rettangolare inclusa in un fastigio barocco. Il portale presenta al di sopra del concio di chiave tre puttini scolpiti a rilievo che rappresentano lo stemma gentilizio della famiglia Serafini, mentre la paraste laterali, ruotate rispetto allo stesso come nel Palazzo Mosca e decorate a bassorilievo, terminano a livello del davanzale della finestra con fiaccole in pietra. L’androne interno conserva ancora l’antica pavimentazione con ciottoli di fiume (pel lente, mentre la parete laterale che prospetta sulla corte è marcata da contrafforti in pietra squadrata rastremati. Il lato opposto a quello d’ingresso ha un accentuato sviluppo verticale su quattro livelli conclusi in alto da un ampio cornicione di gusto ottocentesco e mostra nella parte bassa ampie arcate laterali di sostegno coronate da una balaustra in pietra (datata 1876). La disposizione interna dei locali originaria si è perduta dopo la suddivisione della proprietà e la vendita ai privati.

    

particolari: i puttini sul portale

 

Infine in via Porta Sant’Antonio 18 troviamo il Palazzetto Nardillo, la cui facciata simmetrica coronata da un pregevole cornicione è impreziosita da un portale barocco con sopraluce curvilineo; in particolare la finestra, in pietra da taglio, mostra un fastigio con elegante motivo a conchiglia. Anche in questo prospetto è possibile notare le feritoie convergenti sull’ingresso, discreto deterrente per i malintenzionati dell’epoca e motivo d’interesse per i turisti di oggi che, come chi ci ha seguiti in questa passeggiata, sarà rimasto affascinato dall’uniformità culturale, profonda e articolata, di questo gioiello urbano incastonato nello scrigno della terra d’Abruzzo.

portale Palazzetto Nardillo

 

 

 

 

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Aggiornato il: 17 July 2008

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